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Debutta all’ospedale Madre Teresa di Calcutta di Schiavonia un nuovo apparecchio chiamato “Rezum” che permette di curare l’ingrossamento benigno della prostata in modo mini-invasivo mediante l’uso del vapore acqueo mantenendo, in quasi il 90% dei casi, l’eiaculazione quindi invariate le capacità riproduttiva e sessuale, cosa che invece non è quasi mai possibile con le tecniche tradizionali. In giornata il dr. David Piccolotti, responsabile dell’UOS di Endoscopia Urologica del reparto di Urologia diretto dal dr. Antonino Calabrò, terrà i primi 7 interventi con l’impiego di “Rezum”. Vista la scarsa invasività, i pazienti dovranno rimanere ricoverati solo alcune ore, giusto il tempo di smaltire la blanda sedazione.“L’ipertrofia prostatica benigna è in crescita e destinata ad aumentare ulteriormente con l’invecchiamento della popolazione. Crescono però, contemporaneamente, anche i Centri ad alta specializzazione che adottano – spiega il dr. Piccolotti – soluzioni terapeutiche innovative per trattare la malattia. Come l’Urologia degli Ospedali Riuniti Padova Sud che introduce i nuovissimi trattamenti che impiegano solo energia termica e vapore acqueo, senza chirurgia e con una procedura che molti hanno già definito rivoluzionaria”.L’ipertrofia prostatica benigna colpisce l’80% degli italiani over 50 e si manifesta con l’aumento volumetrico della prostata, la piccola ghiandola attraverso cui passa l’uretra, ovvero il condotto che dalla vescica porta l’urina verso l’esterno. Quando la prostata si ingrossa va a comprimere proprio l’uretra, ostacolando la fuoruscita dell’urina. La patologia è progressiva, peggiora con il tempo e, se non adeguatamente trattata, può provocare danni permanenti alla vescica. I primi trattamenti sono, di norma, farmacologici ma il ricorso alla chirurgia disostruttiva, con le complicanze insite in qualsiasi intervento chirurgico, è tuttora la soluzione maggiormente adottata quando i farmaci non risultano efficaci .Il nuovo sistema “Rezum”, che va ad aggiungersi a tutte le altre tecniche chirurgiche ed endoscopiche già a disposizione nell’ospedale di Schiavonia come la chirurgia tradizionale, TURP, ThuLEP, utilizza, prosegue il dr. Piccolotti, “la corrente di radiofrequenza per generare energia termica sotto forma di vapore acqueo, da iniettare nella prostata in dosi controllate di 9 secondi, per un totale di 4-8 iniezioni. Il vapore iniettato nel tessuto prostatico si disperde tra le cellule tissutali e, contemporaneamente, si raffredda e si condensa. A contatto con il tessuto prostatico, il processo di condensazione libera l’energia termica immagazzinata nel vapore e determina la denaturazione delle membrane delle cellule, causandone la necrosi. Con il progredire della sequenza necrotica, le cellule denaturate vengono assorbite dal normale metabolismo corporeo, riducendo così il volume del tessuto prostatico che occlude l’uretra. La condensazione del vapore genera, nella zona trattata, anche il rapido collasso del sistema vascolare, rendendo in questo modo la procedura non cruenta”. La nuova tecnologia è il filo conduttore dei nuovi trattamenti non invasivi che rispondono non solo a esigenze cliniche ma che hanno un impatto di grande rilevanza nella “sfera psicologica” dei pazienti. Nelle aspettative di chi cerca la soluzione per l’ipertrofia prostatica, viene data priorità soprattutto alla preservazione dell’erezione e dell’eiaculazione, funzioni sessuali vitali che vanno tutelate e sulle quali nessuno, tanto meno se di giovane età, è disposto a “negoziare”. Il trattamento con “Rezum” è destinato a pazienti selezionati, ovvero a uomini che abbiano deciso di non assumere medicinali o siano insoddisfatti delle terapie farmacologiche, abbiano cessato o interrotto l’assunzione degli stessi per altre comorbilità o controindicazioni per l’assunzione di altre terapie, che vogliano avere più possibilità di mantenere una normale vita sessuale, non possano essere sottoposti ad anestesia o, ancora, a pazienti che utilizzino, anche a causa di altre patologie, un catetere a permanenza.

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