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Obesità: in occasione di EXPO2015 il contributo degli esperti internazionali alla Carta di Milano

Sabato scorso presso il Padiglione dell’Unione Europea a EXPO Milano, l’European Association for the Study of Obesity (EASO), la Società Italiana dell’Obesità (SIO) e il Centro per lo Studio e la Ricerca sull’Obesità (CSRO) dell’Università degli Studi di Milano l’EASO Milan Declaration hanno presentato un invito all’azione per riconoscere e trattare l’obesità, che viene identificata come la vera e propria epidemia in tutte le nazioni europee. Il quadro delineato durante il recente congresso europeo sull’obesità (ECO) dipinge uno scenario preoccupante: se il trend attuale non dovesse mutare, entro il 2030 in quasi tutti i Paesi europei si avrà  un sostanziale aumento dell’incidenza di obesità. “Anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha recentemente lanciato un preoccupante allarme riguardo l’epidemia dell’obesità” afferma Paolo Sbraccia, Presidente SIO. “Soltanto  nel nostro paese il 10 per cento della popolazione è obeso mentre il 40 per cento è in sovrappeso. L’OMS prevede che entro  i prossimi 15 anni in Italia le donne sovrappeso saranno una su due e gli uomini il 70%. L’obesità  raggiungerà il 15% tra le donne e il 20% tra gli uomini”, conclude. “È chiaro che il controllo e la gestione del peso devono giocare un ruolo di primario nella riduzione delle malattie e della mortalità delle popolazioni in Europa e nel mondo”, sostiene  Gema Frühbeck del CIBEROBN dell’Università di Navarra, Spagna, e past president EASO. “L’EASO è determinata a fornire guida e supporto ai governi per promuovere e sostenere azioni che riducano l’impatto del sovrappeso patologico in Europa grazie alla prevenzione e la sua gestione. È necessario però uno sforzo più intenso ed efficace”. La Milan Declaration presentata sabato scorso ripercorre i punti fondamentali  di quella messa a punto al Congresso europeo sull’obesità tenutosi a Milano nel 1999, che chiedeva il riconoscimento dell’obesità come malattia e un’azione concertata per combatterla. “Il documento di oggi – ha affermato Michele Carruba, past president SIO e Direttore CSRO – vanta un’importante e fondamentale novità rispetto alla dichiarazione che avevamo redatto nel 1999 ossia l’adesione della società civile e delle associazioni di persone malate di obesità. Questo rappresenta un grande passo avanti verso una maggiore consapevolezza che il problema esiste e deve essere affrontato”. “L’obesità è causa delle maggiori patologie cronico-degenerative” prosegue l’esperto. “È stato stimato che la riduzione di 1 punto percentuale del numero di persone obese può evitare da 1 a 3 milioni di casi di tumore, malattie cardiovascolari, diabete e ipertensione tra i cittadini europei; se questa riduzione fosse del 5 per cento, i casi evitati sarebbero tra i 2 e i 9 milioni. Dunque è evidente, che la riduzione della prevalenza dell’obesità in Italia può comportare enormi risparmi in termini di sostenibilità il sistema sanitario. Questa operazione sicuramente comporterà una spesa ma i risparmi previsti superano di 3 volte l’investimento effettuato”. “La EASO Milan Declaration 2015 rappresenta il lascito della comunità medico-scientifica internazionale all’EXPO2015 e alla Carta di Milano,” conclude Carruba. La MILAN Declaration  che è stata firmata  dai massimi esponenti delle società scientifiche per l’obesità delle 32 nazioni che formano l’EASO spinge all’azione in svariate aree:

Riconoscere che gli individui e le comunità colpite da obesità richiedono comprensione, rispetto e supporto

Riconoscere che il sovrappeso e l’obesità rappresentano le principali cause di malattie che affliggono dal punto di vista sociale ed economico gli stati europei

Riconoscere che l’obesità, oltre a essere in alcuni casi una malattia altamente disabilitante e fatale di per sé, rappresenta un importante fattore di rischio per lo sviluppo di malattie non trasmissibili (NCDs)

Riconoscere che dando la priorità alla prevenzione e cura dell’obesità, i sistemi sanitari possono efficacemente ridurre i costi causati dalle malattie non trasmissibili, in particolar modo se l’intervento sulla malattia avviene precocemente

Adottare e promuovere un approccio multidisciplinare per identificare e migliorare le soluzioni pratiche per bloccare l’obesità

Rendere l’obesità una priorità nazionale tramite lo sviluppo, il supporto e il miglioramento delle strategie per combatterla. Queste strategie devono dare la precedenza all’educazione scientifica a studenti e professionisti, e alle campagne di informazione pubblica

Rendere prioritaria l’identificazione di bisogni non soddisfatti nella ricerca sull’obesità, nella cura e nell’educazione

Supportare la ricerca nazionale ed europea volta allo sviluppo di nuove ed efficaci strategie di prevenzione e gestione della malattia.

Il documento contiene anche una presa di posizione del Patient Council dell’EASO, il comitato che riunisce le associazioni di pazienti europee ed è stato costituito allo scopo di analizzare le sfide sociali poste dall’epidemia di obesità. Il Council dichiara: “L’obesità è un problema multidisciplinare in una società in rapida evoluzione. Gli individui sono vulnerabili ai cambiamenti che avvengono nella produzione alimentare, nella preparazione dei cibi, nel marketing e negli stili di vita. Molti di questi cambiamenti sono collegati all’obesità. Ci si deve seriamente chiedere se l’obesità in quanto tale sia una malattia o non piuttosto il sintomo di una società malata. Per questo dovremmo cercare di agire per cambiare la società e non solo gli individui”. Conclude poi: “oggi le colpe sono attribuite prevalentemente alla persona obesa. È necessario far comprendere che la responsabilità deve coinvolgere anche scienziati, medici, manager e legislatori. Occorre uno sforzo congiunto per perseguire gli obiettivi che ci si è prefissati con questa dichiarazione “.