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“Entro la fine del 2021 saranno 11 miliardi le dosi di vaccino anti-Covid-19 prodotte nel mondo: abbastanza per proteggere tutta la popolazione del pianeta” ha dichiarato Sergio Dompé, Chair della task force Healthcare & Life Sciences del B20 citando gli ultimi studi sulla produzione. “Entro maggio avremo 2,2 miliardi di dose prodotte di un farmaco che fino a 10 mesi non esisteva. Questo risultato è stato possibile grazie ad una stretta cooperazione fra comunità scientifica, aziende farmaceutiche, filiera produttiva, organizzazioni internazionali e governi dei singoli paesi che oggi vede oltre 5mila nuovi studi anti-Covid in corso. Un processo che è stato accelerato dalla crisi pandemica e che deve ora diventare strutturale. Con la stessa modalità si potrebbe lavorare insieme per trovare soluzioni a crisi sanitarie altrettanto gravi, come quelle legate alle malattie cardiologiche o al cancro, la cui diagnosi è stata molto rallentata durante i mesi della pandemia. Serve una piattaforma condivisa e sovranazionale che ripensi il sistema della salute come un ecosistema interconnesso, efficiente e cooperativo. Solo così l’innovazione sanitaria potrà arrivare velocemente ai cittadini”.

Così Sergio Dompé, intervenendo insieme al Co-Chair Werner Baumann, CEO Bayer, all’evento “After the pandemic: health security and multilateralism at work”, promosso dall’European Council on Foreign Relations, sintetizza la visione della task force da lui guidata nell’ambito del B20, l’engagement group del G20 guidato da Confindustria, espressione del mondo delle imprese che ha l’obiettivo di fornire ai governi linee di indirizzo strategico in settori chiave, tra cui quello sanitario.

I temi discussi oggi anticipano il dibattito previsto al Global Health Summit, che si terrà a Roma il 21 maggio, con la partecipazione della Presidente della Commissione UE Ursula Von Der Leyen e del Premier italiano e Chair G20 Mario Draghi.

“La stagione post-pandemica nella quale stiamo entrando” ha aggiunto Sergio Dompé “con Next Generation EU e pacchetti di stimolo in tutto il mondo, rappresenta un’occasione forse unica per innescare un cambiamento e accelerare la transizione verso sistemi sanitari più sostenibili e resilienti. Ma è necessario che imprese e governi lavorino in sinergia e in modo multilaterale. Chiediamo ai leader del G20 di dialogare con l’industria per rendere permanente l’accelerazione nello sviluppo di nuove soluzioni come è successo durante il Covid.”

Per fronteggiare il rischio di nuove pandemie, non solo quelle legate a virus come è stato per l’epidemia di Covid-19, ma quelle relative a molte malattie che rischiano di innescare crisi sanitarie ed economiche ancora più devastanti è necessario impostare un nuovo modello di salute post – pandemico, in cui l’innovazione avrà un ruolo centrale.

Il 45% delle patologie mondiali è curabile con le soluzioni già oggi presenti, soprattutto in ambito biotech, e la capacità di affrontare le crisi sanitarie future passa anche dalla condivisione dei dati e dall’utilizzo di tecnologie digitali in grado di accelerare la prevenzione e la diagnosi. Il rapido sviluppo e diffusione dei vaccini rappresentano solo il primo passo, ma sarà necessario sviluppare nuovi quadri regolatori per andare incontro alle nuove sfide della Ricerca & Sviluppo, fatti di accesso rapido alle sperimentazioni, condivisione dei dati in digitale, liberalizzazione delle supply chain e programmazione globale delle produzioni strategiche, chiarezza sulla proprietà intellettuale e riorganizzazione dei sistemi sanitari.

Al centro deve essere posto il valore per il paziente – secondo il concetto chiave di Value Based Healthcare- misurato come qualità delle cure e delle performance, anche nei Paesi del Sud del mondo. Grazie all’e-health e alla telemedicina, ad esempio, la diagnosi da remoto di pazienti HIV in Zimbabwe è aumentata del 700% durante la pandemia e in India le consultazioni in telemedicina hanno raggiunto un milione di pazienti a un mese dal lancio.

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