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La diagnosi di parodontite era finora una fotografia, adesso diventa un “film” di cui si può indovinare il finale per provare a cambiarlo se necessario. È possibile con la nuova classificazione della malattia parodontale: quattro stadi diversi a gravità crescente, individuati tenendo conto della severità della malattia, la sua estensione e la complessità del trattamento, e tre gradi di rischio di un possibile peggioramento stabiliti valutando le caratteristiche del paziente, le altre patologie eventualmente presenti, i fattori di rischio predisponenti, lo stile di vita. Cambia così il modo di classificare l’infiammazione delle gengive e si apre la strada alla medicina di precisione per la salute orale, in cui ogni terapia o raccomandazione al paziente sarà davvero su misura. Grazie alla nuova classificazione della parodontite, presentata dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SidP) in occasione del XIX Congresso Internazionale Personalized Periodontology, a Rimini dal 21 al 23 marzo, sarà infatti possibile valutare meglio come potrà evolversi la malattia e quindi avere diagnosi più circostanziate e trattamenti più orientati sul paziente, necessari per arginarla al meglio in ciascun caso. L’obiettivo è superare le raccomandazioni uguali per tutti arrivando a una vera medicina di precisione per i 400.000 italiani a cui ogni anno viene diagnosticata una parodontite, ma anche per i 20 milioni che già convivono con l’infiammazione delle gengive, rischiando nel 15% dei casi perfino la perdita dei denti.

“La parodontite è una malattia innescata dalla placca batterica in grado di portare alla perdita di denti; intercettarla e bloccarla per tempo è fondamentale ma finora al momento della diagnosi scattavamo una sorta di “fotografia” della situazione – spiega Mario Aimetti, presidente SIdP – Adesso, con la nuova classificazione, la diagnosi diventa “dinamica” perché tenendo conto di molti più elementi possiamo prevedere meglio come si evolverà la malattia. La nuova classificazione della parodontite prevede una suddivisione in quattro livelli di gravità, come avviene già per altre malattie come i tumori, il morbo di Parkinson, le patologie renali croniche; i quattro livelli sono chiamati stadi e individuati valutando la severità, l’estensione della parodontite e la complessità di trattamento. A questi si aggiunge una suddivisione in tre gradi che rappresentano il rischio di progressione della malattia nel singolo paziente sulla base di fattori predisponenti come il fumo o patologie concomitanti come il diabete: inserire questi elementi aggiuntivi nella valutazione significa capire chi è più o meno a rischio di andare incontro a un peggioramento dell’infiammazione e quindi, per esempio, ha una maggior probabilità di perdere denti per colpa della parodontite”. Riuscirci significa poter passare a una reale medicina di precisione, che indichi a ciascuno quel che è più indispensabile nel suo caso, dalla tipologia di intervento alla frequenza, la modalità e la strategia per le sedute di igiene dentale, per arrivare a trattamenti sempre meno invasivi e più personalizzati, ma soprattutto più efficaci per impedire la progressione della malattia. “La nuova classificazione è peraltro condivisa a livello internazionale dalla European Federation of Periodontology e dall’American Academy of Periodontology: ciò implica che la diagnosi seguirà ovunque gli stessi criteri, sarà condivisibile e anche molto più oggettiva – precisa Luca Landi, Presidente eletto SIdP – Inoltre la nuova classificazione, oltre a dare per la prima volta una precisa definizione di “salute parodontale”, resterà sempre attuale: se in futuro saranno individuati nuovi fattori di rischio per la parodontite, potranno essere integrati in questo sistema senza stravolgerlo. L’eventuale arrivo di biomarcatori efficaci, per esempio, potrebbe essere inserito nella classificazione mantenendo la stessa distinzione in stadi e gradi, ma contribuendo a focalizzare ancor più la diagnosi e quindi a indirizzare le cure in maniera ancora più incisiva. Oggi le possibilità di terapie personalizzate sono molto aumentate, dalla chirurgia di precisione a quella rigenerativa: per poterle impiegare al momento opportuno nel paziente più adatto è indispensabile però una diagnosi più precisa possibile e possiamo ottenerla finalmente con la nuova classificazione, che per la prima volta è capace di individuare anche il rischio di progressione della parodontite”.

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