Oltre 4 milioni di anziani non autosufficienti e una spesa pubblica in calo

Dopo sette anni di analisi sistematica del settore Long Term Care italiano, l’Osservatorio CERGAS SDA Bocconi–Essity ha accumulato un patrimonio di dati e fotografie del sistema che oggi restituisce un quadro ormai nitido del settore: la domanda di assistenza per gli anziani cresce, l’offerta pubblica non riesce sempre a tenerle il passo e il modello di welfare tradizionale mostra i suoi limiti strutturali. Con l’8° Rapporto l’Osservatorio compie un passo ulteriore, guardando oltre i confini nazionali per interrogarsi su come innovare il sistema. La domanda al centro di questa edizione è: come si genera innovazione reale e duratura in un settore così complesso? Con quale visione, competenze e modelli organizzativi?
I dati 2025 confermano tendenze già note, ma con alcune sfumature rilevanti. La popolazione over 65 non autosufficiente supera i 4 milioni di individui, mentre la spesa pubblica per LTC erogata ai cittadini over 65 si attesta all’1,18% del PIL nel 2024, in contrazione rispetto all’1,43% del 2020: un trend che riflette un welfare sempre più selettivo, concentrato sui casi ad alta complessità e che lascia alle famiglie una quota crescente di responsabilità assistenziale. I trasferimenti economici diretti alle famiglie continuano a rappresentare la voce maggioritaria della spesa pubblica LTC – il 51,7%: risorse che finanziano l’autonomia delle persone, ma che raramente si traducono in servizi organizzati e innovativi.
Sul fronte dell’offerta, i posti letto in residenzialità restano stabili, mentre le ore di Assistenza Domiciliare Integrata registrano una crescita dell’11% rispetto al 2022, segnale di una spinta verso la domiciliarità che però non si traduce ancora in maggiore intensità assistenziale: le ore medie per paziente sono scese da 18 a 14. In parallelo, oltre 1 milione di badanti continuano a rappresentare un pilastro insostituibile del sistema di cura informale.
Il divario territoriale rimane marcato e rappresenta una delle criticità più strutturali del sistema: la copertura RSA supera il 29% degli over 75 non autosufficienti nella Provincia Autonoma di Bolzano, mentre si ferma all’1% in Campania e Sardegna. Sul fronte assistenza domiciliare, alcune regioni del Centro-Nord hanno già raggiunto il target PNRR del 10% degli over 65 con ADI; le regioni del Sud registrano aumenti, ma restano ancora significativamente lontane.
Tra i 24 grandi player del settore censiti dall’Osservatorio, il profilo dell’ospite RSA è sempre più complesso: età media di ingresso di 83,8 anni, permanenza media di 340 giorni e il 60% degli ospiti con disturbi cognitivi certificati o rilevati dal personale. Dati che raccontano quanto le strutture residenziali debbano oggi rispondere a bisogni sempre più articolati, richiedendo approcci professionali e organizzativi all’altezza.
A partire da questo scenario consolidato, l’8° Rapporto sceglie di affiancare all’analisi del sistema italiano uno sguardo comparativo su 79 casi internazionali – selezionati tra le esperienze più mature e documentate in Europa – con l’obiettivo di identificare le leve di trasformazione che hanno permesso ad altri sistemi di rispondere in modo più efficace ai bisogni degli anziani. Non si tratta di indicare un modello da replicare, ma di capire quali condizioni abilitano l’innovazione: normative, organizzative, culturali e di governance.
I casi analizzati si articolano lungo due traiettorie principali. La prima riguarda i modelli abitativi per l’invecchiamento: dal senior housing con servizi integrati alle comunità multigenerazionali, dai modelli small-scale per persone con demenza agli spazi cooperativi di prossimità. La seconda riguarda l’integrazione delle tecnologie digitali nei modelli di servizio: soluzioni orientate alla gestione relazionale, alla salute proattiva e a servizi più flessibili e basati sui dati.
Tra le esperienze approfondite attraverso site visit figurano SällBo in Svezia, Dagmarsminde in Danimarca, EtxeTIC nei Paesi Baschi e Thuisplusflats nei Paesi Bassi. Esperienze diverse, ma accomunate da elementi ricorrenti: la centralità della persona, l’integrazione tra abitare e cura, la dimensione comunitaria e modelli di governance fondati sulla collaborazione tra pubblico e privato orientata alla co-progettazione e alla condivisione dei rischi nel lungo periodo.
Elisabetta Notarnicola, Coordinatrice Area di Ricerca Social Policy & Service Management del CERGAS SDA Bocconi, ha commentato: “Con l’8° Rapporto abbiamo scelto di esplorare non solo ciò che il sistema è oggi, ma anche le condizioni che rendono possibile il cambiamento. Le esperienze europee che abbiamo analizzato dimostrano che innovare nel settore Long Term Care è possibile: il punto di partenza non è necessariamente la disponibilità di risorse, ma la capacità di ripensare i modelli, costruire collaborazioni e mettere la persona al centro. In Italia esistono già energie e competenze per percorrere questa strada. Quello che serve ora è un contesto – normativo, organizzativo e culturale – che le sostenga e le valorizzi.
Le evidenze del Rapporto offrono indicazioni chiare anche per il contesto italiano. I sistemi più innovativi non si fondano su un semplice rapporto tra committente pubblico ed erogatore privato: si costruiscono attraverso forme di co-progettazione tra soggetti diversi, capaci di generare valore condiviso nel lungo periodo. Questo richiede lavorare su condizioni abilitanti ancora da consolidare in Italia, ma su cui si intravedono segnali incoraggianti: il crescente interesse degli operatori per soluzioni di senior housing, tecnologia assistiva e modelli di cura di prossimità testimonia una vitalità del settore che le politiche pubbliche potrebbero maggiormente sostenere.
Per il Rapporto, il futuro della Long Term Care, non si costruisce con un semplice rafforzamento delle soluzioni già esistenti: richiede una riprogettazione più profonda del sistema, capace di integrare nuove logiche di servizio, nuovi modelli organizzativi e nuove forme di collaborazione. Il ripensamento dell’abitare e l’integrazione delle tecnologie digitali rappresentano le due leve strategiche per costruire sistemi di cura più accessibili, sostenibili e centrati sulle persone.
Massimo Minaudo, Country Manager di Essity Italia, ha dichiarato: “Sostenere l’Osservatorio Long Term Care fin dalla sua nascita ci ha permesso di essere parte di un percorso di comprensione sempre più profonda di un settore strategico per il Paese. Questa edizione segna un passaggio importante: dalla descrizione del sistema alla costruzione di una visione per trasformarlo. Il settore Long Term Care ha bisogno di innovazione reale – nei modelli di cura, nell’uso della tecnologia, nelle soluzioni abitative – e questa innovazione è possibile quando i diversi attori lavorano insieme verso obiettivi condivisi. Con il suo impegno pluriennale, Essity-TENA conferma la propria volontà a contribuire nella costruzione di un sistema di cura più innovativo, equo e sostenibile – a beneficio delle persone anziane, delle loro famiglie e dei professionisti del settore.”

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