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La Classifica Censis delle Università italiane

Anche quest’anno sono disponibili le classifiche delle università italiane elaborate dal Censis e divenute ormai un appuntamento annuale a supporto dell’orientamento di migliaia di studenti pronti a intraprendere la carriera universitaria. Si tratta di un’articolata analisi del sistema universitario italiano attraverso la valutazione degli atenei relativamente alle strutture disponibili, ai servizi erogati, al livello di internazionalizzazione e alla capacità di comunicazione 2.0. A questa classifica si aggiunge il ranking dei raggruppamenti di classi di laurea triennali, dei corsi a ciclo unico e, per la prima volta quest’anno, delle lauree magistrali biennali rispetto alle dimensioni della progressione di carriera e del grado di internazionalizzazione. Complessivamente si tratta di 63 classifiche, che possono aiutare i giovani e le loro famiglie a individuare con consapevolezza il percorso di formazione migliore.
Per il terzo anno consecutivo, l’anno accademico 2016-2017 ha registrato una ripresa delle immatricolazioni e una rinnovata attrattività dell’istruzione universitaria, scelta da oltre il 47% dei 19enni italiani. Sono i gruppi disciplinari economico-statistico e ingegneria a registrare le più alte quote di immatricolati.
Sul fronte dell’offerta, la dimensione internazionale acquisisce un peso sempre più consistente. Nell’ultimo anno accademico, più di 44.000 iscritti sono stati in mobilità, studiando e sostenendo esami presso un ateneo estero, e più del 23% di loro lo ha fatto attraverso programmi di mobilità internazionale diversi da Erasmus+, attivati grazie alla cooperazione internazionale dei singoli atenei. Questi ultimi, da parte loro, hanno ospitato oltre 29.000 studenti stranieri in mobilità. Nel 2016 quasi il 9% dei corsi di studio erogati era interamente in lingua inglese o con specifici curricula interamente in lingua inglese, mentre il 13% dei corsi di studio prevedeva il rilascio del titolo doppio o congiunto.
Tra i mega atenei statali mantiene la prima posizione in graduatoria l’Università di Bologna, con un punteggio complessivo pari a 91,2. Segue, come l’anno precedente, l’Università di Firenze a pari merito con l’Università di Padova e con l’Università di Roma La Sapienza. Al pari dello scorso anno, ultima in classifica tra i mega atenei statali è l’Università di Napoli Federico II, preceduta in penultima posizione dall’Università di Catania. L’Università Statale di Milano, infine, si conferma terzultima.
L’Università di Perugia continua a guidare la classifica dei grandi atenei statali, tendenzialmente stabile rispetto allo scorso anno nei punteggi dei singoli indicatori, salvo una contrazione di 5 punti relativamente alle strutture per gli studenti, totalizzando così un punteggio complessivo pari a 93,8. Con 92,0 scala la graduatoria di tre posizioni l’Università della Calabria, collocandosi al secondo posto, grazie all’apprezzabile incremento di 22 punti per borse di studio e altri interventi in favore degli studenti e di 12 punti per la comunicazione e i servizi digitali. Conferma la terza posizione in graduatoria anche quest’anno l’Università di Parma con un punteggio pari a 90,6. Scivola al quarto posto, perdendo due posizioni in un anno, l’Università di Pavia, con un punteggio complessivo di 87,8. New entry tra i grandi atenei statali è l’Università di Palermo, non più classificabile come mega ateneo a seguito della contrazione del numero di iscritti, occupando la settima pozione, preceduta dall’Università di Modena e Reggio Emilia e dall’Università di Cagliari. Penultima tra i grandi atenei è l’Università di Roma Tre con 76,6 punti. Segue, in ultima posizione, l’Università della Campania Luigi Vanvitelli con 74,2 punti, nonostante il sensibile incremento di 12 punti registrato per le strutture per gli studenti.
L’Università di Siena, come lo scorso anno, è in testa alla graduatoria dei medi atenei statali, con un punteggio totale di 99,0. Guadagna la seconda posizione l’Università di Sassari, con un punteggio di 98,0, sorpassando l’Università di Trento. Quest’ultima guadagna punti per borse e altri interventi in favore degli studenti e internazionalizzazione, ma retrocede per gli altri indicatori. Stabile al quarto posto è l’Università di Trieste, seguita dall’Università Politecnica delle Marche. New entry tra i medi atenei statali, per effetto dell’incremento di studenti iscritti, è l’Università di Macerata, che si colloca in ottava posizione. Chiudono il ranking rispettivamente all’ultimo, penultimo e terzultimo posto le Università di Napoli L’Orientale e Parthenope, e l’Università degli Studi Magna Graecia di Catanzaro.
Nella classifica dei piccoli atenei statali primeggia nuovamente l’Università di Camerino, con un punteggio complessivo di 91,4, cui segue l’Università di Foggia, che totalizza 87,6 punti e sale di due posizioni, occupando quello che lo scorso anno era il gradino dell’Università di Teramo, retrocessa al quarto posto e penalizzata in particolare dalla perdita di 18 punti relativamente alle strutture per gli studenti. L’Università di Cassino sale dal quinto al terzo posto, continuando l’ascesa della graduatoria iniziata lo scorso anno. La penultima e l’ultima posizione sono occupate rispettivamente dall’Università del Molise e dall’Università del Sannio.
Stabile la speciale classifica dei Politecnici, guidata dal Politecnico di Milano, seguito dallo Iuav di Venezia, secondo posizionato, e dai Politecnici di Torino e di Bari, rispettivamente terzo e quarto.
Non riserva soprese, infine, la classifica degli atenei non statali, sostanzialmente stabile nelle diverse classi dimensionali, ad eccezione del passaggio dai piccoli ai medi atenei dello Iulm di Milano. Tra i grandi atenei primeggia anche quest’anno l’Università Bocconi, seguita dall’Università Cattolica. Tra i medi è prima la Luiss, seguita dalla Lumsa. Tra i piccoli, più numerosi, la Libera Università di Bolzano è seguita dalla Liuc-Università Cattaneo. Concludono la graduatoria l’Università Lum Jean Monnet, in ultima posizione, preceduta dall’Università Europea di Roma. Ad eccezione del passaggio dello Iulm dai piccoli ai medi atenei non statali, all’interno della graduatoria si confermano nel complesso le posizioni dello scorso anno.