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Il lockdown ha inciso radicalmente sulle nostre scelte e sui nostri comportamenti. Ma, oltre ad impastare di più, come sono cambiate le abitudini alimentari? Per rispondere a queste domande l’OERSA del CREA Alimenti e Nutrizione ha condotto un’indagine nazionale, mediante un questionario appositamente messo a punto, con l’intento di documentare ed analizzare i mutamenti intercorsi nell’alimentazione quotidiana durante la quarantena. Hanno risposto circa 2.900 persone, provenienti da tutte le regioni di Italia, di cui il 75% costituito da femmine e il 25% da maschi. L’85% vive in famiglia e, di questi, il 22% con bambini di meno di 12 anni, mentre l’11% vive da solo. La fascia di età più rappresentata è quella di 30-49 e 50-69 anni. I giovani tra i 18 e i 29 anni sono il 24%. Gli intervistati sono caratterizzati da un elevato livello di istruzione – il 68% è laureato e il 28,5% diplomato – e da una scarsa aderenza alla dieta mediterranea per il 60%. Durante la quarantena, gli intervistati hanno dichiarato di aver aumentato il consumo di alimenti sani: verdura, frutta, legumi, acqua, olio extravergine d’oliva. Ma parallelamente, ben il 44,5% ha ammesso di aver mangiato più dolci e il 16% di aver bevuto più vino. Questo periodo è stato, inoltre, l’occasione per sperimentare nuovi cibi e nuove ricette, migliorando le proprie abitudini alimentari e maturando abitudini ecosostenibili. Il 44% degli intervistati, infine, è aumentato di peso per il maggiore apporto calorico, correlato ad una minore attività fisica, che ha riguardato il 53% del campione. Dato che viene confermato dall’esigenza di mettersi a dieta, espressa inoltre il 37% dei casi. Il commento “Pur con i limiti di un questionario auto-riferito e con un campione opportunistico–spiega Laura Rossi, ricercatrice CREA Alimenti e Nutrizione e coordinatrice OERSA – si può osservare che le limitazioni imposte dalla quarantena non hanno avuto effetti totalmente negativi sulla alimentazione e sullo stile di vita del campione in esame. A fronte dell’aumento di comfort food, abbiamo però anche maggiori quantità di frutta, verdura e soprattutto legumi. Si tratta in realtà di dati che sono in linea con quelli sulla spesa degli italiani nel primo trimestre del 2020. E che indicano che il tempo trascorso in cucina è stato orientato alla preparazione di piatti con ingredienti salutari. Tutto ciò ha favorito momenti di convivialità e di condivisione del pasto e ha portato inevitabilmente – complice l’assenza di attività fisica – ad un impatto sulla percezione del peso”. “Più in generale – continua Rossi – si conferma l’attenzione degli italiani ad una gestione attenta del cibo che vada evitare gli sprechi all’impegno nel fare la raccolta differenziata. L’approvvigionamento di cibo non sembra essere stato un problema e l’attitudine alla spesa si è rivolta anche verso alimenti nuovi, con un occhio fisso ai costi troppo alti. I bambini sono stati più coinvolti nelle attività della cucina, mentre per gli anziani si evidenzia una percezione di difficoltà nel fare la spesa.”

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