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E’ stata inaugurata venerdì 18 ottobre 2019, nella Medicina nucleare del Papa Giovanni XXIII, alla presenza dell’Assessore al Welfare di Regione Lombardia, Giulio Gallera, una strumentazione PET/CT evoluta, che consente scansioni veloci, ad alta risoluzione e una gestione avanzata del movimento, unendo così alte performance diagnostiche alla massima tutela della sicurezza e del comfort del paziente. “La nuova apparecchiatura è un tomografo total-body che utilizziamo prevalentemente in campo oncologico, neurologico e cardiologico – ha spiegato Andrea Bruno, direttore della Medicina nucleare e del Dipartimento di diagnostica per immagini dell’ASST Papa Giovanni XXIII -. Si tratta di un’apparecchiatura di ultima generazione che ci consente di ottenere immagini di elevata risoluzione e di studiare in modo molto accurato tumori, patologie degenerative cerebrali, patologie flogistiche e infettive nonché contribuire alla gestione del paziente affetto da cardiopatia ischemica. In particolare in campo oncologico, possiamo dire di avere a disposizione una versione evoluta e completamente digitale di una tecnologia che negli ultimi 20 anni ha cambiato i protocolli di stadiazione del malato oncologico consentendo elevata accuratezza diagnostica e migliorando la qualità di vita dei pazienti, evitando di sottoporli a procedure diagnostiche invasive e ad interventi chirurgici o terapie mediche non appropriate”.
La PET è una tecnologia diagnostica presente all’Ospedale di Bergamo fin dal 2002. Unisce PET e CT. L’apparecchiatura permette l’acquisizione contemporanea e la successiva fusione di entrambe le tipologie di immagini. La nuova apparecchiatura sostituisce la precedente già in uso agli allora Ospedali Riuniti di Bergamo e trasferita nel reparto di Medicina Nucleare del Papa Giovanni XXIII all’inizio del 2013. I lavori per l’installazione della nuova PET/CT sono iniziati nel maggio di quest’anno e sono durati circa un mese. Ad oggi sono già stati eseguiti più di 1.200 esami.
“L’installazione della nuova apparecchiatura è avvenuta senza interruzione del servizio diagnostico grazie al ricorso ad un sistema analogo posizionato su un mezzo mobile – ha spiegato Maddalena Branchi, Direttore dell’Ingegneria clinica del Papa Giovanni XXIII -. L’obiettivo di migliorare la qualità delle prestazioni è quindi stato raggiunto senza che i pazienti abbiano dovuto attendere tempi lunghi o rivolgersi ad altre strutture”.
Come per tutti gli esami di Medicina nucleare anche la nuova PET/CT prevede l’iniezione per via endovenosa di un radiofarmaco, che tende a concentrarsi in modo specifico nella sede dove vi è un patologico incremento del metabolismo cellulare emettendo “radiazioni” chiamate positroni. L’apparecchiatura rileva le radiazioni e le trasforma in immagini, che con la nuova PET/CT sono così accurate da poter valutare lesioni anche di pochi millimetri.
“La nuova apparecchiatura, oltre a fornire ai clinici immagini di elevata risoluzione, garantisce al paziente maggiore comfort, grazie alla riduzione della durata dell’esame, e anche minori rischi perché richiede una somministrazione ridotta di radiofarmaco – ha spiegato Stefano De Crescenzo, direttore della Fisica sanitaria del Papa Giovanni XXIII -. Mentre gli scanner PET/CT convenzionali effettuano gli esami spostando sequenzialmente il lettino su posizioni predefinite, la tecnologia della nuova apparecchiatura consente la scansione per mezzo di un movimento continuo del lettino. Questo rende l’esame più confortevole, riduce la dose da radiazioni erogate dalla TC e consente di personalizzare i protocolli d’esame, la velocità e la durata della scansione in relazione alle necessità cliniche del singolo paziente, all’organo e alla patologia da studiare. Il miglioramento della qualità della diagnosi e della sicurezza del paziente è ottenuto quotidianamente grazie ad un approccio multidisciplinare alla gestione del processo diagnostico cui l’apparecchiatura è dedicata”.
La nuova PET/CT ha un valore di quasi 2 milioni di euro, investimenti coperti con fondi messi a disposizione da Regione Lombardia.
“Il Papa Giovanni XXIII di Bergamo è in grado di fornire risposte in termini di diagnosi, cura e assistenza ad un ampio spettro di malattie che vanno dalle patologie più comuni alle malattie rare. In particolare in campo oncologico ed ematologico siamo un punto di riferimento per un territorio di oltre un milione di persone, soprattutto per chi richiede cure complesse e approcci multidisciplinari – ha commentato Maria Beatrice Stasi, direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII –. Qui eseguiamo diagnosi, trattamento e follow up di pazienti adulti e pediatrici affetti da patologie onco-ematologiche, secondo le più avanzate tecnologie diagnostico-terapeutiche ad oggi disponibili e mediante l’utilizzo di strategie terapeutiche innovative mirate alla cura della malattia. Vorrei quindi ringraziare Regione Lombardia che sostiene lo sviluppo del Papa Giovanni XXIII, anche con investimenti così importanti, facendo di Bergamo uno dei centri italiani più moderni e tecnologicamente avanzati.”
Il Papa Giovanni XXIII di Bergamo si conferma all’avanguardia sul fronte della dotazione tecnologica al servizio della diagnosi e della cura. Infatti dispone anche di 3 sale operatorie ibride ad alta tecnologia: una dotata di risonanza magnetica a 1,5 tesla, una di tomografo computerizzato TC e una di angiografo biplano; una risonanza magnetica a magnete aperto con 270 gradi di campo libero; una risonanza magnetica a 3 tesla; tre acceleratori lineari per i trattamenti radioterapici più evoluti; sistemi diagnostici di sequenziamento del DNA; un acceleratore lineare in sala operatoria; un laboratorio interno dedicato alla lavorazione e conservazione delle cellule staminali emopoietiche per trapianto e allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche mediante utilizzo di terapie cellulari innovative grazie all’autorizzazione alla produzione di farmaci di piccolo volume rilasciata da AIFA.

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