Con milioni di persone che si rivolgono a TikTok in cerca di consigli sulla salute mentale, aumenta la preoccupazione per la qualità e l’attendibilità delle informazioni condivise. I trend virali e i “rimedi lampo” spesso mescolano vere nozioni terapeutiche con affermazioni pseudoscientifiche, generando confusione in chi cerca un supporto affidabile.
In risposta a questo fenomeno, la piattaforma per uno psicologo online Unobravo ha analizzato i TikTok più visualizzati in Italia sulla salute mentale per valutare quanto questi post virali siano realmente basati su evidenze scientifiche e come la disinformazione possa influenzare la percezione del benessere mentale.
L’analisi dei TikTok più virali con l’hashtag #mentalhealthtips ha rivelato che poco meno del 40% conteneva consigli fuorvianti o non verificati.
Pur non risultando generalmente pericolosi, molti video fanno uso di termini scientifici alla moda o di “hack” di auto-aiuto, confondendo il confine tra terapia basata su evidenze scientifiche e trend online sul benessere psicofisico. Complessivamente, i video analizzati hanno raccolto quasi 1,8 milioni di like, dimostrando l’ampia influenza di questo tipo di contenuti sui social.
I dati di Unobravo evidenziano che il 27% degli italiani si imbatte frequentemente in informazioni mediche false o fuorvianti sui social media. Tuttavia, considerando che la ricerca ha rilevato che il 40% dei contenuti analizzati è effettivamente fuorviante, è probabile che molti utenti non siano pienamente consapevoli della quantità di disinformazione a cui sono esposti.
Rassicura vedere che oltre la metà degli intervistati ha dichiarato di non fidarsi appieno dei consigli sulla salute mentale presenti su TikTok, mentre solo l’11% li ritiene affidabili.
Le generazioni più giovani mostrano maggiore fiducia nei consigli online: il 23% dei 18-24enni afferma di credere a ciò che vede su TikTok. Al contrario, tra gli over 65 la percentuale scende al 5%, suggerendo un approccio più scettico da parte degli adulti più anziani rispetto ai contenuti condivisi online.
Secondo la dott.ssa Valeria Fiorenza Perris, psicoterapeuta, psicologa online e Clinical Director di Unobravo, la disinformazione nell’ambito della salute mentale spesso si diffonde perché appare credibile e rassicurante.
“I social hanno reso i consigli sulla salute mentale più accessibili, ma non necessariamente più precisi. Il nostro studio evidenzia come la disinformazione possa sembrare rassicurante o ‘scientifica’, pur non essendolo in molti casi. Come psicologi, il nostro obiettivo è aiutare le persone a distinguere ciò che è affidabile da ciò che non lo è e a capire quando è opportuno rivolgersi a un professionista.”
La dott.ssa Fiorenza Perris ha inoltre sottolineato che, sebbene i social possano contribuire a sensibilizzare e ridurre lo stigma legato alla possibilità di richiedere supporto psicologico, non possono sostituire un percorso di terapia o il supporto clinico fornito da professionisti qualificati.
Lo studio ha identificato le principali categorie di disinformazione nei TikTok italiani sulla salute mentale, ognuna con rischi specifici per chi cerca supporto.
Molti contenuti presentano concetti psicologici in modo errato o manipolatorio, spesso con l’obiettivo di influenzare comportamenti sociali o relazionali, ad esempio attraverso “psych hack” per il dating.
Parole come “trauma”, “dopamina” o “reset del sistema nervoso” vengono spesso usate in modo improprio per dare credibilità ai contenuti, creando un falso senso di autorevolezza.
Alcuni video promuovono pratiche non scientifiche, come “guarigioni energetiche” o affermazioni miracolose, che possono risultare fuorvianti o scoraggiare il ricorso a supporto clinico qualificato.
Molti contenuti promettono risultati rapidi o straordinari, creando aspettative irrealistiche e rischiando di confondere chi cerca consigli seri e affidabili.
Una parte consistente dei video mescola consigli con autopromozione e vendita di corsi, integratori o prodotti affiliati.
Sebbene il livello di disinformazione vari tra i video, l’analisi di Unobravo mostra come anche consigli dati con buone intenzioni possano fornire informazioni fuorvianti sulla salute mentale e contribuire a creare confusione su quando e come rivolgersi a un professionista.
“I social media sono diventati uno spazio centrale per discutere di salute mentale”, ha aggiunto la dott.ssa Fiorenza Perris. “Tuttavia, come professionisti, dobbiamo garantire che la maggiore accessibilità non comprometta la correttezza delle informazioni. Affidabilità, empatia e supporto basato su evidenze devono restare sempre la priorità”.


