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Robot sempre più autonomi, in grado di effettuare interventi chirurgici sempre più precisi, anche a distanza: nel futuro della chirurgia, la robotica sarà sempre più protagonista, con una previsione di crescita del mercato a doppia cifra nei prossimi 10 anni, che supererà i 22 miliardi di dollari entro il 2030. L’intelligenza artificiale guiderà l’innovazione, dando vita a una nuova generazione di robot intelligenti che consentirà di ampliare l’accesso a questa tecnica. A beneficiarne sarà anche l’Italia che oggi con circa 25mila interventi eseguiti in un anno, si colloca al 3° posto in Europa dopo Germania e Francia.

A fare il punto è il Report A Robotic-Assisted Surgery Review: clinical landscape, commercial arena and future outlook realizzato da Alira Health, che ha analizzato lo stato dell’arte, le principali barriere e le nuove sfide del settore, raccogliendo esperienze e punti di vista del mondo scientifico e dell’industria.

Secondo il Report, attualmente sono oltre 150 i sistemi robotici in fase di sviluppo per le diverse indicazioni cliniche, in un mercato dominato dagli Stati Uniti, sia sul fronte dell’innovazione che dell’accesso, con oltre 580mila procedure eseguite nel 2020.

Oggi, nonostante i vantaggi della chirurgia robotica, sia per i clinici che per i pazienti, rappresentati da maggiore precisione e accuratezza del gesto chirurgico e minore l’invasività rispetto alla chirurgia tradizionale, i costi degli apparecchi, l’impatto sull’organizzazione sanitaria in termini di spazi fisici e professionalità coinvolte, e il livello di complessità, non sempre supportato da un’adeguata formazione, limitano l’accesso a queste procedure, relegandole agli ospedali di grandi dimensioni, in grado realizzare grandi volumi di prestazioni.

“Anche in Italia l’’utilizzo dei robot è principalmente appannaggio dei Centri di eccellenza”, spiega Piergiulio Lauriano, partner di Alira Health. “Oggi possiamo contare su 115 robot e una media di circa 25mila interventi all’anno che riguardano per il 70% l’ambito urologico, seguito dalla chirurgia generale e dalla ginecologia. Il rinvio delle procedure chirurgiche elettive durante la pandemia ha impattato anche sull’utilizzo dei robot, ora in fase di ripresa. La sfida per il futuro è di ampliare l’accesso a queste tecniche. In tal senso, l’entrata sul mercato di nuovi player e l’adozione di tecnologie di ultima generazione che sfruttano l’intelligenza artificiale, potranno contribuire a una maggiore democratizzazione della chirurgia robotica”.

Con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale, nel prossimo futuro sarà possibile disporre di sistemi robotici non più strutturati come macchinari di tipo master-slave, quelli attualmente in uso, dove cioè il chirurgo è il master che controlla ogni azione del robot slave e la consolle, posizionata nello stesso luogo fisico, rappresenta l’interfaccia tra i due. I robot di domani saranno dotati di una certa autonomia e saranno controllabili da remoto, con la possibilità di programmare in precedenza movimenti che nel corso dell’intervento il robot eseguirà in modo automatico.

“In Italia come nel resto d’Europa, gli investimenti nelle nuove tecnologie non bastano. Dietro i successi della robotica rimarrà sempre il chirurgo, il che rende necessario investire nella formazione, soprattutto delle nuove generazioni di chirurghi, che dovranno sempre più iniziare la loro formazione in sale operatorie dotate di robot. Anche questo favorirà il processo di democratizzazione della chirurgia robotica”, conclude Lauriano.

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