Enthera Pharmaceuticals annuncia la pubblicazione di dati preclinici su “The Journal of Clinical Investigation” che hanno rivelato il ruolo chiave di TMEM219 nell’indurre l’apoptosi delle ISC e quindi nel arrestare la rigenerazione della mucosa nelle malattie infiammatorie croniche intestinali.
I risultati supportano lo sviluppo clinico da parte di Enthera di Ebrasodebart, un anticorpo monoclonale che ha come bersaglio l’asse IGFBP3/TMEM219 per il trattamento delle IBD, tra cui l’UC e il morbo di Crohn. L’azienda ha recentemente completato l’arruolamento dei pazienti nello studio di Fase 1b con Ebrasodebart in pazienti affetti da UC.
“La pubblicazione sul prestigioso Journal of Clinical Investigation è la dimostrazione della validità scientifica del nostro approccio innovativo e testimonia l’impegno del nostro team nel puntare sull’asse del TMEM219 per il trattamento delle IBD”, ha dichiarato la dott.ssa Lisa M. Olson, CEO di Enthera. “Questa ricerca fa luce sulla complessa fisiopatologia delle IBD e supporta la valutazione del potenziale di Ebrasodebart nel fornire una cura a quei pazienti che non rispondono ai trattamenti immunomodulanti esistenti”.
Come illustrato nella pubblicazione, i pazienti con malattia di Crohn refrattaria o attiva presentano una iperattivazione di TMEM219 che è correlata alla mancata rigenerazione della mucosa, nonostante la terapia immunosoppressiva, e contribuisce a un aumento della morte delle ISC. La regolazione di TMEM219 mediante il blocco dell’interazione tra la proteina e il suo ligando, IGFBP3, ha ripristinato le capacità replicative in vitro negli organoidi derivati dai pazienti. Questi risultati sono stati ulteriormente supportati dalla dimostrazione dell’inibizione di TMEM219 in vivo, che ha migliorato i sintomi della colite e promosso la guarigione della mucosa nei modelli murini. I risultati preclinici suggeriscono il potenziale di una nuova via terapeutica incentrata sulla riparazione epiteliale.


