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Montecchio, per la prima volta in provincia di Reggio Emilia, sono state trattate, tramite utilizzo di tecnica laser delle fistole perianali e delle cisti pilonidali. L’intervento con tecnologia all’avanguardia è stato eseguito dall’equipe di Chirurgia dell’Ospedale Franchini di Montecchio, diretta dal dottor Eugenio Cudazzo. La nuova applicazione della tecnologia laser implementa l’attività del “Franchini”, già punto di riferimento per i pazienti affetti da patologia proctologica. L’intervento è stato effettuato per la prima volta su tre persone.

La fistola perianale è un’infezione cronica che si sviluppa nella zona anorettale successivamente a un precedente ascesso e comporta la creazione di piccoli “tunnel” che uniscono l’ano alla cute ad esso circostante: “Si tratta – spiega il dottor Cudazzo, che ha eseguito l’intervento insieme al dottor Giovanni Ferreri e all’equipe di Chirurgia formata dai dottori Pasquale Talento e Simona Maggiore, – di una patologia molto invalidante per i pazienti in termini di qualità di vita. Infatti, da tali fistole fuoriescono secrezioni irritanti per la cute che causano dermatiti perianali. Ne consegue fastidio e prurito. L’unica tecnica risolutiva fino a oggi è stata quella chirurgica che purtroppo però comporta il rischio di danni agli sfinteri anali con conseguente sviluppo di gradi variabili di incontinenza. La Cisti Pilonidale invece si sviluppa al di sopra del coccige nel solco compreso tra i due glutei ed è più frequente nei giovani maschi anche se si manifesta nelle ragazze all’epoca post-puberale. È caratterizzata da un rigonfiamento dolente in sede sacrale che talvolta può degenerare in un ascesso. L’uso del laser nelle cisti pilonidali e nelle fistole anali consente ora la distruzione del tessuto infetto ed infiammato in maniera mirata senza lesionare il tessuto sano circostante”.

Con la chirurgia tradizionale i pazienti erano impossibilitati ad andare a scuola o al lavoro per almeno un paio di settimane. Grazie all’utilizzo del laser la seduta operatoria si svolge in day hospital. La nuova tecnica comporta dolore minimo che non richiede l’uso di analgesici. Si può così evitare il doloroso decorso post-operatorio delle tecniche tradizionali che lasciavano ampie ferite da medicare per lunghi periodi. Infine, per quanto riguarda le fistole anali, viene scongiurato il rischio di lesioni degli sfinteri.

La tecnica mini invasiva “laser assistita” introdotta nell’Ospedale di Montecchio comporta l’impiego di una fibra ottica che conduce la luce laser prodotta da un generatore a una specifica lunghezza d’onda e potenza. La luce laser che viene erogata provoca una sterilizzazione e chiusura dei tessuti della fistola che viene così sigillata. Con questa procedura si risparmiano le delicate fibre dei muscoli sfinteri anali in quanto l’energia sprigionata con il Laser ha una limitata penetrazione e non danneggia i tessuti circostanti. La tecnica è semplice, efficace, dura pochi minuti, non richiede incisioni, non provoca significative cicatrici e non è caratterizzata da effetti collaterali di rilievo. Inoltre, è ripetibile in caso di insuccesso.

E’ stata impiegata per il trattamento di due ragazzi di 20 anni affetti da cisti pilonidale e una donna di 46 anni, portatrice di fistola. I pazienti sono stati dimessi in giornata con grande soddisfazione per il trattamento rapido, efficace ed indolore.

L’importanza del Centro del Pavimento Pelvico di Montecchio è riconosciuta anche a livello nazionale: è recente la nomina del Centro a far parte della scuola nazionale dei chirurghi ospedalieri dell’ACOI per la patologia proctologica e del pavimento pelvico. I chirurghi di Montecchio avranno il compito di coordinamento e di direzione nazionale e all’interno del Franchini stesso saranno formate nuove figure professionali con riconoscimento equiparato a un master universitario.

“Gli interventi eseguiti con tecnica laser dai chirurghi dell’Ospedale Franchini – ha commentato il dottor Giorgio Mazzi, Direttore del Presidio Ospedaliero Provinciale Santa Maria Nuova – rappresentano una vera svolta nel trattamento di malattie fortemente invalidanti, con decorsi post-operatori prolungati e dolorosi e costituiscono un’ulteriore conferma della loro elevata professionalità, nonché della capacità di apportare costanti innovazioni, volte a ridurre l’invasività dei trattamenti e a contenere la sintomatologia dolorosa che quasi sempre si accompagna alle patologie ano-rettali”.

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