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Pensate all’ultima volta che avete camminato per raggiungere un posto nuovo: quante strade mai viste prima, e quanti dubbi sulla direzione da prendere a un incrocio cercando di non perdersi. Ora pensate di fare la stessa cosa senza vedere dove state andando, oppure con una difficoltà di movimento: non vi sembra una sfida quasi impossibile?

La nostra giornata tipica, dal risveglio al viaggio verso il lavoro, dall’inviare una mail all’organizzare una riunione, fino alla visione di un film a casa la sera, è fatta di momenti che per chi porta una disabilità possono diventare estremamente complessi. In questo senso, la tecnologia può giocare un ruolo fondamentale nel restituire indipendenza e autonomia: l’importante è che si tratti di tecnologia accessibile.

Quando si parla di accessibilità, si intende la possibilità di rendere fruibili prodotti tecnologici a persone con una disabilità – sia essa cognitiva, della vista, dell’udito o del movimento. L’obiettivo è rimuovere le barriere che impediscono l’accesso a Internet e ai servizi che offre e che ormai fanno parte del nostro quotidiano. Ma una tecnologia accessibile può anche migliorare l’interazione con il mondo intorno.

Prendiamo per esempio la recente Guida vocale di Google Maps: per chi ha una disabilità visiva, questa funzionalità permette di interagire con lo smartphone attraverso la voce, così da ricevere informazioni dettagliate sulla distanza da una svolta e avvisi vocali che rendono il percorso a piedi più semplice e sicuro.

Tra gli strumenti per l’accessibilità sviluppati da Google, il più recente è Live Caption, che crea automaticamente i sottotitoli per qualunque contenuto audiovisivo riprodotto su un Pixel 4 – e in futuro su altri dispositivi – in modo da aiutare chi ha una disabilità dell’udito. Un altro strumento disponibile su Android è la Trascrizione Simultanea, che converte le parole che vengono pronunciate in un testo visualizzabile sullo schermo. Con Amplificatore, infine, è possibile filtrare e amplificare i suoni dell’ambiente circostante per migliorare l’ascolto.

Le tecnologie accessibili vengono in aiuto di chi ha una disabilità, ma possono anche migliorare l’esperienza di tutti gli utenti: i sottotitoli, per esempio, permettono ai 466 milioni di persone nel mondo che hanno subito una perdita dell’udito di fruire dei contenuti audiovisivi con maggiore autonomia, ma tutti possono usarli per seguire un film quando si è in un luogo pubblico, senza disturbare i vicini.

Si tende a pensare che le disabilità riguardino un numero ristretto di persone. Ma secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si tratta del 15 percento della popolazione mondiale, cioè oltre un miliardo di persone. Se includiamo le situazioni di disabilità temporanea – come una gamba rotta come nel caso della dislessia, spesso non diagnosticata – questo numero cresce enormemente. E se infine consideriamo l’effetto che ha una disabilità sul gruppo allargato di familiari e amici, ci rendiamo conto che questa condizione riguarda tutti.

È proprio per aiutare suo fratello Giovanni che Lorenzo Caggioni, Accessibility Engineer di Google, ha realizzato DIVA: un dispositivo che permette di interagire con l’Assistente Google senza dover usare la voce. Grazie a DIVA, Giovanni – che non vede e non parla – può accedere alla sua musica e ai suoi film preferiti con maggiore autonomia. E come Giovanni, molte altre persone potranno fruire di questa tecnologia semplice e inclusiva.

Molte delle attività interne a Google e dedicate all’Accessibilità sono guidate da persone come Lorenzo: idee che nascono da un’esigenza personale ma che hanno il potenziale di diventare utili a persone in tutto il mondo.

Proprio con l’obiettivo di rendere i prodotti più accessibili fin dalle fasi iniziali di progettazione, il Google Accessibility Team ha l’obiettivo di migliorare l’accessibilità dei prodotti di Google, ma offre anche formazione e assistenza a terze parti. Il team ha creato corsi online disponibili a tutti e ha raccolto le principali informazioni per gli sviluppatori, per gli utenti e per i partner su un sito dedicato.

Il Google Accessibility Team ha partecipato alla creazione di prodotti come Seleziona per ascoltare, che consente di selezionare con il tocco gli elementi sullo schermo di uno smarphone Android per sentirli descrivere ad alta voce e senza leggere; TalkBack, lo screen reader di Google integrato nei dispositivi Android; e Accesso vocale, che permette a chi ha difficoltà di movimento di controllare il dispositivo con il solo uso della voce, per aprire app, navigare online, inviare una mail e scattare una foto.

Tutte queste innovazioni e funzionalità non sarebbero possibili senza un ingrediente fondamentale: l’intelligenza artificiale. Grazie agli algoritmi di machine learning, le tecnologie Google sono in grado di riconoscere i suoni e trasformare un segnale vocale in un testo scritto e viceversa, così come di riconoscere le immagini e tradurre un gesto in un comando: è il caso di Teachable Machine, che mostra come attraverso il machine learning sia semplice istruire un computer per eseguire azioni diverse a seconda della postura di chi lo usa, facilitando così le interazioni per chi ha una disabilità motoria.

L’accessibilità è un valore centrale per Google e fa parte della missione dell’azienda di rendere le informazioni universalmente accessibili e utili. Questo significa non aspettarsi che le persone si adattino alla tecnologia, ma costruire prodotti che siano adatti alle esigenze di ogni persona.

“La grande promessa della tecnologia è dare a tutti la stessa possibilità di raggiungere i propri obiettivi. Fino a quando ci saranno degli ostacoli per qualcuno, il nostro lavoro non potrà dirsi finito.”, dichiara Sundar Pichai, CEO di Google

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