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IRCCS Policlinico San Donato: testata una tecnologia innovativa che elimina il rischio di infezione da mycobacterium chimaera

Durante molti interventi di cardiochirurgia “a cuore aperto” è necessario fare ricorso alla circolazione extracorporea e variare la temperatura del sangue. Per fare questo vengono utilizzati dei dispositivi di raffreddamento/riscaldamento ad acqua. In rari casi – 1 su 10.000 pazienti, – durante l’intervento chirurgico, c’è il rischio di contrarre un batterio, chiamato mycobacterium chimaera, che vive nell’acqua e può annidarsi nelle riserve dei dispositivi di raffreddamento/riscaldamento del sangue. 

Un rischio di infezione estremamente basso, ma dalle conseguenze pericolose. 

Per questo è stata sviluppata una tecnologia innovativa per il funzionamento dei dispositivi di raffreddamento/riscaldamento, dove la variazione della temperatura avviene tramite un gel a base di glicole, anziché tramite acqua, che trasferisce il calore o il freddo al circuito di perfusione del paziente tramite degli scambiatori di calore sterili e monouso, così da azzerare il rischio di diffusione del batterio. 

Questo nuovo dispositivo di raffreddamento/riscaldamento è stato testato all’IRCCS Policlinico San Donato su pazienti adulti e bambini, e per la prima volta su interventi cardiochirurgici particolarmente complessi. 

L’apparecchiatura Quantum Heater-Cooler ha assistito il dottor Carlo de Vincentiis, responsabile dell’unità di Cardiochirurgia Adulti, in un intervento che necessitava dell’arresto del circolo sistemico e di ipotermia a 25°. Era la prima volta che il dispositivo veniva utilizzato per eseguire una perfusione che necessita di un’importante variazione della temperatura corporea.

La paziente, una donna di 49 anni, già operata nel 2008 per una dissezione aortica che aveva comportato la sostituzione dell’aorta ascendente, è stata sottoposta alla sostituzione chirurgica sia dell’arco aortico sia della prima porzione dell’aorta toracica, ulteriormente dilatata: l’operazione è stata possibile grazie all’arresto circolatorio e alla perfusione selettiva delle sole arterie cerebrali – per conservare un’adeguata protezione del cervello – seguiti da una graduale ripresa della normotermia e dalla riperfusione degli organi.

Il test è avvenuto anche in una decina di pazienti pediatrici affetti da cardiopatie congenite, operati dal team guidato dal dottor Alessandro Giamberti, responsabile delle unità di Cardiochirurgia Pediatrica e Cardiochirurgia dei Congeniti Adulti. Il più piccolo dei bambini, di soli 4 mesi, affetto da tetralogia di Fallot, è stato dimesso nei giorni scorsi per tornare in Sicilia, la sua regione d’origine. 

“Questi primi pazienti sono stati dimessi dopo un decorso post operatorio privo di complicanze. L’esperienza nell’utilizzo di tale dispositivo è stata sicuramente positiva, corroborata dal fatto che hanno lasciato il nostro ospedale senza il rischio, seppur minimo, di aver contratto un’infezione che si può manifestare anche a distanza di anni dall’intervento. Auspichiamo che nel prossimo futuro l’impiego di questo tipo di supporti possa diventare di routine nel nostro centro e in tutte le cardiochirurgie.” – raccontano Carlo de Vincentiis e Alessandro Giamberti. 

Come spiega il Dott. Marco Ranucci, responsabile dell’unità di Anestesia e Terapia Intensiva Cardiovascolare dell’IRCCS Policlinico San Donato, l’infezione correlata al mycobacterium chimaera è un problema delle cardiochirurgie in tutto il mondo.

“Il nostro gruppo di anestesisti e perfusionisti ha contribuito alle nuove linee guida europee per la sicurezza delle sale operatorie, stilate nel 2019, che hanno portato gli scambiatori di calore fuori dal campo operatorio proprio per ridurre il rischio di contagio. Abbiamo iniziato quindi con estremo interesse a testare, nel contesto di una collaborazione scientifica con l’azienda produttrice, questa nuova generazione di apparecchi, riscontrando che la loro performance ci garantisce le stesse prestazioni in termini di efficienza, rapidità e risultati, anche in interventi “estremi”, senza alcun impatto sulla nostra attività in sala o su quella dei colleghi cardiochirurghi. La complessità dei casi affrontati nella nostra struttura, sia nei pazienti adulti sia nei bambini, sta consentendo di verificare le potenzialità di questa tecnologia.”

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