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Alleanza Contro il Cancro: “L’oncochip ci aiuterà a predire la cura dei tripli negativi”

È possibile ottenere, dalle alterazioni della cellula tumorale, elementi di predizione per lo sviluppo di terapie molecolari specifiche? Si può, in sostanza, con le conoscenze attuali, disegnare un identikit terapeutico preventivo per ciascun Paziente? Il Working Group Mammella di Alleanza Contro il Cancro concentra la maggior parte dei propri sforzi in questa direzione.
«Lo studio in corso e condiviso tra 16 dei 23 Istituti che formano ACC – spiega Lucia Del Mastro (nella foto), segretaria del WG basato all’ospedale policlinico IRCCS San Martino di Genova – si focalizza su un sottotipo tumorale in cui oggi è più difficile raggiungere una percentuale di guarigioni elevata. Il nostro obiettivo è individuare marcatori predittivi di risposta per personalizzare il trattamento terapeutico».
Nel mirino dei ricercatori il carcinoma mammario «triplo negativo» per il quale, proprio per la sua «negatività» ai tre principali bersagli utilizzati per il trattamento delle altre forme di tumore della mammella non esistono trattamenti specifici.
Il percorso indicato da Del Mastro passa attraverso l’utilizzo di un oncochip che servirà per individuare un pannello di geni le cui alterazioni possono essere sì responsabili della resistenza ai farmaci ma, al contempo, predittive della risposta a nuovi trattamenti biologici mirati, molto più efficaci e con una percentuale di tossicità estremamente inferiore.
Oltreché nelle competenze dei ricercatori e dei clinici che lo compongono, la forza del WG Mammella, come per tutti gli altri di ACC, sta nella consistenza dei numeri: «I casi trattati ogni anno dalle 16 strutture che afferiscono al WG – spiega Dal Mastro – sono circa 10 mila, un numero molto elevato rispetto all’incidenza nazionale della neoplasia. Il lavoro in rete ci consente una maggiore speditezza e più elevate probabilità di successo nella ricerca di nuove soluzioni terapeutiche». Responsabile pre-clinico del WG è Maria Grazia Daidone dell’INT di Milano mentre il coordinatore clinico è Marco Colleoni dell’IEO, sempre del capoluogo lombardo.
Circa una donna su otto, nel corso della sua vita, sviluppa un tumore della mammella. Soltanto in Italia, lo scorso anno, ne sono stati diagnosticati oltre 50mila nuovi casi. «È la neoplasia più frequentemente individuata nelle donne e l’età media di insorgenza si attesta intorno ai 60 anni. Va parallelamente annotata – aggiunge ancora Del Mastro – una progressiva riduzione della mortalità legata sia alla possibilità di diagnosi precoce sia ai miglioramenti terapeutici, siano essi chemioterapici, endocrini o biologici. In particolare, negli ultimi 15 anni, l’applicazione di questi trattamenti dopo l’intervento ha innalzato la quota delle Pazienti lungo sopravviventi dall’81% all’85%. In questo senso l’Italia detiene uno dei tassi più elevati a livello europeo».