Tumore del seno: IEO verso una cura chemio-free

L’Istituto Europeo di Oncologia annuncia la sua strategia per una cura del tumore del seno chemio-free dal palco di “IEO per le donne”, mentre le pazienti raccontano dal vivo le loro coraggiose storie di lotta alla malattia.  Presentano le novità nella terapia: Paolo Veronesi, Direttore del Programma Senologia IEO, Giuseppe Curigliano, Direttore della Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative, Viviana Galimberti, Direttore della Divisione di Senologia Chirurgica, Francesca De Lorenzi, Direttore dell’Unità Innovazione, Sviluppo e Organizzazione, Manuelita Mazza della Divisione di Senologia Medica e Maria Pizzamiglio della Radiologia Senologica.

“Il post-Covid inaugura una nuova era per il tumore del seno – dichiara Paolo Veronesi – in cui raccogliamo i frutti della ricerca degli ultimi dieci anni, che si è intensificata durante la pandemia. La chirurgia è meno invasiva grazie ai trattamenti pre-operatori, che permettono sempre più spesso di conservare il seno ed anche i linfonodi ascellari, anche se questi risultavano malati prima del trattamento, grazie alla biopsia del linfonodo sentinella. Le tecniche ricostruttive intanto si sono fatte sempre più personalizzate e accurate per restituire alla donna la sua immagine corporea di sempre. Nella terapia medica c’è stato addirittura un cambio di prospettiva: la metastasi non è più una condanna e la chemioterapia, che a volte spaventa le donne quanto la malattia, viene sempre più di frequente sostituita con farmaci mirati sul profilo genico del tumore di ogni paziente. Per esempio nei tumori ormono-dipendenti a bassa proliferazione cellulare che dipendono dagli estrogeni si utilizzano farmaci antiestrogenici senza chemioterapia. Per altri tipi di tumori dipendenti dagli ormoni, ma più aggressivi perché a proliferazione cellulare più elevata, il nostro sistema sanitario mette a disposizione dei nuovi test genomici che consentono di capire se la chemioterapia possa dare o meno un reale vantaggio alla paziente. Invece nei tumori definiti HER2 positivi, che hanno sulla superficie cellulare un recettore per un fattore di crescita dell’epidermide, si interviene in modo molto efficace con terapie basate su anticorpi monoclonali, normalmente ancora associati alla chemioterapia, ma l’obiettivo per questi tumori sarà sostituirla del tutto con i monoclonali. Per questo è ragionevole porsi l’obiettivo di una terapia chemio-free per il tumore del seno”.

“Sul fronte dei nuovi farmaci c’è un fermento senza precedenti – continua Giuseppe Curigliano – E’ stato appena presentato all’ESMO lo studio MONALEESA 2, che ha dimostrato come nei tumori metastatici della mammella sensibili agli ormoni la combinazione di Ribociclib e Letrozolo garantisca un sopravvivenza mai ottenuta prima. Anche per i tumori Her -2 positivi sono emerse novità rivoluzionarie: l’utilizzo dell’anticorpo coniugato trastuzumab Deruxtecan ha dimostrato di triplicare il periodo libero da malattia. Persino per i temuti tumori triplo negativo abbiamo i dati sull’utilizzo della immunoterapia in setting preoperatorio e in setting metastatico. L’aggiunta della immunoterapia nel setting preoperatorio aumenta il numero delle pazienti guarite e nel setting metastatico aumenta la sopravvivenza per le donne che esprimono PD-L1 sul loro tumore”.

Una storia emblematica della fiducia nella medicina e della forza delle donne colpite dalla malattia è quella di Roberta,  che, dopo una mastectomia e i cicli di cure ormonali che rendono estremamente difficile conservare la fertilità, ha potuto comunque avere una gravidanza “spettacolare”, e, dopo tanto dolore, vuole condividere la sua gioia con tutte le donne, mostrandosi con la piccola Carla fra le braccia. “Il mio messaggio vuole essere un messaggio di speranza perché se la vita ci sorprende in maniera negativa, sappiate che non è sempre così”.

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