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Emicrania: l’atogepant mostra effetti diretti sul cervello

Un trattamento innovativo per l’emicrania si dimostra efficace non solo nel ridurre i sintomi, ma anche nel modificare direttamente le connessioni cerebrali coinvolte nel dolore. È quanto emerge da un nuovo studio condotto dal team di Neurologia del Policlinico Tor Vergata, in collaborazione con l’IRCCS Fondazione Santa Lucia, recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista The Journal of Headache and Pain.

Il lavoro, dal titolo “One-month atogepant treatment induces rapid changes in delta-band functional connectivity in migraine: an HD-EEG study”, è stato realizzato dal Laboratorio di Neurofisiologia Clinica e di Neurostimolazione non-invasiva dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata, guidato dal Dott. Matteo Conti e dal Prof. Alessandro Stefani, insieme alla Prof.ssa Maria Albanese, Responsabile del Centro Cefalee del Policlinico Tor Vergata.

Attraverso l’utilizzo di tecniche avanzate di elettroencefalografia ad alta densità, lo studio ha monitorato l’attività cerebrale di pazienti affetti da emicrania cronica e ad alta frequenza, prima e dopo un mese di trattamento con atogepant, un antagonista orale del recettore CGRP, recentemente approvato in Italia per la prevenzione dell’emicrania.

I risultati mostrano che già dopo quattro settimane di terapia si osserva una normalizzazione dell’attività elettrica nelle reti cerebrali coinvolte nella percezione e modulazione del dolore. Le alterazioni riguardano in particolare la banda delta dell’EEG e si concentrano in aree chiave come la corteccia orbitofrontale, l’insula, il cingolo e le regioni temporo-parietali.

«Grazie all’uso dell’HD-EEG, abbiamo potuto documentare come l’atogepant non agisca solo sulla sensibilizzazione periferica, ma intervenga anche sui circuiti centrali del dolore», commenta il dott. Matteo Conti. «Questo apre la strada all’utilizzo dell’elettroencefalografia come biomarcatore oggettivo di efficacia terapeutica, con importanti ricadute sulla personalizzazione dei trattamenti».

Lo studio ha inoltre rilevato una correlazione tra i cambiamenti cerebrali e il miglioramento clinico, con una riduzione significativa della disabilità legata all’emicrania, dell’allodinia e un miglioramento complessivo della qualità della vita dei pazienti.

«Questa ricerca rappresenta un ulteriore passo avanti verso una medicina di precisione, capace di combinare innovazione terapeutica e tecnologie avanzate per il monitoraggio neurofisiologico», sottolinea il prof. Nicola B. Mercuri, Direttore dell’Uoc di Neurologia del Policlinico Tor Vergata.

«Il nostro obiettivo è sviluppare percorsi sempre più personalizzati per i pazienti affetti da emicrania, basati su evidenze scientifiche solide e strumenti diagnostici all’avanguardia».

Il lavoro si inserisce in una più ampia linea di ricerca che studia il ruolo della connettività cerebrale nei disturbi neurologici e conferma l’eccellenza del Policlinico Tor Vergata nel campo delle neuroscienze cliniche.

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