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La Commissione europea ha approvato l’inibitore PD-1 cemiplimab di Sanofi e Regeneron come trattamento per pazienti adulti affetti da carcinoma basocellulare localmente avanzato o metastatico, la cui malattia è progredita o che non tollerano la precedente terapia con inibitore del pathway di hedgehog.

Il BCC è la tipologia più comune di cancro della pelle a livello globale e rappresenta fino all’80% dei tumori della pelle non-melanoma. La sua incidenza è in aumento in molti Paesi europei. Sebbene nella maggior parte dei casi, il BCC venga diagnosticato in tempo e sia facilmente curato con un intervento chirurgico e/o con radioterapia, in una piccola percentuale di casi può evolvere in forma avanzata e penetrare più in profondità nei tessuti circostanti o diffondersi in altre parti del corpo, diventando più difficile da trattare. 

“Dal suo lancio in Europa appena due anni fa, cemiplimab ha ridefinito lo standard di cura per il carcinoma cutaneo a cellule squamose e ha oggi il potenziale per fare lo stesso nel BCC avanzato”, ha detto Peter C. Adamson, Global Development Head of Oncology in Sanofi. “Insieme a Regeneron, siamo impegnati ad affrontare le lacune nel trattamento delle forme avanzate di tumore della pelle non-melanoma”.

Dopo aver ricevuto parallelamente l’approvazione per il trattamento di prima linea in pazienti adulti con carcinoma al polmone non a piccole cellule le cui cellule tumorali hanno un’espressione di PD-L1 in almeno il 50% delle cellule tumorali senza aberrazioni EGFR, ALK o ROS1 cemiplimab è oggi indicato, nell’Unione Europea, per il trattamento di tre tipologie timorali in fase avanzata. Nel 2019, cemiplimab ha ottenuto l’approvazione come primo trattamento nei pazienti adulti con carcinoma cutaneo a cellule squamose metastatico o localmente avanzato non candidati alla chirurgia o alla radioterapia. Cemiplimab ha evidenziato un profilo di sicurezza generalmente coerente in tutte le indicazioni in cui è attualmente approvato. Le reazioni avverse immunomediate, che possono anche essere gravi o fatali, possono verificarsi a carico di qualsiasi organo o tessuto manifestandosi durante o dopo il trattamento con cemiplimab.

L’approvazione della Commissione Europea nel BCC si basa sui dati del più ampio studio clinico prospettico ad oggi realizzato in pazienti con BCC avanzato precedentemente trattati con un HHI. I pazienti trattati con cemiplimab con BCC localmente avanzato hanno evidenziato un tasso di risposta obiettiva del 32%, secondo la revisione centrale indipendente. I pazienti con BCC metastatico trattati con cemiplimab hanno registrato un ORR del 29%, secondo la valutazione dello sperimentatore. Inoltre, circa il 90% dei pazienti di entrambi i gruppi ha ottenuto, secondo le stime di Kaplan Meier, una durata della risposta di 6 mesi o più, la DOR mediana non è stata raggiunta per entrambi i gruppi. La durata mediana del follow-up è stata di 16 mesi per il BCC localmente avanzato e di 9 mesi per il BCC metastatico

Il profilo di sicurezza è stato valutato in 816 pazienti considerando i quattro  studi registrativi su cemiplimab in monoterapia nelle sue indicazioni approvate. Gli eventi avversi sono stati seri nel 30% dei pazienti e hanno portato all’interruzione definitiva del trattamento nell’8% dei pazienti. Le reazioni avverse immuno-correlate si sono verificate nel 22% dei pazienti e hanno portato all’interruzione permanente nel 4% dei pazienti. Le reazioni avverse immunocorrelate più comuni sono state ipotiroidismo, ipertiroidismo, polmonite, epatite, colite e reazioni avverse cutanee immunocorrelate.

“Cemiplimab è la prima immunoterapia ad aver mostrato un beneficio clinico in pazienti con BCC avanzato dopo la terapia HHI in uno studio registrativo, e con questa approvazione first-in-class ha il potenziale di trasformare in Europa il trattamento dei pazienti il cui tumore è progredito nonostante il trattamento a base di HHI”, ha detto Israel Lowy, Senior Vice President, Translational and Clinical Sciences, Oncology di Regeneron. “Desideriamo continuare a studiare questa terapia in altri ambiti, con l’obiettivo di aiutare più pazienti con tumori difficili da trattare a livello globale”.

Sempre la Commissione europea ha approvato cemiplimab anche per il trattamento di prima linea degli adulti con carcinoma polmonare non a piccole cellule con espressione di PD-L1 in almeno il 50% delle cellule tumorali e senza aberrazioni EGFR, ALK o ROS1. I pazienti inclusi nello studio erano affetti da NSCLC metastatico o NSCLC localmente avanzato non  candidabile alla chemioradioterapia definitiva.

Cemiplimab è ora approvato nell’Unione Europea per tre tipi di tumore in stadio avanzato . La CE ha parallelamente approvato cemiplimab anche nel carcinoma basocellulare avanzato, il primo trattamento indicato per questi pazienti la cui malattia è progredita o che sono intolleranti a un inibitore del pathway di hedgehog. Nel 2019, cemiplimab era già stato approvato dalla CE come primo trattamento per gli adulti con carcinoma cutaneo a cellule squamose metastatico o localmente avanzato non candidabili all’intervento chirurgico o alla radioterapia con intento curativo. In tutte le indicazioni approvate, cemiplimab ha registrato un profilo di sicurezza complessivamente coerente. Reazioni avverse immunomediate, anche gravi o fatali, possono verificarsi per qualsiasi organo o tessuto, durante o dopo il trattamento con cemiplimab.

“Siamo fiduciosi che cemiplimab abbia il potenziale per diventare un’importante opzione di trattamento per i pazienti nell’Unione Europea e ringraziamo tutti i ricercatori, i pazienti e le loro famiglie che ci hanno aiutato a raggiungere questa pietra miliare”, ha detto Peter C. Adamson, Global Development Head, Oncology di Sanofi. “Siamo in attesa dei risultati del nostro studio di fase 3, ancora in corso, su cemiplimab in associazione a  chemioterapia, per pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato, e ribadiamo il nostro impegno a studiare cemiplimab in altri ambiti oncologici dove permane l’esigenza di migliorare l’outcomedeii pazienti”.

L’approvazione della Commissione Europea nel NSCLC avanzato si basa sui dati di uno studio globale di fase 3 che ha arruolato 710 pazienti in 24 Paesi. Lo studio, che è stato uno dei più ampi per un inibitore di PD-1 nel NSCLC avanzato, è stato disegnato per essere più rappresentativo della pratica clinica, includendo pazienti con caratteristiche di malattia più difficili da trattare e spesso sottorappresentati negli studi clinici. Tra gli arruolati, il 12% aveva metastasi cerebrali pre-trattate e clinicamente stabili, il 44% aveva un’istologia a cellule squamose e il 16% aveva un NSCLC localmente avanzato non candidato alla chemioradioterapia definitiva. Inoltre, i pazienti la cui malattia progrediva nel corso dello studio avevano la possibilità di cambiare la loro terapia: quelli assegnati alla chemioterapia potevano passare al trattamento con cemiplimab, mentre quelli assegnati alla monoterapia con cemiplimab potevano continuare il trattamento con cemiplimab e aggiungere quattro cicli di chemioterapia.

Nella popolazione complessiva dello studio, cemiplimab ha ridotto significativamente il rischio di morte del 32% e ha esteso la sopravvivenza globale mediana di 8 mesi rispetto alla chemioterapia, nonostante il 74% dei pazienti sia passato a cemiplimab dopo la progressione della malattia con la chemioterapia. L’OS mediana era di 22 mesi per cemiplimab e di 14 mesi per la chemioterapia. È stata anche condotta un’analisi prespecificata dei dati dei pazienti i cui tumori avevano un’espressione di PD-L1 ≥50% valutata tramite un saggio convalidato. Come pubblicato su The Lancet, cemiplimab ha ridotto il rischio di morte del 43% per i pazienti di questa popolazione; la OS mediana non è stata raggiunta per cemiplimab ed era di 14 mesi per la chemioterapia.

Nello studio di fase 3, il profilo di sicurezza è stato valutato in 697 pazienti, con una durata di esposizione di 27 settimane per il gruppo cemiplimab e 18 settimane per il gruppo chemioterapia. Le reazioni avverse gravi osservate in almeno il 2% dei pazienti sono state polmonite e infiammazione polmonare. Il trattamento è stato interrotto in modo permanente a causa degli AE nel 6% dei pazienti trattati con cemiplimab; gli AE che hanno portato all’interruzione permanente in almeno 2 pazienti sono stati polmonite, ictus ischemico e aumento dell’aspartato aminotransferasi. Non sono stati osservati nuovi segnali di sicurezza di cemiplimab.

“Cemiplimab ha dimostrato di migliorare in modo  altamente significativo  la sopravvivenza globale rispetto alla chemioterapia per i pazienti con carcinoma polmonare avanzato non a piccole cellule con elevata espressione di PD-L1 , anche  in presenza di caratteristiche della  malattia tali da renderla difficile da trattare”, ha detto Israel Lowy, Senior Vice President, Translational and Clinical Sciences, Oncology di Regeneron. “Oltre all’analisi primaria, continuiamo a condurre analisi post-hoc del nostro studio di fase 3 con l’obiettivo di ottenere maggiori informazioni sul trattamento in questa popolazione di pazienti”.

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