Nuovi dati di fase II indicano che un regime combinato di Truxima, lenalidomide e acalabrutinib può essere ben tollerato ed efficace nella terapia del linfoma a cellule B aggressivo refrattario/recidivato

I dati presentati nel corso dell’edizione virtuale del 25o Congresso annuale dell’EHA indicano che un regime combinato di Truxima, lenalidomide e acalabrutinib può essere ben tollerato ed efficace nella terapia del linfoma a cellule B aggressivo refrattario/recidivato. Lenalidomide e inibitori della tirosin-chinasi di Bruton hanno mostrato potenziale nel trattamento del linfoma a cellule B aggressivo e studi recenti suggeriscono che entrambi gli agenti possono essere particolarmente efficaci in un subset di linfomi a cellule B grandi. L’obiettivo di questa sperimentazione clinica di fase II consisteva nella valutazione della tossicità ed efficacia del regime R2A nel trattamento del linfoma a cellule B aggressivo refrattario/recidivato.

Nel periodo intercorso tra il primo reclutamento, a luglio 2019, e il termine della raccolta dei dati, a febbraio 2020, è stato sottoposto a trattamento un totale di 22 pazienti con un follow-up mediano di 3,2 mesi. La maggior parte dei pazienti presentava linfoma diffuso a grandi cellule B con sottotipo di cellule B del centro non germinativo. In ciascun ciclo del trattamento, i pazienti hanno ricevuto rituximab 375 mg/mq il giorno 1 per iniezione endovenosa, lenalidomide 20 mg dal giorno 1 al giorno 21 una volta al giorno, e acalabrutinib 100 mg dal giorno 1 al giorno 28 due volte al giorno. Ciascun ciclo di trattamento è stato somministrato nel corso di 4 settimane e ciascun paziente ha ricevuto 6 cicli. I pazienti rispondenti sono stati poi sottoposti a terapia di mantenimento con acalabrutinib per un periodo massimo di un anno.

L’endpoint primario di questo studio iniziato dallo sperimentatore, multicentro, a braccio singolo era il tasso di risposta complessivo mentre gli endpoint secondari erano il tasso di remissione completa, la sopravvivenza libera da progressione, la sopravvivenza complessiva e il profilo di sicurezza. Nei 13 pazienti sottoposti a valutazione della malattia successivamente al regime R2A, sono state osservate una risposta oggettiva nel 69% dei pazienti e una CR nel 31% dei pazienti. Il tasso PFS a 6 mesi è stato pari all’83% e un solo paziente ha riscontrato una progressione della malattia dopo la risposta oggettiva iniziale.

Nel corso dello studio, sulla popolazione di 22 pazienti la dose è stata ridotta per lenalidomide e acalabrutinib rispettivamente in 3 pazienti e 1 paziente in seguito a tossicità ematologiche. Tre pazienti hanno riscontrato una tossicità superiore al grado 2 e l’evento avverso più frequente, indipendentemente dal grado, è stata la tossicità cutanea, osservata in 4 pazienti. I dati indicano che il regime R2A è stato pertanto ben tollerato da pazienti coreani con linfoma a cellule B refrattario/recidivato e l’analisi iniziale in pazienti con DLBCL non-GCB ha mostrato una risposta promettente.

I regimi a combinazione possono migliorare gli esiti per i pazienti, tuttavia, la combinazione di trattamenti dai costi elevati può rendere insostenibile il costo complessivo. Le strutture responsabili dei costi cercano quindi sempre di più nuovi modelli di determinazione dei prezzi e modalità di gestione dell’impatto dei trattamenti a combinazione sul budget. L’introduzione di rituximab biosimilare nel regime R2A promette di ridurre il costo complessivo della terapia.

Commenta Youngil Koh, Professore associato presso l’ospedale dell’Università nazionale di Seoul e sperimentatore principale dello studio: “Nonostante l’introduzione di nuovi farmaci per il trattamento del linfoma, preoccupa sempre di più il costo dello stesso. I biosimilari promettono di consentire l’esplorazione di regimi migliori e di aumentare l’accesso a farmaci e regimi innovativi. Incorporando rituximab biosimilare in terapie a combinazione unitamente a nuovi farmaci, è possibile ridurre il costo complessivo, migliorando l’accesso offerto ai pazienti.”

Aggiunge Hyoung-Ki Kim, Vicepresidente del consiglio di amministrazione Celltrion Healthcare: “Nella comunità dei professionisti dell’ematologia suscitano sempre più interesse lenalidomide e acalabrutinib, e Celltrion Healthcare è impegnata nello svolgere continuamente ricerche innovative nello sviluppo di nuovi regimi, come la terapia a combinazione R2A, a sostegno della cura dei pazienti.”

Recentemente, l’OMS ha riconosciuto l’importanza dell’accesso a rituximabe ha conferito la prequalificazione a Truxima, facendone il primo prodotto bioterapeutico similare a rituximab ad avere conseguito la prequalificazione da parte dell’organizzazione stessa. Conclude Hyoung-Ki Kim: “La prequalificazione di questo trattamento segna un altro passo in avanti nel rendere questo farmaco disponibile in molti paesi del mondo come un’opzione terapeutica dal costo accessibile.”

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