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Il punto sullo stato dell’arte della salute mentale in Italia e l’importanza di sfruttare le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per un rilancio e un ripensamento della presa in carico dei pazienti con disagio psichico sono stati i principali temi affrontati nel quadro dell’evento “PNRR e Salute Mentale: quali opportunità a tutela del paziente”, organizzato da MAPCOM Consulting, con il contributo non condizionato delle aziende Otsuka, Lundbeck e Janssen Italia. La pandemia di Covid-19 ha avuto un impatto significativo anche sulla salute psichica delle persone. La paura del contagio, insieme con le condizioni sanitarie, economiche, sociali che si sono create a seguito della crisi sanitaria, ha moltiplicato esponenzialmente il disagio psichico, portando a una vera “sindemia”: un mix rischioso tra pericolo “clinico” e incertezza sociale, che è risultato responsabile dell’aumento significativo di nuovi casi di disagio mentale. Allo stesso tempo sono emersi tutti i limiti e le criticità di sistema nel far fronte a questa emergenza nell’emergenza.

“La pandemia da Covid-19 ha amplificato l’impatto dei disagi psichici preesistenti e favorito la comparsa di nuovi casi di disturbi mentali. – ha dichiarato Sandra Zampa, Responsabile Salute PD, già Sottosegretario alla Salute. –  A gennaio di quest’anno ho personalmente lavorato all’istituzione di un Tavolo tecnico sulla salute mentale presso la Direzione Generale della prevenzione sanitaria del ministero della Salute, che rappresenta un utile strumento a supporto di una migliore organizzazione dei servizi deputati all’assistenza e alla cura delle persone con disturbi della sfera psichica e della personalità. Mi auguro che nei prossimi mesi, anche grazie alle risorse derivanti dal PNRR, ci si diriga sempre di più verso una salute mentale di comunità, investendo nella sanità territoriale e mettendo sempre al centro la persona, perché senza salute mentale non può esserci salute.”

Quello della salute mentale, in effetti, non è solamente un tema sanitario, ma diventa anche un grande tema sociale, di visione della società nei prossimi anni. Il PNRR può essere un’occasione molto importante per creare una rete anche nell’ambito della salute mentale che coinvolga professionisti, istituzioni e pazienti e che riguardi non solo i processi di medicalizzazione, ma anche il terzo settore, gli assistenti sociali e i vari presidi sul territorio. Ad oggi, infatti, nonostante l’Italia rappresenti un modello per la Salute Mentale di Comunità, il Paese si attesta nelle ultime posizioni in Europa per percentuale della spesa sanitaria investita in questo ambito.

“La crisi pandemica ha reso evidenti i punti deboli del sistema di cura della salute mentale. – ha dichiarato il Prof. Fabrizio Starace, Presidente SIEP – Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica ed unico psichiatra del Consiglio Superiore di Sanità. –  Vi è necessità di intervenire con misure sincrone e sistemiche per colmare la carenza di personale nelle strutture territoriali; a questo personale va garantita tuttavia una formazione che consenta di applicare con la medesima efficacia interventi sociali, psicoterapici e farmacologici, ricordando che il mix di queste componenti sarà diverso da caso a caso e si modifica nel tempo. Di fondamentale importanza, inoltre, la stretta connessione tra i servizi per la salute mentale adulti e quelli di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (NPIA), per evitare gli abbandoni che si realizzano nella fase di passaggio a ridosso dei 18 anni. È tempo di abbattere le barriere di competenze tra discipline contigue e attivare servizi dedicati almeno alla fascia d’età 14-25, che sappiamo essere quella in cui si manifesta il 75% dei problemi di salute mentale.”

Effettivamente, la ridotta disponibilità di fondi degli ultimi anni si è tradotta in un depotenziamento in termini di personale e numeri dei DSM e dei consultori famigliari presenti a livello territoriale. Tutto questo ha portato all’estensione, talvolta spropositata, del bacino di utenza di queste strutture e ha provocato vere e proprie impossibilità di governo, tradendo la dimensione della «piccola scala» e sottraendo opportunità di cura e di presa in carico della persona e della sua famiglia.  Il PNRR, in tal senso, può fornire una prima occasione per intervenire su questo e su molti altri aspetti legati all’assistenza socio-sanitaria nel suo complesso.

“Come Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile abbiamo prodotto un’analisi dei progetti previsti dal PNRR constatando che, sebbene siano previste molte misure volte al miglioramento dei servizi territoriali e del personale dell’area socio-sanitaria, è necessario affiancare a questo piano di investimenti un vero e proprio ripensamento globale dello stato sociale in chiave sostenibile. – ha sostenuto la Prof.ssa Carla Collicelli Responsabile Relazioni Istituzionali ASviS; Referente Gruppo di Lavoro Goal 3 “Salute e benessere” – La pandemia ha avuto un impatto molto significativo sul benessere psico-fisico della popolazione e ha provocato un aumento di disagi mentali e psichici a tutti i livelli. Ancora oggi, però, il peso di questi disagi è delegato all’iniziativa delle famiglie o di altri soggetti della società civile; una società complessa come la nostra, invece, richiede un più forte intervento su tutti quei fattori della vita collettiva che hanno a che fare con il nostro benessere.”

Per la gestione della salute mentale, in futuro, sarà necessario promuovere e rilanciare l’assistenza territoriale, assumere la comunità come cornice di riferimento, proteggere i diritti umani e la dignità delle persone con sofferenza mentale, favorire, ovunque possibile, una presa in carico inclusiva e partecipata e migliorare la qualità e la sicurezza dei servizi a beneficio di pazienti e operatori. Ma non solo, sarà anche essenziale prestare particolare attenzione ai minori, agli adolescenti e ai giovani adulti.

“Questi mesi di emergenza sanitaria sono stati caratterizzati da una generalizzata scarsa attenzione all’infanzia – ha affermato l’On. Paolo Siani, XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati – I pediatri hanno rilevato un notevole aumento di tutti i disturbi neuropsichiatrici: da quelli dell’alimentazione, come anoressia e bulimia, ai disturbi del sonno dei bambini fino ad arrivare a casi di tentato suicidio che sono una cosa assolutamente molto rara nell’infanzia. Siamo stati chiamati a dare degli input rispetto all’utilizzo delle risorse del PNRR e tra i primi punti ho indicato la necessità di incrementare sul territorio i servizi di Neuropsichiatria e gli ambulatori territoriali accanto al bisogno di creare una rete tra la pediatria di famiglia, gli ospedali pediatrici e la neuropsichiatria per intercettare i pazienti pediatrici ai primi segni di disagio e quindi evitare che arrivino a manifestare patologie più complesse.”

Accanto al disagio dei minori e degli adolescenti, non va dimenticato quello di coloro che già soffrivano di disturbi mentali prima dello scoppio della pandemia. Questo è un punto su cui le Associazioni pazienti e civiche, a confronto nella tavola rotonda conclusiva dell’evento, hanno insistito particolarmente. Cittadinanzattiva e Progetto Itaca Milano hanno sostenuto, infatti, che molti dei pazienti che già soffrivano di disturbi psichiatrici hanno vissuto un peggioramento della loro condizione e hanno ricordato quanto sia fondamentale tornare a garantire un’adeguata assistenza a questi pazienti e un miglioramento dello stato di benessere emotivo.

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