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Nuova metodica per identificare le interazioni tra scompenso cardiaco e insufficienza renale

Lo scompenso cardiaco acuto e l’insufficienza renale: due patologie spesso associate visto che i due organi, il cuore e i reni, interagiscono sui meccanismi di regolazione vaso-motori e sulla omeostasi idrica e dei sali minerali del corpo umano che sono entrambi alterati nello scompenso cardiaco. È questo l’oggetto dello studio multicentrico internazionale condotto dal professor Alberto Palazzuoli, responsabile della UOS Malattie Cardiovascolari afferente alla Medicina Interna 1, diretta dal professor Ranuccio Nuti, dell’Azienda ospedaliero-universitaria Senese, in collaborazione con la UOC Cardiologia ed il supporto delle Università di Yale e Glasgow. Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Cardiology. «Lo scompenso cardiaco acuto rappresenta la prima causa di ospedalizzazione nei Paesi occidentali e circa un terzo dei pazienti ricoverati va spesso incontro ad una nuova riacutizzazione entro i primi sei mesi dalla dimissione – spiega il professor Albero Palazzuoli (nella foto) – Lo studio ha dimostrato che, nelle fasi acute della malattia circa il 40% dei pazienti sviluppa un peggioramento della funzionalità renale. Tuttavia solo alcune tipologie di insufficienza renale sono più strettamente correlate ad una prognosi peggiore. In particolare, abbiamo analizzato i valori di alcuni parametri di laboratorio in quei pazienti che presentavano insufficienze cardiaca e renale associate: ne è emerso che bio-marcatori, non strettamente legati alla funzione renale e facilmente misurabili con i comuni esami del sangue, esprimevano un adattamento sfavorevole agli stimoli neuro-endocrini associata a un’elevata ritenzione di acqua e sali minerali. L’attivazione di questi meccanismi comporta una maggior compromissione del quadro cardiocircolatorio e un aumento del lavoro cardiaco. In estrema sintesi – conclude Palazzuoli – lo studio dimostra come la scoperta di uno specifico pattern di insufficienza renale durante la fase precoce di riacutizzazione dello scompenso identifica i pazienti con un rischio aumentato ed una prognosi sfavorevole. Un approccio terapeutico più mirato, orientato al riconoscimento e al trattamento precoce della ipertensione venosa centrale e polmonare e alla salvaguardia della funzione renale attraverso specifiche terapie, quali ultrafiltrazione e impianto di device di supporto per la circolazione, potrà migliorare il decorso clinico di questi pazienti».

All’Istituto Clinico Sant’Ambrogio impiantato anello per l’insufficienza mitralica

È stato impiantato, per la prima volta in Italia, dall’Unità Operativa di Cardiochirurgia mininvasiva, diretta dal dottor Mattia Glauber, dell’Istituto Clinico Sant’Ambrogio, il nuovo anello protesico di ultima generazione Memo 4D, su due giovani pazienti con severa insufficienza della valvola … Per saperne di più

Studio UCBM svela possibile causa dell’insufficienza cardiaca cronica

I ricercatori dell’Università Campus Bio-Medico di Roma hanno scoperto e dimostrato, per la prima volta, il ruolo decisivo di una molecola lipidica, la resolvina D1, nell’insorgenza dell’insufficienza cardiaca cronica, patologia grave che si manifesta con l’impossibilità del cuore di pompare adeguatamente il sangue. Una malattia che in … Per saperne di più

Boston Scientific lancia in Europa il servizio diagnostico per insufficienza cardiaca HeartLogic

Boston Scientific Europe ha presentato, in occasione del Congresso sullo Scompenso Cardiaco che si è tenuto a Vienna, il nuovo servizio diagnostico per insufficienza cardiaca HeartLogic. Il nuovo sistema, il primo e unico strumento diagnostico che permette il trattamento proattivo … Per saperne di più