Al via a Verona il primo trial mondiale sul prelievo venoso robotizzato

In un panorama sanitario sempre più orientato alla digitalizzazione e alla medicina di precisione, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona si pone come capofila globale in una sperimentazione destinata a ridefinire una delle procedure cliniche più comuni: il prelievo ematico. Sotto la guida del Prof. Giuseppe Lippi, Direttore dell’UOC Laboratorio Analisi e Preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia, è stato avviato il primo studio clinico al mondo per testare l’efficacia del robot HEIVA Essential, sviluppato dalla società BHealthCare.

Il dispositivo HEIVA Essential non è un semplice automa, ma un sistema integrato che combina imaging avanzato e robotica ad alta precisione. La tecnologia è progettata per: identificare autonomamente il sito di puntura ottimale, gestire l’intera procedura: dall’applicazione del laccio emostatico all’inserimento dell’ago, garantire la massima riproducibilità, eliminando la variabilità intrinseca legata all’operatore umano.

Il progetto ha già superato i rigorosi iter autorizzativi del Comitato Etico e del Ministero della Salute, premesse necessarie per la fase di validazione clinica su pazienti.

L’indagine, condotta con un approccio prospettico e comparativo, coinvolgerà circa 200 volontari. Il cuore dello studio risiede nel confronto diretto tra il campione ottenuto tramite sistema robotizzato e quello prelevato con tecnica tradizionale.

I parametri clinici sotto osservazione includono: Analisi comparativa dei risultati in chimica clinica, ematologia e coagulazione per verificare l’equivalenza del sistema robotico; Monitoraggio costante della procedura per escludere complicanze; Valutazione dell’accettabilità da parte del paziente e dell’impatto sul flusso di lavoro degli operatori sanitari.

L’introduzione della robotica nel prelievo venoso non mira alla sostituzione del personale, bensì a una riallocazione strategica delle risorse. Come sottolineato dal Prof. Lippi, l’automazione di compiti routinari e standardizzabili permetterebbe al personale infermieristico di dedicarsi a mansioni assistenziali a più alto valore aggiunto nei reparti.

Sotto il profilo dell’umanizzazione delle cure, il dispositivo è stato progettato con un approccio patient-friendly. Oltre a mirare alla riduzione del dolore fisico attraverso una precisione millimetrica, il sistema garantisce il controllo totale all’utente: ogni paziente dispone di un device per interrompere istantaneamente la procedura in caso di discomfort.

“La ricerca rappresenta il cuore pulsante dell’innovazione clinica,” ha dichiarato la Magnifica Rettrice Chiara Leardini. “L’integrazione di imaging e robotica ci permette di elevare la sicurezza e il comfort, investendo eticamente nella salute pubblica attraverso un modello interdisciplinare.”

I risultati di questo trial forniranno le evidenze necessarie per l’eventuale integrazione dei sistemi robotici nella pratica clinica quotidiana. Se i dati confermeranno le ipotesi di studio, ci troveremo di fronte a un’evoluzione significativa della medicina di laboratorio, dove l’alleanza uomo-macchina diventa lo strumento per ottimizzare efficienza organizzativa e sicurezza del paziente.

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