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Nel tumore della mammella più difficile da trattare, quello triplo negativo, l’associazione di pembrolizumab e chemioterapia è in grado di eliminare le cellule tumorali nella mammella e nei linfonodi prima dell’intervento chirurgico. Lo dimostrano i risultati dello studio di fase 3 KEYNOTE-522 per il trattamento neoadiuvante e adiuvante di pazienti con tumore mammario triplo negativo in stadio iniziale. Lo studio ha valutato un regime neoadiuvante di pembrolizumab, terapia anti-PD-1, in associazione alla chemioterapia, seguita da pembrolizumab come monoterapia adiuvante rispetto a un regime di chemioterapia neoadiuvante seguito da placebo in adiuvante. I risultati di un’analisi ad interim, che derivano dal primo studio randomizzato con una terapia anti-PD-1 nel setting neoadiuvante e adiuvante per il TNBC, sono stati presentati durante il Presidential Symposium al Congresso della European Society for Medical Oncology 2019.
In fase neoadiuvante, il trattamento con pembrolizumab in associazione alla chemioterapia ha aumentato significativamente la risposta patologica completarispetto alla chemioterapia da sola, dal 51,2% con chemioterapia neoadiuvante al 64,8% con pembrolizumab e chemioterapia neoadiuvante nelle pazienti con TNBC in stadio iniziale. La risposta patologica completa, uno dei due endpoint primari, era definita come ypT0/Tis yp N0. Il vantaggio osservato con l’aggiunta di pembrolizumab alla chemioterapia neoadiuvante era indipendente dall’espressione di PD-L1. Per quanto riguarda la sopravvivenza libera da eventi, l’altro endpoint primario dello studio, dopo un follow-up mediano di 15,5 mesi, pembrolizumab ha ridotto il rischio di progressione nella fase neoadiuvante e la recidiva nella fase adiuvante del 37% – una tendenza favorevole per EFS – rispetto al regime con chemioterapia-placebo.
Il profilo di sicurezza con pembrolizumab e chemioterapia di KEYNOTE-522 era in linea con quanto osservato in precedenti studi.
“Nel 2019 in Italia sono stimati 53.500 nuovi casi di tumore della mammella e la forma triplo negativa, il 15%, è la più aggressiva – afferma Giuseppe Curigliano, Professore di Oncologia Medica all’Università di Milano e Direttore Divisione Sviluppo di Nuovi Farmaci per Terapie Innovative all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Fino ad oggi per queste pazienti la chemioterapia era l’unica terapia utilizzabile, dal momento che, a differenza di quanto avviene nei tipi recettori ormonali positivi e HER2-positivi, manca un bersaglio specifico per la cura della malattia. La risposta patologica completa è un parametro molto importante perché consiste nell’assenza di tumore invasivo sia nella mammella che nei linfonodi ed è strettamente correlato all’esito favorevole a lungo termine, cioè alla sopravvivenza”.
Come precedentemente annunciato, la FDA statunitense ha designato l’associazione pembrolizumab e chemioterapia quale Breakthrough Therapy per il trattamento neoadiuvante delle pazienti con TNBC ad alto rischio in stadio iniziale. La Breakthrough Therapy Designation è stata garantita sulla base dei dati degli studi di fase Ib KEYNOTE-173 e di fase 2 I-SPY, che hanno dimostrato una promettente attività antitumorale di questa combinazione nel setting neoadiuvante.
Come precedentemente annunciato, MSD ha in programma la condivisione dei dati iniziali dell’analisi ad interim dello studio KEYNOTE-522 con le Autorità regolatorie. L’Azienda continua a procedere con il solido programma di sviluppo clinico di pembrolizumab nel tumore mammario, che abbraccia parecchi studi collaborativi interni ed esterni, inclusi KEYNOTE-355 e KEYNOTE-242.
KEYNOTE-522 è uno studio di fase 3, randomizzato, in doppio cieco. I due endpoint primari di pCR e di sopravvivenza libera da eventi sono stati valutati sulla base di un approccio sequenziale di gruppo pre-specificato. Gli endpoint secondari includono il tasso di pCR utilizzando definizioni alternative, la sopravvivenza globale, pCR, EFS e OS nelle pazienti i cui tumori esprimono un CPS di PD-L1 ≥1, e la sicurezza. Lo studio ha arruolato 1.174 pazienti randomizzate 2:1 a ricevere: Regime pembrolizumab, con pembrolizumab associato a paclitaxel e carboplatino per quattro cicli, seguito da pembrolizumab associato a ciclofosfamide e doxorubicina o epirubicina per quattro cicli come terapia neoadiuvante prima dell’intervento chirurgico, seguito da nove cicli di pembrolizumab come monoterapia adiuvante dopo la resezione chirurgica; oppure Regime di chemioterapia-placebo: placebo associato a paclitaxel per quattro cicli, seguito da placebo associato a ciclofosfamide e doxorubicina o epirubicina per quattro cicli, seguito da nove cicli di placebo come terapia adiuvante dopo la resezione chirurgica.
Il TNBC è una forma aggressiva di cancro della mammella che ha la caratteristica di presentare un elevato tasso di recidiva entro i primi cinque anni dalla diagnosi. Mentre alcuni tumori mammari possono risultare positivi al recettore per gli estrogeni, al recettore per il progesterone o al recettore 2 per il fattore umano di crescita epidermica, il TNBC è negativo a tutti tre i test. Il risultato è che il TNBC non risponde alle terapie mirate verso questi marcatori, rendendo ancora più difficile il trattamento. Circa il 15-20% delle pazienti con tumore mammario riceve diagnosi di TNBC.

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