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Ospedale di Cremona: impiantati i primi due pacemaker senza fili

All’Ospedale di Cremona sono stati applicati i primi due pacemaker senza fili, una novità che segna un passo avanti nella cura delle aritmie cardiache. «È una delle massime innovazioni tecnologiche in ambito cardiologico degli ultimi cinque, sei anni» – afferma il professor Carlo Mario Lombardi, direttore della Cardiologia. «I due pazienti trattati sono stati un uomo di 79 anni e una donna di 82. Hanno avuto un decorso post-operatorio ottimale, e oggi stanno bene».

«Il pacemaker senza fili è un dispositivo molto piccolo, che viene posizionato direttamente nel cuore per regolarizzare il battito» – spiega il cardiologo Manuel Cerini. «A differenza dei pacemaker tradizionali, non ha bisogno della tasca sottocutanea né dei cavi che la collegano al cuore: questo riduce in modo significativo il rischio di infezioni e di malfunzionamenti. Al momento è indicato soprattutto per pazienti con esigenze particolari, come chi è in dialisi o chi deve sostituire un dispositivo tradizionale. Rappresenta inoltre un’opportunità per i pazienti giovani o sportivi, grazie alla maggiore libertà e comodità che questo tipo di tecnologia consente».

«La procedura per l’applicazione del pacemaker senza fili viene eseguita nella sala di elettrofisiologia e – rispetto a quella tradizionale – è leggermente più complessa, ma ha il vantaggio di essere meno invasiva» – continua Cerini. «Si esegue in anestesia locale, con l’introduzione di cateteri attraverso una puntura nella vena femorale, e dura circa mezz’ora».

Dopo l’intervento, il paziente viene monitorato costantemente. «L’équipe infermieristica controlla il ritmo cardiaco per tutta la degenza – aggiunge Alice Madoglio, coordinatrice infermieristica della Cardiologia di Cremona. Quando l’accesso femorale è stabile e non presenta complicazioni, il paziente può alzarsi, camminare e rientrare a casa già il giorno successivo».

«L’arrivo di questa nuova tecnologia si inserisce in un contesto di crescita e innovazione della Cardiologia dell’Ospedale di Cremona» – aggiunge Ezio Belleri, Direttore generale Asst di Cremona. «Nell’ultimo anno l’organico è stato implementato e, grazie all’arrivo di undici nuovi specialisti, oggi i cardiologi sono diciotto».

«I nuovi medici hanno portato entusiasmo e grande competenza – aggiunge Lombardi. Dietro i numeri e le tecnologie c’è un unico obiettivo: migliorare la cura dei nostri pazienti. Quest’anno abbiamo registrato un incremento complessivo del 40% di tutte le procedure. In particolare, ci siamo concentrati su due grandi fronti: l’elettrofisiologia e la riorganizzazione del reparto. Da ottobre abbiamo inoltre ripreso a eseguire le ablazioni, procedure complesse che permettono di trattare in modo definitivo alcune aritmie comuni, come la fibrillazione atriale».

«Oltre alle innovazioni tecnologiche, la Cardiologia dell’Ospedale di Cremona è stata ufficialmente riconosciuta come centro regionale per due malattie rare: l’amiloidosi e l’ipertensione polmonare» – precisa Lombardi. «Questo significa che i pazienti cremonesi possono ricevere diagnosi e cure specialistiche senza spostarsi in altre città e che l’ospedale cremonese è entrato a far parte di una rete regionale che coordina ricerca e trattamento per queste patologie complesse».

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