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E’ stata inaugurata questa mattina, venerdì 25 febbraio, la Casa di Comunità di Borgo Palazzo, alla presenza del Presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e della Vicepresidente e Assessore regionale al Welfare Letizia Moratti, accompagnati da Maria Beatrice Stasi, Direttore generale del Papa Giovanni, e da Simonetta Cesa, Direttore sociosanitario, e delle massime autorità locali.

Il presidio di Borgo Palazzo è storicamente un luogo di cura per la città di Bergamo: nato come Ospedale Neuropsichiatrico Provinciale nel 1884, dopo la sua chiusura, nel 1978, è stato oggetto di varie riqualificazione ed è diventato la sede dei servizi socio sanitari territoriali della città. Posta in posizione centrale, è facilmente raggiungibile e nota ai cittadini e come tale è luogo ideale per l’attivazione della Casa di Comunità Hub della città di Bergamo.

La Casa di Comunità di Borgo Palazzo è la prima delle 6 deliberate per l’ASST Papa Giovanni XXIII con la riforma della sanità lombarda ad essere inaugurata. La Casa di Comunità per sua natura, costituisce un modello organizzativo di integrazione tra sanitario e sociale; è luogo di prevenzione e promozione della salute e della partecipazione della comunità attraverso l’integrazione tra figure professionali e i tanti servizi presenti, con la presenza di ambulatori specialistici, équipe multidisciplinare e prestazioni socio sanitarie e assistenziali modulate in base ai bisogno degli utenti ed erogate anche a domicilio.

“La Casa della comunità di Borgo Palazzo, qualificata come hub per il proprio territorio di riferimento, vuole essere tra le esperienze di integrazione più articolate presenti in Regione Lombardia, in termini di servizi offerti, spazi interessati e operatori presenti – ha commentato Maria Beatrice Stasi, Direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII –. Inoltre incarna a nostro parere lo spirito di queste nuove realtà, che vogliono essere un punto di riferimento per tutta la comunità: per i cittadini prima di tutto, ma anche per i vari attori del sistema socio sanitario territoriale, dai medici di medicina generale agli assistenti sociali comunali, dagli specialisti ai volontari, fino agli infermieri di famiglia e di comunità su cui abbiamo molto investito, che si trovano a lavorare insieme per dare ad ogni utente i servizi di cui effettivamente ha bisogno in base alle sue necessità cliniche e alle sue fragilità. Noi ci stiamo mettendo tutta la nostra esperienza: il lavoro multidisciplinare, in équipe e con il paziente e la sua famiglia al centro è un modo di lavorare che è parte integrante della nostra storia e del nostro DNA”. 

Tra le novità più rilevanti il Punto Unico di Accesso, uno sportello polifunzionale che promuove l’integrazione sociosanitaria dei servizi con l’obiettivo di soddisfare i bisogni di salute complessivi del cittadino, basandosi su un approccio multidisciplinare ed integrato. Al PUA operano infermieri del territorio, assistenti sociali dei Servizi sociali comunali, assistenti sociali dell’ASST Papa Giovanni, e volontari. Il PUA può attivarsi su richiesta dell’utente o della famiglia, così come del medico di medicina generale, del pediatra, dei Servizi sociali del Comune, degli Ospedali. Segnalazioni possono arrivare anche da qualsiasi struttura o professionista del sistema sociosanitario e dalla rete dell’Ambito. Il PUA fornisce informazioni sull’accesso ai servizi esistenti e orienta l’utente. Nei casi che necessitano di un approfondimento, gli infermieri del territorio e gli assistenti sociali valutano la complessità del bisogno e programmano i necessari interventi. Il PUA è inoltre il perno attorno al quale si articola il sistema di offerta per i cittadini fragili e/o con patologia cronica. Il Medico di medicina generale collabora strettamente con il Punto Unico di Accesso, al quale segnala pazienti fragili per delineare il percorso di presa in carico, attraverso l’integrazione dei servizi sociosanitari, sanitari e sociali. 

“Il modello di lavoro del PUA è quello del Case Management – ha spiegato Simonetta Cesa, Direttore socio sanitario dell’ASST Papa Giovanni XXIII – basato sull individuazione di un operatore esperto in grado di orientarsi sia rispetto al percorso assistenziale previsto, sia rispetto all’offerta del territorio, di interfacciarsi con l’assistito e il suo contesto e di rapportarsi con le istituzioni e gli enti erogatori.”

Parte integrante del PUA è l’équipe multidisciplinare, il cui compito è quello di garantire la “presa in carico” della globalità dei bisogni, valutando in maniera multidimensionale la persona e le sue necessità, definendo un Piano Assistenziale specifico. L’équipe può strutturarsi in modo mirato in funzione della complessità clinico-assistenziale dell’utente. Il nucleo base è composto da medico ed infermiere del distretto, infermiere di famiglia e di comunità, assistente sociale del distretto e del comune e dal medico di medicina generale del paziente. In base ai bisogni del paziente stesso, può rendersi necessario attivare l’équipe nel suo nucleo avanzato, cioè integrato con specialisti medici, psicologo o le altre figure specialistiche sanitarie attinenti alla tipologia del bisogno da valutare e da volontari.

“Negli ambulatori e nella sala riunioni dell’equipe multidisciplinare sono attive postazioni di telemedicina e di teleassistenza – ha proseguito Simonetta Cesa -. I medici di famiglia possono avere consulti con gli specialisti ospedalieri sulla gestione e sul monitoraggio di pazienti cronici complessi. Al momento il servizio è stato attivato con i medici cardiologi, diabetologi e pneumologi dell’Ospedale Papa Giovanni. Anche gli Infermieri di Famiglia e di Comunità possono monitorare a distanza i pazienti seguiti a domicilio”.

Tra le novità anche gli ambulatori specialistici di Diabetologia, Geriatria, Terapia del dolore cronico e Psicologia. Si tratta di ambulatori di secondo livello, cioè attivabili solo con impegnativa del medico di medicina generale o del pediatra tramite il PUA che fissa l’appuntamento. Di futura attivazione anche un Punto prelievi dedicato ai pazienti cronici in carico a diversi ambulatori specialistici dell’area medica. L’accesso è solo su appuntamento e la prenotazione è a carico dei servizi che inviano il paziente. In fase di attivazione infine il servizio di Radiologia domiciliare a favore di persone anziane, disabili o le cui condizioni di salute non permettono il trasporto in una struttura ospedaliera. Il Tecnico Sanitario di Radiologia Medica arriverà a domicilio inizialmente per prestazioni non urgenti prescritte dal medico di medicina generale. 

La Casa di Comunità è anche la sede della Centrale Operativa del  Servizio degli Infermieri di Famiglia e di Comunità del Papa Giovanni, che coordina le sedi del territorio di pertinenza dell’ASST Papa Giovanni XXIII per l’erogazione di cure infermieristiche complesse, volte alla promozione della salute, alla prevenzione e alla gestione partecipativa dei processi di salute individuali, familiari e della comunità. 

Altro punto di forza della Casa della Comunità di Borgo Palazzo sono le associazioni di volontariato che hanno qui la propria sede. A loro è affidato il compito di aiutare gli utenti ad orientarsi tra i diversi servizi presenti ed inoltre operano attivamente anche in alcuni servizi presenti nella Casa di Comunità di Borgo Palazzo. 

Tanti altri i servizi presenti: scelta e revoca, assistenza protesica, fornitura presidi, certificazioni, invalidità civile, patenti speciali, la Farmacia territoriale, l’Hospice “Kika Mamoli” con 12 posti letto accreditati, le Cure palliative domiciliari, il Centro di emodialisi ad assistenza limitata, il servizio di Continuità assistenziale che opera nei giorni festivi e prefestivi 24H e nei giorni feriali dalle 20.00 alle 8.00, l’Ambulatorio pediatrico del sabato pomeriggio, la Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, l’Area Disabilità e Autismo il SerD per la cura delle dipendenze, la Medicina dello sport, il Consultorio Familiare e il Servizio vaccinazioni. 

“A Borgo Palazzo ho visitato una vera cittadella della salute, in un contesto storico riqualificato; servizi moderni e innovativi per offrire alla cittadinanza quella medicina di prossimità cardine della  nuova legge sanitaria di Regione Lombardia – ha commentato Letizia Moratti -. La partecipazione della comunità e la valorizzazione del ruolo delle associazioni con il consolidamento delle attività di co-produzione, il progressivo completamento delle riqualificazioni e del ventaglio dei servizi offerti, renderanno la Casa di Comunità di Borgo Palazzo un punto di riferimento per tutti i cittadini ed un modello per tutta la Lombardia. La sanità bergamasca con questo intervento  si rafforza per mantenere quegli standard di eccellenza che in modo unanime le vengono riconosciuti”.

“Questa struttura – ha detto il presidente Fontana – rappresenta un luogo storico per la città di Bergamo. I cittadini riconoscono in questo presidio la prossimità nelle funzioni di cura e assistenza. Una risposta concreta, tangibile e diretta nei confronti di un territorio che ha molto sofferto, ma che dimostra di avere forze e risorse straordinarie. Il 22 febbraio 2020 al Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha avuto inizio l’emergenza, con la prima convocazione dell’Unità di crisi. In questa giornata di inaugurazione, ricordiamo i tanti cittadini scomparsi che restano nella nostra memoria. Da queste esperienze traiamo la forza di volgere uno sguardo di prospettiva per un domani più libero. Il territorio orobico ha sofferto tantissimo ma ha continuato a dare altrettanto per la Lombardia, offrendo cure a oltre 5.000 malati ricoverati da tutta la regione da inizio pandemia. Più di 580.000 vaccinazioni somministrate nei sette hub vaccinali”.

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