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Sarà la prima task force internazionale a promuovere e studiare gli impatti della cultura sulla salute: è stata lanciata a Torino nella mattinata di ieri, mercoledì 5 giugno, all’evento intitolato“La cultura come risorsa per la salute. Salute & Cultura – L’altra dimensione della cura”, nell’Aula Magna della Cavallerizza Reale.

La giornata di studi, organizzata dalla Rete Piemontese HPH – Health Promoting Hospitals & Health Services, con le Reti Italiane e internazionali HPH, in collaborazione con CCW-Cultural welfare center, ha visto la partecipazione di esperti nazionali e internazionali per dibattere e documentare l’impegno a ricercare nuovi percorsi per la salute, la qualità e dignità di vita delle persone, riconoscendo il valore attestato da un corpo crescente di evidenze e di raccomandazioni di policy OMS dei linguaggi e delle pratiche culturali. 

“La Rete piemontese HPH ha proposto al network internazionale la creazione di una task force della Rete HPH su Salute e Cultura, che è stata approvata dall’assemblea generale il 17 maggio scorso, contestualmente a una seconda, centrale,sul ben-essere dei professionisti della sanità, che sarà sempre a guida italiana”, spiega Giuseppina Viola, referente Comunicazione e Formazione della Rete HPH Italia. La Rete HPH è stata fondata dall’OMS nel 1988 per orientare le organizzazioni sanitarie: promuove e diffonde principi raccomandazioni e standard riconosciuti a livello internazionale per gli ospedali e i servizi sanitari territoriali, sulla base dei principi della Promozione della Salute definiti nella carta di Ottawa e nei documenti successivi.

“Le task force della Rete sono un riferimento peril supporto tecnico, organizzativo e scientifico sulla promozione della Salute” afferma Viola. “In questo caso, partendo dalla forte esperienza di progettualità sviluppate inPiemonte in alleanza e collaborazione tra i mondi della Cultura e Salutee dalle segnalazioni emerse da una recente ricerca nazionale che abbiamo condotto come rete, ci confrontiamo con i membri del network internazionale HPH.La task force internazionale HPH è quindi un salto di scala per azioni che possano rispondere a standard, con competenze mirate in medical humanities, ricerca valutativa, essere replicabili ed entrare stabilmente in protocolli di cura e prevenzione”.

La Professoressa Chiara Benedetto, presidente di MAMD-Fondazione Medicina a Misura di Donna, ente co-organizzatore della giornata di studi, dichiara:“L’Ente che presiedo, fin dagli esordi, nel proprio statuto evidenzia come asse strategico lo sviluppo di cooperazioni sistematiche e sistemiche tra ricerca scientifica, cultura e innovazione tecnologica per la creazione di contesti salutogenici di promozione della salute in una visione biopsicosociale, e nell’accompagnamento di percorsi di cura e gestione delle patologie. Dal 2011, nella Struttura Complessa Universitaria di Ginecologia e Ostetricia 1 del presidio ospedaliero S. Anna, nostra sede operativa, è stato attivato il programma di ricerca-azione ‘Culture, Health and Social Change’ con progettualità che hanno cambiato il volto e il clima operativo di un intero blocco ospedaliero: con le arti visive, sempre partecipate, e con la musica. Ne sono un esempio le “Vitamine jazz” è il più grande e longevo programma di musica dal vivo mai realizzato in un ospedale, grazie alla generosità della comunità di artisti di Torino”.

“Pensare alla Salute in termini di ben-essere e di qualità di vita delle persone ci permette di considerare la cultura come uno degli elementi chiave per raggiungerla, per questo dal 2017 abbiamo avviato un’indagine sul profondo rapporto tra Cultura e Salute”, afferma la responsabile della Missione Favorire partecipazione attiva, Obiettivo Cultura della Fondazione Compagnia di San Paolo, Sandra Aloia. “Questo ci ha portati allo sviluppo di un’esperienza pionieristica di progettazione collettiva, di ricerca e formazione di operatori di diversi campi sul welfare culturale, per realizzare modelli replicabili e facilitare il dialogo con le istituzioni territoriali nell’assumere idonee politiche pubbliche”.

Il Piemonte, con il network di realtà che da anni si adoperano per la promozione e la valutazione degli interventi culturali in termini di impatto sulla salute e che hanno sostenuto la due giorni torinesi di incontri e riflessioni sul tema, si può infatti considerare una sorta di laboratorio di esperienze nel settore.

Il corpus delle evidenze scientifiche sul ruolo della Cultura nella promozione della Salute fisica e mentale, nella prevenzione delle malattie degenerative e nei percorsi di gestione e cura delle patologieè straordinariamente significativo. Nel 2019, OMS-Organizzazione mondiale della Sanità ha prodotto un report che riassume i risultati di oltre 3mila studi pubblicati fra il 2000 e il 2019,che hanno a che fare con la prevenzione delle malattie e la gestione della salute. Risultati che gettano le basi per un’efficace promozione della salute. “La partecipazione culturale e la fruizione delle arti si propongono come uno strumento potente per un nuovo welfare – sostiene il prof. Enzo Grossi, epidemiologo, ricercatore, socio di CCW-Cultural Welfare Center -, creando lebasi per nuove politiche di ben-essere sociale e individuale. Il corpus delle prove scientifiche sul ruolo delle arti nellapromozione della salute in soggetti sani e malati è impressionante, più di 10mila studi scientifici, oltre 3mila studi clinici randomizzati e centinaia di revisioni sistematiche e metanalisi,con i più rigorosi criteri di valutazione solitamente usati in campo farmaceutico. Tutto questo si può e deve tradurre in azioni politiche”.

In questa direzione, l’8 marzo 2020, il primo giorno del primo lockdown, per rispondere con impatto alle grandi sfide sociali acuite dalla pandemia,da esperti provenienti da diverse discipline è nato a Torino CCW-Cultural welfare center,il primo centro italiano di ricercasu Cultura eSalute, per accompagnare la ricerca valutativa, l’innovazione con la ricerca-azione e la costruzione di competenze e i decisori. Sottolinea Catterina Seia, presidente del CCW – Cultural Welfare Center.“Le politiche europee danno forti segnali di legittimazione alla relazione traCultura e Salute, indicata dall’Agenda Europea della Cultura 2030 come pilastro per le prossime decadi e il Piano di lavoro UE per la Cultura 2023-2026 include tra i 21 assi l’obiettivo di potenziare la partecipazione culturale. Va sostenuta la ricerca valutativa e costruite nuove competenze sulle medicalhumanities. CCW con la CCW School ha formato oltre 3000 professionisti in Italia e ha lanciato la terza edizione del MasterExecutive Cultura & Salute”.

“In questi anni il nostro Paese e più in generale il nostro Continente si stanno confrontando confenomeni mondiali,di vasta portata, che hanno bisogno di risposte multidimensionali in termini di Salute: l’invecchiamento della popolazione e la salute mentale dei giovani”, spiega Annalisa Cicerchia, Professoressa di Economia della Cultura all’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Primo ricercatore ISTAT, Vice Presidente di CCW. 

“L’invecchiamento della popolazione si accompagna inItalia all’“inverno demografico”: all’aumento della durata della vita si accompagna la denatalità. Si vive di più, ma non sempre in salute. Un numero crescentedi over 75, soprattutto donne, vive in solitudine, con le conseguenze che l’isolamento comporta, dal declino cognitivo alla depressione. Tuttavia, prima che si renda necessario un trattamento medico convenzionale, ci sono lunghissime fasi in cui le risorse della comunità, la cultura possono svolgere un ruolo centrale, come indica lastrategia delle Nazioni Unite per l’invecchiamento in salute: dalla musica alla lettura, ai film, al disegno, se possibile in un contesto di relazioni sociali. In Italia ci sono quasi 4mila musei e circa 9mila biblioteche: una rete di servizi culturali che è già una risorsa e non è difficile da attivare nella direzione di rispondere a queste domande.

Quanto detto per gli anziani – prosegue Cicerchia – vale per i grandi dimenticati,i ragazzi e in modo particolare le ragazze, la cui salute mentale è gravata da ipoteche oggettive di condizioni come la pandemia, la fragilità intensa, il bullismo e al cyberbullismo e ai problemidell’ambiente, l’ansia per la guerra e l’incertezza del futuro. Una situazione che pone domande drammatiche, che non si possono trattare con la sola assunzione di un farmaco. Prima che necessitino disoluzioni di tipo psichiatrico o farmacologico, ci sono tante possibilità di intervento. L’esperienza della piattaforma di dialogo strutturato tra la Commissione Europea e il settore culturale Voices of Culture, che ha dedicato una sessione alla salute e al benessere mentale dei giovani, mostra che c’è già tanto in moto in tal senso: non solo si può fare, ma si fa”.

Come? Un possibile sviluppo è stato illustrato dal direttore del Centro nazionale per la promozione della Salute e prevenzione delle malattie dell’ISS-Istituto superiore di Sanità, Giovanni Capelli. “La prescrizione sociale, adottata nei paesi nordici e nel mondo anglosassone da tre decadi, è un mezzo che consente ai professionisti e ai servizi sanitari di utilizzare risorse non sanitarie presenti nella comunità per rispondere ai bisogni dei propri pazienti, migliorandone la salute e il ben-essere. Le prove scientifiche dimostrano che i fattori sociali, come per esempio l’istruzione, il reddito e le condizioni abitative influenzano i comportamenti sanitari e hanno un forte impatto sulla salute.È quindi necessario ripensare l’equilibrio tra il modello di cura biomedico e quello sociale e psicologico nella pratica clinica, favorendo un approccio più personalizzato alle cure.

La prescrizione sociale lavora sui determinanti sociali della salute, riducendo potenzialmente la domanda di assistenza sanitaria e i relativi costi. Essa si rivolge in particolare alle persone che richiedono un supporto emotivo e sociale superiore a quello che può essere reso disponibile nell’assistenza sanitaria, come per le persone con patologie croniche o socialmente isolate, con disturbi mentali o vulnerabili a causa dell’età o della condizione economica. Le risorse della comunità alle quali dare accesso al paziente tramite la prescrizione sociale vanno calibrate in base ai bisogni individuali, includendol’attività fisica, le attività artistiche, occupazionali o di volontariato, il supporto per l’esercizio dei diritti sociali, al credito o all’alloggio. La prescrizione sociale ha grandi potenzialità anche per la promozione della Salute, in particolare per lo sviluppo infantile precoce e il supporto alla genitorialità. Vanno create le condizioni per attuarla, competenze e processi. Per questa ragione abbiamo tradottocon DoRS e CCW il manuale di Prescrizione sociale elaborato dall’OMS e lo stiamo diffondendo in Italia”.

Le giornate di lavoro del 4 e del 5 giugno sono state possibili grazie all’alleanza del mondo della Sanità con una rete di partner del mondo accademico, della cultura e del terzo settore.