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Infezione da SARS-CoV-2 e gruppi sanguigni: confermata la possibile connessione

Il gruppo sanguigno ABO di un individuo – di tipo A, B, AB oppure 0 – può essere connesso ad una maggiore o minore suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2? Dallo scoppio della pandemia di COVID-19, diversi gruppi di ricerca hanno indagato questa ipotesi, considerato anche che un’associazione di questo tipo è nota per diverse malattie ed era già stata rilevata per il coronavirus “cugino”, SARS-CoV, che ha provocato l’epidemia di SARS nel 2003.

Un gruppo di studiosi del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna ha ora raccolto e confrontato i dati ottenuti dai diversi studi realizzati in tutto il mondo su questo tema. I risultati – pubblicati sulla rivista “PLOS ONE” – mostrano che i soggetti positivi a SARS-CoV-2 hanno una maggiore probabilità di avere gruppo A ed una minor probabilità di avere gruppo 0, rispetto alla popolazione normale. Non risulta invece esserci differenza per i gruppi B e AB. Si potrebbe quindi suppore che ci sia una maggiore suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 per i soggetti con gruppo sanguigno A, mentre i soggetti con gruppo 0 potrebbero essere più protetti.

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato sette diversi studi condotti tra marzo e luglio tra Stati Uniti, Cina, Europa e Turchia che hanno coinvolto in totale 7.503 casi confermati di persone infette da SARS-CoV-2 e 2.962.160 persone appartenenti a gruppi di controllo.

“Dai risultati del nostro studio emerge il sospetto, da confermare con ulteriori studi di qualità sia a livello molecolare che clinico, che la diffusione di SARS-CoV-2 possa essere influenzata dalla presenza di fattori genetici e della loro espressione fenotipica, ad esempio il gruppo sanguigno”, spiega Davide Golinelli, primo autore dello studio. “Se questa associazione venisse confermata, rappresenterebbe un passo avanti nella lotta contro questo nuovo patogeno, poiché dimostrerebbe che, oltre alle condizioni ambientali, è importante identificare eventuali fattori individuali dell’ospite che lo rendono maggiormente suscettibile all’infezione”.

“Una conferma di questa associazione – aggiunge Erik Boetto, coautore dello studio – potrebbe rivelarsi utile sia in ambito clinico che nel contesto della sanità pubblica, perché la prevalenza di singoli gruppi sanguigni nella popolazione potrebbe modificare in modo significativo la diffusione dell’infezione e la dinamica della pandemia stessa”.

Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “PLOS ONE” con il titolo “The association between ABO blood group and SARS-CoV-2 infection: A meta-analysis”. Gli autori sono Davide Golinelli, Erik Boetto, Elisa Maietti e la professoressa Maria Pia Fantini del Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie dell’Università di Bologna.

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