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Le società farmaceutiche Janssen di Johnson & Johnson hanno annunciato oggi i dati del trattamento in combinazione di due studi e di un’analisi integrata a lungo termine per la valutazione dell’uso di Imbruvica nel trattamento di pazienti LLC non sottoposti a terapie precedenti. I risultati di un’analisi di follow-up a 48 mesi dello studio clinico di fase 3 E1912 hanno rivelato una differenza statisticamente significativa nella PFS e OS per ibrutinib in combinazione con rituximab rispetto al regime chemio-immunoterapico standard con FCR. L’ultima analisi integrata dagli studi di fase 3 RESONATE e RESONATE-2 sull’uso di ibrutinib in monoterapia nei pazienti LLC, inoltre, ha evidenziato che, nell’ambito di un follow-up fino a sei anni, la PFS, l’OS e i valori di risposta sono migliorati con ibrutinib utilizzato in linee terapeutiche precedenti. Durante questo follow-up esteso, ibrutinib è stato tollerato in tutte le linee terapeutiche, con il 19% di pazienti che hanno abbandonato la terapia a causa di eventi avversi.

I risultati presentati dallo studio di fase 2 CAPTIVATE, inoltre, suggeriscono che i pazienti che hanno ricevuto ibrutinib in combinazione con venetoclax come trattamento di durata limitata hanno ottenuto valori elevati di uMRD nel sangue periferico e nel midollo osseo.

Questi nuovi risultati dallo studio E1912, RESONATE/RESONATE-2 e CAPTIVATE sono stati presentati al congresso annuale 2019 dell’American Society of Hematology.

“Siamo estremamente soddisfatti dei risultati di follow-up dello studio clinico di fase 3 E1912, che dimostrano come l’utilizzo sperimentale di ibrutinib in combinazione con rituximab estenda l’OS per pazienti LLC non trattati in precedenza. Con l’analisi integrata degli studi di fase 3 RESONATE e RESONATE-2, inoltre, ibrutinib ha dimostrato un miglioramento nella OS in pazienti non trattati e recidivanti, con risultati migliori in linee terapeutiche precoci”, ha commentato il Dr. Craig Tendler, vicepresidente per lo Sviluppo clinico e gli affari medici globali della divisione oncologica di Janssen Research & Development, LLC. “Siamo soddisfatti anche dei primi dati di MRD del regime di durata predeterminata di ibrutinib in combinazione con venetoclax nello studio clinico di fase 2 CAPTIVATE, che ha riferito un valore elevato di MRD non rilevabile a 15 mesi sia nel sangue periferico, sia nel midollo osseo”.

“I dati presentati all’ASH vanno ad aggiungersi alla solida base di prove a supporto della sicurezza ed efficacia di ibrutinib come trattamento di prima linea, in monoterapia o in combinazione con altre terapie”, ha commentato il Dr. Patrick Laroche, responsabile dell’area terapeutica di ematologia per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa di Janssen-Cilag. “Poiché la chemioterapia non è appropriata per tutti i pazienti, è necessario disporre di opzioni terapeutiche non chemioterapiche; ci impegniamo a esplorare vari regimi in combinazione a base di ibrutinib”.

Sono stati presentati anche i dati sui risultati a più lungo termine dello studio clinico di fase 3 E1912, disegnato e condotto dall’ECOG-ACRIN Cancer Research Group e patrocinato dal National Cancer Institute, parte dei National Institutes of Health. Come già riportato in precedenti presentazioni di dati, lo studio ha valutato 354 pazienti LLC non trattati in precedenza, di età massima di 70 anni, randomizzati a ricevere ibrutinib e rituximab oppure sei cicli di FCR per via endovenosa ogni 28 giorni.1

A un follow-up mediano di 48 mesi, il 73% dei pazienti nel braccio trattato con ibrutinib più rituximab ha continuato a ricevere ibrutinib, con un tempo mediano di trattamento di 43 mesi. I vantaggi in termini di PFS sono stati osservati nel braccio trattato con ibrutinib più rituximab rispetto al braccio trattato con FCR. I miglioramenti in termini di OS sono inoltre continuati nel braccio trattato con ibrutinib più rituximab.

Eventi avversi di grado 3 e superiori associati al trattamento sono stati osservati nel 70% dei pazienti nel braccio trattato con ibrutinib più rituximab rispetto all’80% nel braccio trattato con FCR.

Lo studio clinico di fase 2 CAPTIVATE ha valutato 164 pazienti LLC di età inferiore ai 70 anni non trattati in precedenza. I pazienti hanno ricevuto ibrutinib in monoterapia come trattamento iniziale per tre cicli, seguiti da 12 cicli a base di ibrutinib in combinazione con venetoclax. Lo stato di MRD è stato valutato nel sangue periferico dopo 6, 9 e 12 cicli, e nel midollo osseo dopo 12 cicli di ibrutinib più venetoclax.

“I nuovi risultati dello studio CAPTIVATE hanno dimostrato che il regime totalmente orale di ibrutinib in monoterapia, seguito dalla combinazione a base di ibrutinib e venetoclax, ha consentito di ottenere tassi promettenti di malattia residua minima non rilevabile, un importante indice di risposta profonda, in pazienti LLC non trattati in precedenza”, ha spiegato il Dr. Constantine Tam, ematologo e responsabile del gruppo patologie, linfomi di basso grado e LLC presso il Peter MacCallum Cancer Centre, di Victoria, in Australia, e ricercatore principale dello studio. “Nostro obiettivo è continuare a esplorare il profilo di efficacia e sicurezza di questo regime e la sua potenziale capacità di fornire un’opzione di durata predeterminata nel trattamento di prima linea della LLC”.

I risultati hanno mostrato che la uMRD – definita come meno di una cellula LLC ogni 10.000 leucociti tramite citometria a flusso – è stata raggiunta in ogni momento dopo il basale in PB per il 75% dei pazienti e in BM per il 72% di essi. I valori elevati di uMRD nel BM erano coerenti nei sottogruppi a rischio elevato, in particolare nei pazienti con del(17p), una mutazione del(17p) o TP53, del(11q), cariotipo complesso e stato immutato di IGHV. In caso di uMRD in PB con campioni di BM corrispondenti, il 93% dei pazienti presentava una uMRD sia in PB che in BM. Su un follow-up mediano di 14,7 mesi, tre pazienti hanno riportato una progressione della malattia.

Gli EA più comuni di qualsiasi grado sono stati: diarrea e artralgia durante il trattamento con ibrutinib in monoterapia; e diarrea, neutropenia, nausea , infezione delle vie respiratorie superiori e spossatezza durante il trattamento con ibrutinib in combinazione con venetoclax. Gli EA che hanno portato a una riduzione della dose si sono verificati nel 20% dei pazienti complessivi. Gli EA che hanno portato alla sospensione definitiva del trattamento sono stati rari, e si sono verificati nel 7% dei pazienti complessivi.

I risultati dalla coorte randomizzata di sospensione del trattamento guidata da MRD e della coorte di durata predeterminata dello studio clinico CAPTIVATE sono attualmente in fase di ulteriore valutazione e verranno presentati nell’ambito di un prossimo convegno medico.

Ibrutinib, un inibitore della tirosina chinasi di Bruton primo nel suo genere, è sviluppato e commercializzato da Janssen Biotech, in associazione con Pharmacyclics LLC, una società AbbVie.

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