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In occasione del 27 giugno, World Microbiome Day, YOVIS promuove la campagna educazionale “Fingerprint batterico”, con la collaborazione di una delle massime esperte sul tema, la Professoressa Patrizia Brigidi, Docente di Biotecnologia delle Fermentazioni presso il Dipartimento di Farmacia e Biotecnologie di Bologna, e offrendo consigli utili per vivere la propria quotidianità all’insegna dell’equilibrio e del benessere.

Se è vero, infatti, che siamo sempre più attenti a rimanere in forma e a “stare bene”, è certo anche che il nostro stressante stile di vita, i mille impegni quotidiani e l’alimentazione non sempre corretta ci espone al rischio di depauperamento della naturale ricchezza del nostro microbioma intestinale. Una perdita davvero molto preziosa.

“Per capire cos’è il microbioma e perché è così importante, occorre partire dal concetto di microbiota. L’essere umano”– spiega la Professoressa Brigidi – “non è un organismo sterile ma è colonizzato da migliaia di ospiti: batteri, cellule procariote ed eucariote e virus. Il microbiota è l’insieme delle comunità microbiche diverse che colonizzano il nostro organismo.”

“Il microbioma, invece, è l’insieme delle migliaia di geni che questi microrganismi custodiscono, un apporto genetico davvero prezioso!”

L’attività di questi microrganismi, infatti, influisce sul nostro metabolismo da svariati punti di vista; quello nutrizionale, per esempio, fornendoci enzimi che non abbiamo, e che ci permettono ad esempio di sintetizzare le vitamine. Intervengono anche sull’omeostasi – ossia sull’equilibrio – del nostro sistema immunitario, ad esempio combattendo i patogeni; impattano sulla strutturazione dei nostri tessuti, rilasciando molecole che contribuiscono al benessere intestinale; inoltre la loro attività impatta sul sistema endocrino, sul sistema nervoso centrale, e molto altro ancora.

“Insomma questi microrganismi sono decisamente importanti e anche molto, molto numerosi.” continua la Professoressa. “Nella popolazione umana sono state individuate fino a 1.000 specie batteriche diverse e ogni individuo è colonizzato da un sottoinsieme specifico composto da circa 160 specie batteriche, rendendo ogni layout unico.”

Ogni essere umano, infatti, possiede un proprio Fingerprint batterico, ossia un “profilo di specie”, un’impronta personale e unica, come quella digitale, diversa da quella di chiunque altro, che è il risultato di moltissime variabili.

La ricchezza e la diversità del microbioma permettono che i diversi microrganismi che ci occupano creino dei veri e propri “network” che lavorano in sinergia e che “si aiutano” a sopravvivere, creando catene sintrofiche che beneficiano l’organismo dell’ospite.

L’insieme di questi microrganismi e il loro microbioma è un ecosistema plastico, che cambia per motivi intrinseci e anche estrinseci, dettati ad esempio dal nostro stile di vita che spinge a un impoverimento della diversità microbiotica.

“Basti pensare che chi nasce in paesi industrializzati presenta una varietà di batteri intestinali decisamente inferiore rispetto a quella degli abitanti di Paesi rurali come Burkina Faso, Malawi e Venezuela.” spiega la Professoressa Brigidi. “La perdita della ricchezza microbica può portare a uno stato fisiologico di infiammazione che, se non è riequilibrato da batteri “buoni” può innestare cronicizzazione.”

Per prevenire e preservare la ricchezza e l’equilibrio del microbioma, occorre agire sulla nostra quotidianità, adottando uno stile di vita sano, facendo movimento e seguendo una dieta equilibrata, varia ed integrata, ricca di fibre e di alimenti che naturalmente contengono batteri preziosi, come bifidobatteri o lactobacilli, naturalmente contenuti in yogurt, miso, crauti e tofu, ad esempio.

Quando invece l’equilibrio del microbiota viene meno l’organismo subisce un crollo della biodiversità batterica intestinale, che occorre ristabilire anche attraverso l’assunzione di integratori alimentari contenenti batteri vivi, in diversi ceppi e specie.

“Con un probiotico multiceppo, multispecie e multigenere” – conclude la Professoressa Brigidi – “si riesce a integrare i microorganismi mancanti e a contrastare i non idonei. Inoltre, proprio per le diverse caratteristiche dei vari ceppi e specie, questi possono sinergizzare e favorire la colonizzazione intestinale”.

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