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Janssen annuncia i risultati dello studio di fase 1 CHRYSALIS, che valuta amivantamab nel trattamento dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato EGFR mutato con inserzione dell’esone 20.

Amivantamab è un anticorpo bispecifico per EGFR e MET, che agisce sulle mutazioni attivanti e di resistenza di EGFR e sulla via  di attivazione di MET. Lo studio CHRYSALIS ha valutato l’efficacia utilizzando il tasso di risposta globale secondo i criteri RECIST v1.1, la durata della risposta e il profilo di sicurezza di amivantamab, che sono stati alla base della designazione come “breakthrough therapy” concessa dalla U.S. Food and Drug Administration all’inizio di quest’anno.

Lo studio di fase 1 CHRYSALIS è il primo studio sull’uomo, in aperto, multi-coorte, multicentrico che valuta la sicurezza, la farmacocinetica e l’efficacia di amivantamab in pazienti adulti con NSCLC avanzato, sia come monoterapia sia in combinazione con lazertinib – un inibitore della tirosin chinasi dell’EGFR di terza generazione. 50 pazienti con NSCLC EGFR-mutato con inserzione dell’esone 20, hanno ricevuto la dose raccomandata di Fase 2 di amivantamab. Tra questi 50 pazienti, 39 erano valutabili per la risposta con 13 distinte mutazioni identificate dell’inserzione dell’esone 20. I risultati dettagliati dello studio saranno presentati come  poster e discussi all’ASCO Virtual Scientific Programme che inizierà venerdì 29 maggio.

I risultati dello studio hanno mostrato un ORR del 36% in tutti i pazienti valutabili e del 41% nei 29 pazienti valutabili precedentemente trattati con chemioterapia a base di platino. Inoltre, la durata mediana della risposta per tutti i pazienti valutabili è stata di 10 mesi e di 7 mesi per quelli precedentemente trattati con chemioterapia a base di platino.1 La mediana di sopravvivenza libera da progressione è stata di 8,3 mesi per tutti i pazienti valutabili e di 8,6 mesi per i pazienti precedentemente trattati con chemioterapia a base di platino. Il tasso di beneficio clinico è stato del 67% per tutti i pazienti valutabili e del 72% per i pazienti precedentemente trattati con chemioterapia a base di platino. Sono state osservate risposte sia nei pazienti naïve, sia in quelli precedentemente trattati con chemioterapia a base di platino. Le risposte tumorali sono state osservate più frequentemente alla prima rivalutazione della malattia dopo l’inizio della terapia.

I pazienti con NSCLC EGFR-mutato con inserzione dell’esone 20 presentano una forma di malattia generalmente resistente ai trattamenti TKI-EGFR attualmente approvati e hanno, quindi, una prognosi peggiore rispetto ai pazienti con mutazioni EGFR più comuni. Attualmente, non esistono terapie specifiche approvate per questa forma di NSCLC e la sopravvivenza complessiva mediana stimata per i pazienti che ne sono colpiti è di 16 mesi.

I più comuni eventi avversi di tutti i gradi rilevati nel corso dello studio sono stati eruzioni cutanee, reazioni correlate all’infusione e paronichia. Le IRR si sono verificate prevalentemente alla prima infusione e non hanno impedito i trattamenti successivi. Non è stata segnalata alcuna eruzione cutanea di grado ≥3, un paziente ha riportato diarrea di grado 3 e, in totale, il 6% dei pazienti ha manifestato diarrea. Il 6% dei pazienti ha presentato eventi avversi di grado ≥3 correlati al trattamento quali iperamilasemia, ipopotassiemia, aumento della lipasi e dolore alle spalle e al torace.Inoltre, il 6% dei pazienti ha riportato eventi avversi seri correlati al trattamento, come infiammazione del tessuto connettivo, polmonite interstiziale e dolore a spalle/torace. Ulteriori eventi avversi EGFR correlati includono stomatiti, prurito e diarrea.

“Il tumore al polmone rappresenta, nonostante anni di ricerca e numerose opzioni terapeutiche oggi disponibili, una delle più importanti cause di morte cancro correlate in Europa”, ha dichiarato Joaquín Casariego, Janssen Therapeutic Area Lead Oncology for Europe, Middle East & Africa, Janssen-Cilag S.A. “È fondamentale riuscire a sviluppare trattamenti mirati innovativi per migliorare i risultati delle cure per i pazienti con questo cancro aggressivo. Questi primi dati su amivantamab forniscono informazioni incoraggianti circa il suo potenziale per il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule EGFR-mutato con inserzione dell’esone 20. Il nostro impegno è di approfondire ulteriormente gli studi sul ruolo che questa terapia innovativa può avere nel soddisfare i bisogni di molti pazienti, delle loro famiglie e della comunità medica”.

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