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“La crisi porta progressi”. Questo pensava Albert Einstein. E niente potrebbe descrivere meglio l’innovativo servizio e relativa app S.O.S. -Smart Ostomy Support, il primo esempio di “connected care” per le persone con stomia, incontinenza e ricanalizzazione. È questa una modalità assistenziale del tutto nuova, da cui non si può prescindere per rispondere efficacemente all’imperativo di alleggerimento del carico gestionale di queste patologie da parte dei pazienti. Soprattutto in questa fase di risalita dei contagi e dei ricoveri da Covid-19, la modalità innovativa di presa in carico e gestione dei follow-up di S.O.S. consente di ridurre significativamente l’afflusso in ospedale dei pazienti stomizzati, affidando alle connessioni tecnologiche la possibilità di assistenza e cura da remoto. Un passo importante se si considera che sono quasi 86.000 i portatori di stomia nel nostro Paese e che la patologia ha un tasso di crescita del 6-8% annuo. Si tratta della prima iniziativa del genere in ambito di stomia e incontinenza, un vero e proprio salto quantico per pazienti, medici e Servizio Sanitario poiché sarà possibile: dare assistenza a pazienti stomizzati o incontinenti in aree geografiche che non dispongono di ambulatori specialistici; aiutare i pazienti con mobilità ridotta che riceverebbero il consulto da remoto senza doversi recare in ambulatorio, laddove possibile; ridurre l’impatto ambientale diminuendo la necessità di spostamenti di infermieri, medici e pazienti; ridurre i costi per il Sistema Sanitario Nazionale, diminuendo le false urgenze e gli accessi al pronto soccorso; offrire uno strumento di conciliazione vita-lavoro per medici, infermieri e stomaterapisti; migliorare la qualità del lavoro strutturando i processi e riducendo l’uso indiscriminato e non regolamentato di strumenti di comunicazione di tipo commerciale per richieste di aiuto, disincentivare il fenomeno del “fai da te” da parte del paziente che spesso ricorre al web per avere risposte ad un suo bisogno più o meno urgente.
S.O.S –Smart Ostomy Support è un servizio di assistenza da remoto, implementato dalle singole aziende ospedaliere che viene lanciato nell’azienda ULSS Euganea di Padova. Questa ha contribuito in modo decisivo alla messa a punto dell’applicazione, fornendo tutte le informazioni necessarie e qualificandosi come centro pilota. In Veneto gli stomizzati sono oltre 6.500, di cui il 25% circa residente in provincia di Padova. Sempre in Veneto, uomini e donne interessati, a vari livelli, dall’incontinenza urinaria e fecale sono diverse centinaia di migliaia. “Siamo estremamente orgogliosi di questo progetto – spiega Pier Raffaele Spena, Presidente di FAIS – è un’iniziativa che nasce dai reali bisogni delle persone che vivono la stomia e l’incontinenza, l’associazione se ne fa portatrice e realizza soluzioni utili ed efficaci. Siamo certi che, una volta entrato a regime, concorrerà a migliorare la qualità di vita dei pazienti. L’assistenza alla persona stomizzata è infatti complessa e delicata e ha bisogno di costante attenzione. È affidata, per questo motivo, ad un infermiere specializzato, lo stomaterapista, che segue tutte le fasi di educazione e riabilitazione fino alla completa autonomia che consiste nella capacità di gestire il cambio del presidio e valutare eventuali anomalie da parte della persona stomizzata. Il raggiungimento dell’autonomia è variabile da paziente a paziente. È questo il periodo nel quale la persona si può presentare più fragile e necessita di una assistenza costante. Da un lato riprendere le quotidiane attività dall’altro la specifica gestione del presidio, potrebbero portare la persona, e il suo caregiver, a recarsi spesso presso l’ambulatorio di riferimento, anche quando non strettamente necessaria la presenza del paziente. S.O.S. è in grado di alleggerire tutto questo. Le ricadute positive coinvolgono anche i professionisti sanitari: il personale coinvolto nella sperimentazione non dovrà necessariamente lavorare da uno studio medico o da un ospedale, ma potrà assistere i pazienti anche da luoghi diversi, secondo il principio dello smart working”. Il Servizio è stato attivato a giugno presso la Fondazione Poliambulanza di Brescia e lo sarà a novembre anche presso l’Istituto Nazionale Tumori di Napoli “Fondazione Pascale”.
“Affrontiamo tutti un periodo molto difficile, ma crediamo che dobbiamo guardare oltre l’emergenza per contribuire a costruire una sanità più resiliente, vicina alla necessità dei pazienti e che garantisca nuove opportunità di conciliazione vita lavoro agli operatori sanitari.Per questo il progetto S.O.S. va avanti e l’avvio della sperimentazione presso l’Ulss 6 Euganea di Padova” – dichiara Nicola Caione, responsabile del progetto FAIS – “è un risultato importante che raggiungiamo con il contributo di tutto il team che ringrazio per l’impegno dimostrato. Muoviamo i dati e non i pazienti!”. L’innovazione tecnologica e la crescente diffusione di sistemiinformativi sanitari integratieaccessibili anche da remoto, rende possibile l’interazione a distanza medico-paziente e può abilitare quindi lo smart working anche per questo settore. Le modalità di lavoro dei medici non potranno che beneficiare dell’innovazione degli strumenti e della digitalizzazione dei workflow di lavoro. È necessario però che questo cambiamento sia accompagnato da un lavoro preparatorio sui processi, investendo nella formazione dei medici e di tutto il personale che opera nella sanità. Naturalmente anche il ruolo del cittadino evolve e deve essere adeguatamente informato delle possibilità offerte dalle cure a distanza. Il cuore del servizio risiede nel concetto di “connected care”, un sistema che permette la gestione multidisciplinare e domiciliare del paziente anziano, cronico, fragile e non autosufficiente facendo leva su modelli organizzativi e soluzioni tecnologiche innovative. “L’innovazione la poniamo a servizio dei più fragili – commenta Domenico Scibetta, Direttore Generale dell’Azienda Ulss 6 Euganea – per questo abbiamo aderito con entusiasmo all’attuazionedel progetto S.O.S., che in Ulss 6 Euganea ha preso avvio da qualche settimana con il reclutamento dei primi pazienti coinvolti nella sperimentazione.Tra Padova e provincia gli stomizzati sono circa 1.400, con quasi 250 nuovi accessi all’anno nei cinque ambulatori dedicati sul territorio. S.O.S. ci è parso da subito coerente con l’interesse aziendale per lo sviluppo della medicina di prossimità, che mette il paziente nelle condizioni di veder garantita, anche dare moto e con ‘consulenze virtuali’, una forma di assistenza più accessibile, via smartphone o tablet. La soluzione progettuale ideata non sostituisce tuttavia l’attuale forma di assistenza, ma la integra e la migliora, rendendola peraltro più sicura in questo periodo così delicato di recrudescenza dell’emergenza sanitaria da Covid-19. La medicina di prossimità e le cure connesse rientrano tra i nostri obiettivi aziendali e il progetto S.O.S. risponde appieno ai modelli di sviluppo della Regione del Veneto”. Il progetto è realizzato con il contributo del CSR Cassa di Sovvenzioni e Risparmio della Banca d’Italia.

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