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La risonanza magnetica può essere utilizzata per stabilire la natura benigna o maligna di un tumore cardiaco: lo evidenzia una ricerca dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna pubblicata di recente sulla rivista scientifica “Circulation: Cardiovascular Imaging”. 

Lo studio, arricchito dal contributo di diversi centri di ricerca sparsi tra l’Italia, la Svizzera, il Belgio e i Paesi Bassi e firmato tra gli altri anche da Luigi Lovato e da Carmine Pizzi, ha infatti sviluppato un modello predittivo della malignità neoplastica basato proprio sui dati ricavati dalle risonanze magnetiche cardiache. Un modello che si è rivelato altamente efficace e che potrebbe semplificare e migliorare l’iter diagnostico dei tumori cardiaci. 

Attualmente le metodiche di imaging come l’ecocardiografia e la risonanza magnetica cardiaca vengono già impiegate nel corso dell’iter diagnostico, ma la loro funzione si limita alla localizzazione della massa tumorale: la natura benigna o maligna dei tumori cardiaci viene infatti determinata attraverso l’esame istologico di un campione di tessuto neoplastico raccolto tramite biopsia. Se i risultati di questo studio trovassero ulteriori conferme, invece, la risonanza magnetica potrebbe essere utilizzata anche per stabilire la probabile natura benigna o maligna del tumore, adottando di conseguenza il miglior trattamento del caso. “La risonanza – commenta il prof. Pizzi – ci consentirà di stabilire l’approccio terapeutico più consono per il singolo paziente”. 

Lo studio ha analizzato i dati di 167 pazienti sottoposti ad accertamenti per masse cardiache sospette, esaminate presso il Policlinico di Sant’Orsola tra il 2004 e il 2022 attraverso ecocardiografie, CMR e esami istologici. Conoscendo già i risultati delle analisi di laboratorio, i ricercatori hanno cercato di individuare, nelle immagini raccolte attraverso le risonanze magnetiche, indizi utili a fornire indicazioni circa la natura del tumore. E li hanno trovati. 

La risonanza magnetica cardiaca permette infatti di rilevare alcune caratteristiche della massa che differiscono in maniera significativa a seconda che il tumore sia benigno o maligno. Le formazioni benigne, ad esempio, sono spesso localizzate nella parte sinistra del cuore, mentre le neoplasie maligne si trovano più frequentemente sul lato destro. Queste ultime sono inoltre tendenzialmente più grosse, disomogenee e infiltranti rispetto alle masse benigne. Ancora: le masse tumorali maligne sono più frequentemente polilobate e, rispetto alle neoplasie benigne, presentano marcate differenze a livello tissutale.  

Assegnando a ciascuna caratteristica un determinato punteggio, la ricerca ha quindi proposto un modello per “pesare” la presenza dei singoli parametri. La somma di tali punteggi restituisce quindi la probabilità che la massa tumorale sia benigna piuttosto che maligna. In particolare, se tale somma è uguale o superiore a 5, la massa è probabilmente maligna. 

Confrontando i dati così ottenuti con l’esito degli esami istologici, i ricercatori hanno osservato che la capacità predittiva del modello è eccellente. “Nel 95% dei casi la natura della massa è stata prevista correttamente grazie ai dati raccolti dalle risonanze magnetiche – continua Pizzi – Se confermato da ulteriori studi, questo metodo potrebbe consentirci di scoprire in anticipo e molto più facilmente la natura del tumore. E ci permetterà di impostare la migliore terapia di conseguenza”.