AKEEGA: la prima combinazione di PARP inibitori a mostrare una migliore efficacia nei pazienti affetti da mHSPC con mutazioni dei geni HRR rispetto all’attuale standard di cura

Johnson & Johnson ha annunciato i primi risultati dello studio di Fase 3, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, AMPLITUDE, uno studio che valuta la combinazione di niraparib e abiraterone acetato più prednisone in pazienti con carcinoma prostatico metastatico ormono-sensibile con mutazioni genetiche della riparazione della ricombinazione omologa, tra cui BRCA. I risultati mostrano un miglioramento significativo a livello clinico e statistico sia della sopravvivenza libera da progressione radiografica che del tempo alla progressione sintomatica, con una tendenza iniziale al miglioramento della sopravvivenza globale, evidenziando, nella popolazione di pazienti studiati, il potenziale della combinazione nel ritardare sia la progressione del tumore che il peggioramento dei sintomi. Ciò significa che i primi dati di Fase 3 mostrano un miglioramento clinico con una combinazione a base di inibitori degli enzimi poli polimerasi nel mHSPC. I risultati sono stati esposti in una presentazione orale dell’ultimo minuto al Congresso Annuale della American Society of Clinical Oncology del 2025. Inoltre, i dati sono stati selezionati per l’evento “Best of ASCO” e inclusi nel programma stampa “ASCO Press Programme”.

“Circa il 25% dei pazienti con mHSPC presenta mutazioni dei geni HRR, di cui circa la metà BRCA. In genere, questi pazienti vanno incontro a una progressione più rapida della malattia e a esiti peggiori”, ha dichiarato Gerhardt Attard, Cattedra di Oncologia Medica della John Black Charitable Foundation, University College London Cancer Institute, Dipartimento di Ricerca Oncologica e autore della presentazione. “Lo studio AMPLITUDE è il primo a dimostrare che la combinazione di un inibitore di PARP con un inibitore della via del recettore degli androgeni ritarda la progressione della malattia e posticipa l’insorgenza dei sintomi nel cancro mHSPC con mutazioni dei geni HRR, elementi a supporto della combinazione stessa come nuova opzione terapeutica per i pazienti affetti”.

“Attraverso lo studio AMPLITUDE, il nostro obiettivo è stato quello di determinare quanto a lungo i pazienti potessero vivere senza che il cancro peggiorasse. Abbiamo scoperto che la combinazione di niraparib, abiraterone acetato e prednisone sta ottenendo proprio questo risultato, confermando il nostro obiettivo di offrire ai pazienti tempo prezioso prima che la malattia entri in una fase più resistente,” ha dichiarato Charles Drake, Vice Presidente, Responsabile dell’Area di Patologia del Cancro alla Prostata e Immunoterapia, presso Johnson & Johnson Innovative Medicine. “Questa scoperta evidenzia la necessità di intraprendere quanto prima strategie di trattamento personalizzate per i pazienti con mHSPC e mutazioni dei geni HRR, in particolare BRCA, i quali, solitamente, hanno a che fare con una malattia più aggressiva”.

Lo studio di Fase 3 AMPLITUDE, condotto su 696 pazienti con mHSPC e mutazioni dei geni HRR, ha raggiunto l’endpoint primario rPFS. I pazienti con alterazioni BRCA hanno mostrato un maggior beneficio dal trattamento con la combinazione di niraparib più AAP, in quanto la rPFS mediana non è stata raggiunta rispetto ai 26 mesi dei pazienti trattati con placebo più AAP, riducendo il rischio di progressione radiografica o di decesso del 48%. Nei pazienti con qualsiasi mutazione dei geni HRR trattati con la combinazione niraparib, anche la rPFS mediana non è stata raggiunta rispetto ai 29,5 mesi dei pazienti trattati con placebo più AAP, con una riduzione del rischio del 37%.

Questi risultati hanno anche mostrato che il trattamento con la combinazione niraparib ha ridotto il rischio di progressione sintomatica del 56 per cento in pazienti con, nello specifico, alterazioni BRCA e del 50% in tutti i pazienti con mutazioni dei geni HRR e, inoltre, i pazienti hanno sperimentato un ritardo maggiore del peggioramento dei sintomi e della necessità di radiazioni, interventi chirurgici o di una nuova terapia antitumorale. La prima analisi ad interim ha mostrato una tendenza iniziale al miglioramento della sopravvivenza globale a favore della combinazione niraparib/AAP, con una riduzione del rischio di decesso del 25% nei pazienti con alterazioni BRCA e del 21% in tutti quelli con mutazioni dei geni HRR. Il follow-up è in corso per la maturità dei dati.

Le reazioni avverse di Grado 3/4 sono state più frequenti con la combinazione niraparib rispetto al gruppo placebo, con anemia e ipertensione come reazioni più comuni; tuttavia, le interruzioni del trattamento a causa delle RA sono rimaste inferiori. Ad oggi, il profilo di sicurezza di niraparib più abiraterone acetato e prednisone è coerente con le precedenti esperienze in pazienti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione.

“Lo studio AMPLITUDE rafforza da una parte la potenza di un approccio guidato da biomarcatori, dall’altra il potenziale di questo nuovo regime di combinazione finalizzato a modificare il paradigma di trattamento del carcinoma prostatico,” ha dichiarato Henar Hevia, Direttore Senior, EMEA, Responsabile dell’Area Terapeutica, Oncologia, Johnson & Johnson Innovative Medicine. “Abbiamo l’opportunità di migliorare i risultati clinici e la qualità della vita, nonché ritardare la progressione della malattia verso stadi più avanzati, tramite l’individuazione di pazienti che risultano avere maggiori probabilità di beneficiare di una terapia mirata nelle prime fasi del loro percorso terapeutico”.

I nuovi dati dello studio CAPTURE, presentati anch’essi al congresso annuale ASCO del 2025 con pubblicazione simultanea su “Annals of Oncology”, confermano che la presenza di HRR, in particolare di alterazioni BRCA, nei pazienti con mHSPC è associata a una prognosi significativamente peggiore. Nonostante la disponibilità di inibitori della via del recettore degli androgeni, i quali aumentano le aspettative di vita, i pazienti affetti da mHSPC con mutazioni dei geni HRR sperimentano una progressione della malattia più rapida di circa il 30% e una sopravvivenza più breve, mentre i pazienti affetti da mHSPC con alterazioni BRCA sperimentano una progressione della malattia più rapida di circa il 50% e una sopravvivenza più breve, evidenziando l’importanza dei test genetici come dati informativi nelle decisioni terapeutiche, nonché l’urgente necessità di nuove terapie mirate per migliorare gli esiti e ritardare la progressione.

Con lo studio AMPLITUDE, Johnson & Johnson è la prima società farmaceutica a dimostrare che una combinazione di PARP inibitori può conferire benefici ai pazienti affetti da mHSPC.

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