Il carico burocratico e la condizione economica da un lato, lo stress e il bilanciamento con la vita privata dall’altro: su questi fattori sembra giocarsi oggi, a due anni e mezzo dall’inizio della pandemia, la situazione professionale dei medici italiani. A indagare il loro vissuto, lo studio svolto da MioDottore. Alla survey, svolta nel periodo di luglio-agosto 2022 in collaborazione con PKE hanno partecipato complessivamente 694 medici, tra specialisti e medici di famiglia, e i risultati offrono una istantanea delle criticità vissute, dei desideri e delle prospettive sul futuro della professione.
Medici specialisti e medici di medicina generale sembrano vivere in modo quasi opposto la propria condizione professionale. Se il 72% degli specialisti si dichiara soddisfatto dal proprio lavoro, lo stesso non vale per i medici di famiglia: solo 3 su 7 si dicono appagati dalla professione. Tra le cause di questo malcontento, in primis, il carico burocratico, ritenuto il fattore meno soddisfacente da più della metà dei rispondenti, seguito da un trattamento economico non adeguato. Più nel dettaglio, la burocrazia impatta negativamente sul vissuto dei medici di medicina generale: per il 77% di loro è proprio questo il fattore più frustrante, contro il 41% degli specialisti. Questi ultimi lamentano, invece, in maniera maggiore l’aspetto economico: per il 23% dei medici specialisti lo stipendio non è adeguato. Meglio invece la comunicazione con i pazienti, ritenuta buona dal 58% degli intervistati. Particolarmente appagati dalla relazione con i propri assistiti sono gli specialisti, mentre circa la metà dei medici di famiglia intravedono un margine di miglioramento anche nell’aspetto comunicativo.
Fare il medico è un lavoro totalizzante, almeno questo è ciò emerge dalla ricerca di MioDottore: secondo il 91% degli intervistati l’attività clinica toglie tempo alla vita privata. Anche in questo caso, a esserne maggiormente colpiti sono i medici di famiglia, con il 96% che accusa uno scarso equilibrio tra vita professionale e vita personale. Una criticità che si riflette nelle loro esigenze di lungo periodo: complessivamente, più di 3 medici su 5 desiderano un futuro lavorativo con meno stress e più tempo per sé. I dati mostrano, ancora una volta, una netta polarizzazione delle opinioni dei medici di medicina generale, con un 83% che vorrebbe vivere il lavoro con meno pressione. Nel caso dei medici specialisti, invece, l’incidenza di chi ricerca una maggiore serenità lavorativa scende al 51% ed emerge l’ambizione a crescere professionalmente e guadagnare di più.
Sempre guardando al futuro, appaiono decisamente negative le prospettive sugli effetti della riforma del Sistema Sanitario Nazionale e delle misure di rilancio adottate dal Governo. A dichiararsi ottimista, infatti, è solo il 5% dei professionisti, mentre 52% crede che gli effetti sulla condizione lavorativa della propria categoria saranno nulli e, addirittura, un 43% sostiene che la situazione dei medici peggiorerà dopo l’attuazione del nuovo modello di sanità definito dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
“I dati emersi dalla nostra ricerca confermano come oggi i medici vogliano occuparsi dei loro pazienti con maggiore serenità e minore burocrazia”, sottolinea Luca Puccioni, CEO di MioDottore. “Le soluzioni digitali sono una valida risposta a questi bisogni, perché snelliscono il carico burocratico, aiutano a ottimizzare la gestione dello studio e potenziano la relazione medico-paziente. Da qui la sfida di MioDottore di servirsi della tecnologia per rendere la sanità più umana e siamo fieri che in questi anni la nostra piattaforma online di prenotazioni sanitarie non abbia mai sostituito l’incontro tra medico e paziente, anzi lo ha reso possibile”.


