La Demenza a Corpi di Lewy rappresenta la seconda causa più comune di demenza neurodegenerativa dopo la Malattia di Alzheimer. Tuttavia, la sua diagnosi rimane una sfida clinica a causa della sovrapposizione dei sintomi con altre patologie neurodegenerative. Nonostante la chiara associazione della disfunzione autonomica con le malattie da accumulo di alfa-sinucleina, nei criteri diagnostici attuali è considerata solamente un criterio di supporto.
Lo studio, intitolato “Autonomic dysfunction in Dementia with Lewy Bodies and its Relationship with Nigrostriatal Denervation”, è stato realizzato grazie alla sinergia tra diverse unità operative del Policlinico Tor Vergata: la UOSD Centro Demenze, diretta dal Prof. Alessandro Martorana, il Laboratorio di esplorazione funzionale del Sistema Neurovegetativo coordinato dalla Dott.ssa Camilla Rocchi, e l’Unità di Medicina Nucleare guidata dal Prof. Agostino Chiaravalloti. La ricerca ha coinvolto 22 pazienti con diagnosi di DLB e 20 soggetti sani come gruppo di controllo.
Attraverso l’utilizzo di una batteria completa di test avanzati per valutare la funzionalità autonomica, tra cui il tilt-test, la manovra di Valsalva, la respirazione profonda e l’elettroconduzione cutanea, i ricercatori hanno identificato alterazioni diffuse del sistema autonomico nei pazienti con DLB, anche in assenza di ipotensione ortostatica conclamata.
I risultati dello studio hanno evidenziato significative disfunzioni cardiovascolari adrenergiche, cardiovagali parasimpatiche e sudomotorie nei pazienti con DLB. Un’osservazione particolarmente interessante è emersa dall’analisi dei pazienti con DLB che presentavano un imaging DaT-SPECT normale: questi mostravano una compromissione più grave della funzione autonomica periferica rispetto a quelli con degenerazione nigrostriatale evidente. Questo dato suggerisce la possibile esistenza di diversi percorsi di diffusione della patologia alfa-sinucleinopatica all’interno della DLB, aprendo nuove vie per la stratificazione dei pazienti.
La Dott.ssa Chiara Giuseppina Bonomi, Dottoranda in Neuroscienze dell’Università di Tor Vergata e primo autore dello studio, ha sottolineato come la ricerca dimostri che “la disfunzione vegetativa è presente in modo significativo nella DLB, indipendentemente dalla presenza di ipotensione ortostatica, e può rappresentare un elemento chiave per la diagnosi precoce e la stratificazione dei pazienti“.
La Dott.ssa Rocchi, esperta di disautonomia e disturbi del sistema vegetativo, ha aggiunto che “Questi risultati supportano l’importanza di una valutazione sistematica della funzione neurovegetativa nei pazienti con sospetta DLB, poiché potrebbe migliorare l’identificazione di sottogruppi di pazienti con diverse traiettorie patologiche”.
Comprendere le variazioni nella diffusione della patologia da deposito di alfa-sinucleina si rivelerà fondamentale per definire i sottotipi di DLB e per personalizzare le strategie terapeutiche di questa patologia notoriamente eterogenea. Questa ricerca rafforza il ruolo della disfunzione autonomica come potenziale biomarcatore diagnostico per la DLB e apre nuove prospettive per future indagini su questa complessa malattia. Lo studio pone solide basi per ulteriori ricerche volte a esplorare le disfunzioni neurovegetative nelle fasi precoci della malattia e a valutarne il potenziale valore prognostico e diagnostico.
Il Prof. Mercuri ha commentato: “Questo studio ha integrato competenze e metodiche diverse, permettendoci di dimostrare quanto la disfunzione autonomica sia un elemento chiave nella Demenza a Corpi di Lewy. In futuro, sarà fondamentale approfondire il suo ruolo per migliorare la diagnosi precoce e l’inquadramento clinico dei pazienti affetti da DLB”.


