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Svolta per il tumore dell’ovaio: meno casi, più sopravvivenza

I più importanti ginecologi oncologi a livello internazionale, riuniti all’Istituto Europeo di Oncologia per il decennale del Centro di Alta Specializzazione per il carcinoma ovarico, confermano l’inversione di tendenza nella storia del tumore dell’ovaio.

Per la prima volta l’incidenza tende a diminuire in maniera statisticamente significativa, -0,8% per anno, mentre la sopravvivenza aumenta grazie ai farmaci innovativi. Una svolta però, sottolineano gli esperti, che riguarda chi afferisce ai centri superspecializzati, che in Italia purtroppo sono ancora una rarità.

“Nel 2008 nasceva presso l’Istituto Europeo di Oncologia l’Ovarian Cancer Center, sul modello di una simile iniziativa fondata da Robert Bristow presso la Johns Hopkins University di Baltimora – spiega Nicoletta Colombo, Direttore del Programma di Ginecologia IEO – Gli obiettivi principali erano quelli di migliorare le tecniche di diagnosi precoce, la sopravvivenza e la qualità di vita delle pazienti con tumore ovarico, e contemporaneamente incrementare la ricerca di nuove cure. L’intenzione era anche creare in Italia un modello di alta specializzazione, che garantisse una continuità di cura e di sostegno assistenziale nel corso del complesso iter terapeutico del carcinoma ovarico.  Numerosi studi hanno dimostrato infatti che la gestione delle pazienti con carcinoma ovarico da parte di ginecologi oncologi, all’interno di strutture specializzate, si traduce in un significativo e concreto miglioramento della cura ed ha in ultima analisi anche risvolti economici positivi per il sistema sanitario”.

Lo IEO OCC nasce quindi per rispondere a un bisogno clinico urgente, ma la ricerca è il suo tratto distintivo. 

“Grazie all’elevato numero di pazienti che afferiscono al centro (le procedure chirurgiche sono circa 400 all’anno) – continua Colombo – siamo in grado di offrire l’accesso a numerosi studi clinici con farmaci sperimentali. I trials in corso includono l’utilizzo di farmaci innovativi come l’immunoterapia, i PARP inibitori, gli anticorpi coniugati con farmaci.

La ricerca non riguarda soltanto il trattamento ma anche la prevenzione: collaboriamo ad uno studio Europeo che vuole identificare le donne a rischio di sviluppare uno dei quattro tumori femminili attraverso un prelievo dalla cervice uterina (simile al Pap test) o dalla saliva. Abbiamo inoltre un laboratorio di ricerca dedicato, che utilizza i campioni tumorali asportati chirurgicamente per numerosi progetti di ricerca: la stretta collaborazione tra clinici e ricercatori fa sì che le ricerche di laboratorio vengano fatte sul tumore dei pazienti e non su linee cellulari. Questo potrebbe portare in futuro la possibilità di sviluppare modelli sperimentali in laboratorio che riproducono le caratteristiche del tumore di una specifica paziente, per la quale quindi studiare approcci terapeutici innovativi. Tra le principali linee di ricerca va citata la caratterizzazione molecolare delle cellule staminali del tumore ovarico al fine di indentificare potenziali bersagli terapeutici specifici per queste cellule che rappresentano la causa principale della tendenza alla recidiva di questo tumore.” 

“I nostri risultati sono eccellenti e internazionalmente riconosciuti – conclude Angelo Maggioni, Direttore della Chirurgia ginecologica – ma dieci anni fa, come oggi, non vogliamo essere un’isola felice. Siamo soddisfatti di quanto abbiamo ottenuto per le nostre pazienti, ma il nostro pensiero va alle migliaia di donne in Italia con tumore ovarico, che la rete, troppo limitata, di Centri come il nostro non riesce ad intercettare. Il tumore ovarico è una malattia insidiosa perché non presenta sintomi e non ha esami di screening di popolazione.  Viene quindi diagnosticata in 8 casi su 10 in fase avanzata, quando sono necessari trattamenti complessi, a partire dalla chirurgia, che richiedono una expertise e una preparazione molto specifica. Per il decennale dello IEO Ovarian Cancer Center chiediamo alle autorità politiche, alle associazioni pazienti e ai media di aiutarci a rendere consapevoli le donne che ricevono una diagnosi di tumore ovarico, dell’importanza di recarsi subito in un centro ad alta specializzazione”.

In Italia per il 2018 sono attesi 5.200 nuovi casi di tumore ovarico, vale a dire 3% dei tumori femminili. Gli ultimi dati disponibili (2015) indicano che i decessi causati da questo tumore in Italia sono stati 3.186, pari al 5% dei decessi per tumore nelle donne. Nonostante una buona risposta al trattamento di prima linea, circa il 70% delle pazienti recidiva entro 3 anni dalla diagnosi.  Grazie ai nuovi trattamenti oggi è possibile cronicizzare la malattia anche per anni, con una buona, spesso ottima, qualità di vita.