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Qualche settimana fa, nell’ospedale cittadino è stato effettuato un primo intervento di litotripsia SHOCKWAVE. Con parole più semplici, si tratta di una procedura e tecnica che mira alla frantumazione e riduzione dei calcoli così da agevolarne l’eliminazione. Può essere praticata per via intracorporea, invasiva o minimamente invasiva, o extracorporea. Questa metodica consiste nell’erogazione di onde pulsatili, da parte di un palloncino inserito nella coronaria e dotato di appositi emettitori, in grado di attraversare i tessuti molli, ed esercitare un effetto localizzato sui vasi coronarici, distruggendo selettivamente il calcio presente nelle placche che, appunto, non permetterebbe un corretto posizionamento degli stent coronarici che solitamente vengono utilizzati per riaprire le coronarie stenotiche e/o occluse.

Poco tempo fa, presso il reparto di Cardiologia Interventistica dell’Ospedale Civile di Rovigo, è stato effettuato uno dei primi interventi in Italia con il metodo della litotripsia intravascolare che fonda il suo meccanismo d’azione sui medesimi principi di quella corporea –  impiegata in urologia-  per la disgregazione dei calcoli renali. Tale metodica costituisce un approccio assolutamente innovativo e può essere impiegata, a fianco degli strumenti tradizionali, nel trattamento delle lesioni calcifiche delle coronarie. Grazie a questo innovativo approccio il paziente, preparato dall’intera equipe della Cardiologia Interventistica di Rovigo, è stato quindi sottoposto ad angioplastica coronarica da i medici Paolo Cardaioli e Massimo Giordan che, utilizzando un palloncino dotato di tecnologia SHOCKWAVE, sono riusciti ad ottenere la completa disgregazione del calcio coronarico, permettendo quindi la perfetta espansione dello stent coronarico. Tale intervento, condotto con approccio mininvasivo, in anestesia locale ed utilizzando come accesso un’arteria del braccio, è stato eseguito su uno stent coronarico medicato di ultima generazione e proprio per questo rappresenta uno dei primi casi eseguiti in Italia. La procedura, che ha permesso quindi di non sottoporre il paziente ad un delicato intervento di by-pass aorto coronarico, è stata condotta in assenza di complicanze di alcun genere tanto che il paziente è stato dimesso dopo aver trascorso alcuni giorni d’osservazione presso il reparto di Cardiologia. “Il continuo sviluppo tecnologico mette a disposizione sempre nuove frecce nella faretra dei nostri medici che tuttavia devono essere contestualizzate nel singolo paziente al fine di poter trattare al meglio tutti gli scenari della cardiopatia ischemica che, essendo la prima causa di morte nei Paesi industrializzati, resta una battaglia ancora lontana dalla risoluzione e su cui la prevenzione dovrà giocare sempre più un ruolo di primo piano – spiega il direttore Generale Antonio Compostella – con grande piacere che diamo questa notizia, a testimonianza della qualità e modernità dell’ospedale di Rovigo e della sanità polesana”.

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