Conclusa la settima edizione dell’Healthcare Summit

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Le ultime sfide del SSN alla luce della Manovra 2019, il fronte dell’innovazione e del risparmio della spesa pubblica, le sinergie tra Health Tech e Pharma, la digitalizzazione dei processi per un’assistenza 4.0 tra ospedali e territorio sono stati al centro della settima edizione dell’Healthcare Summit, organizzato da 24 ORE Eventi in collaborazione con Il Sole 24 ORE e Sanità24, che si è svolto oggi a Roma.
I lavori del Forum si sono aperti con un inquadramento, a cura di Alberto De Negri, Partner KPMG, sul tema delle modalità con cui garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale, a cui è seguita una tavola rotonda centrata sulle soluzioni a disposizione per poter definire nuovi modelli sanitari basati sul valore, ossia una Value-based healthcare, con l’obiettivo di costruire una sanità innovativa, digitale e sostenibile.
Su questo tema sono intervenuti Patrizio Armeni, Associate Professor of Practice di Government, Health and Not for Profit SDA Bocconi School of Management, Sergio Cavaglia, Business Director CVG di Medtronic Italia, Roberta D’Agostino, Responsabile Area Sanità di Consip, Dario Gaeta, Direttore Amministrativo dell’Ospedale Fatebenefratelli San Giovanni Calibita, e Andrea Celli, Head of Public Affairs, Business to Government and Strategy, Italia, Israele e Grecia di Philips.
In particolare Andrea Celli ha sottolineato che “la sfida che aziende come Philips hanno di fronte è quella di dimostrare che anche per il settore diagnostico e delle soluzioni informatiche si può e si deve andare alla ricerca di Kpi condivisi dal paziente, dall’utilizzatore e dalle aziende per spostarsi sempre più verso modelli condivisi di value-based healthcare”. Celli ha quindi aggiunto: “È importante lavorare in sinergia affinché si riesca nell’obiettivo di fare efficienza in modo sostenibile, ottimizzando i costi e facilitando al tempo stesso l’ingresso dell’innovazione”. Per Celli la centralizzazione degli acquisti “è uno strumento fondamentale” per la razionalizzazione della spesa e il corretto approvvigionamento della tecnologia corrente, “ma porta con sé il rischio di non essere sempre in grado di promuovere in maniera adeguata l’innovazione”. “Per questo, nuovi modelli di business che spostino il ruolo di aziende come Philips da quello di fornitori di tecnologica a quello di partner tecnologici rappresentano oggi la soluzione vincente – ha spiegato -, insieme all’adozione sempre maggiore di connected care e soluzioni digitali che confermano in proprio ruolo di acceleratori nella transizione verso sistemi sanitari basati sul valore”.
Il Forum è proseguito approfondendo con Stefano Folli, CEO e Presidente di Philips Italia, Israele e Grecia, e Massimo Visentin, CEO e Presidente di Pfizer Italia, le possibili sinergie tra Health Tech e Pharma per dare una risposta in primis ai pazienti, nonché al sistema sanitario nel suo complesso, alle sfide poste dalle cronicità.
A questo proposito Stefano Folli ha ricordato come “il progetto educazionale di telemedicina “Vicini di Salute” sviluppato da Philips insieme a Pfizer sia la conferma di quanto l’integrazione sinergica tra Health-Tech e Pharma possa essere un reale volano di valore e innovazione”. Il progetto, in linea con quanto definito nel Piano nazionale della cronicità, “ha individuato negli strumenti digitali una delle leve per supportare la presa in carico del paziente cronico e i risultati sono stati molto incoraggianti con impatti molto positivi soprattutto sull’aderenza terapeutica, fattore importante di efficacia e sostenibilità”. Nel nostro paese, tuttavia, ha rilevato Folli nel corso dell’Healthcare Summit “il livello di sviluppo della telemedicina è però ancora limitato: le principali criticità sono non solo la carenza degli investimenti, ma anche l’incapacità di convertire le risorse esistenti in budget destinati alla telemedicina; il procurement inoltre è complesso e privilegia una logica di prodotto anziché di soluzione. Per questo è necessario introdurre un cambio di prospettiva e uno sforzo comune sia dal punto di vista culturale che di processo, così da portare a regime progetti di telemedicina strutturati. Philips è pronta a continuare a impegnarsi in questa direzione insieme alle istituzioni e gli altri attori che fanno parte del sistema”.
E’ stata quindi la volta di un focus sul dettato della Manovra 2019 e le sfide per il SSN. Si sono confrontati su questi argomenti Vito Bisceglie, Of Counsel DLA Piper, Massimiliano Boggetti, Presidente Assobiomedica, Nino Cartabellotta, Presidente Fondazione Gimbe, Barbara Cittadini, Presidente Associazione italiana ospedalità privata Aiop, Valentino Confalone, General Manager di Gilead Italia, Stefano Collatina, Vice Presidente Assogenerici, Gabriele Pelissero, Presidente Cluster Lombardo Scienze della Vita, Massimo Scaccabarozzi, Presidente Farmindustria, e Pierpaolo Sileri, Presidente Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato della Repubblica.
In particolare il Presidente Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta ha evidenziato: “Nel periodo 2010-2019, tra tagli e definanziamento, il SSN ha lasciato per strada circa 37 miliardi di euro e il fabbisogno sanitario nazionale è aumentato dell’1% per anno, percentuale inferiore all’inflazione media annua”. “L’ormai consueto miliardo in più per anno fornisce l’illusione di un minimo sostentamento – ha aggiunto nel corso del 7° Healthcare Summit organizzato da 24ORE Eventi con Il Sole 24 Ore – in realtà non mantiene neppure il potere d’acquisto”. Per il resto, a fronte di un “modesto impegno” su liste di attesa e borse di studio per specializzandi e futuri medici di famiglia, “rimangono fuori dalla Manovra indifferibili priorità per evitare il collasso del Ssn: rinnovi contrattuali, sblocco del turnover del personale sanitario, “sdoganamento” dei nomenclatori tariffari dei nuovi Lea, oltre all’eliminazione del superticket”.
“Chiudiamo tutto lo storico della governance farmaceutica con il payback e mettiamo in piedi un nuovo sistema che consenta sia la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale sia la sostenibilità del fare impresa”, ha proposto Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, all’Healthcare Summit. “Crediamo che il contributo delle imprese farmaceutiche – ha continuato il presidente di Farmindustria – sia importante non solo in termini di salute guadagnata ma anche in termini economici e di crescita. E per questo è importante che tutte le risorse destinate alla farmaceutica, non utilizzate, vengano reimpiegate nel settore stesso. Ed è importante che il payback non sia più considerato una misura strutturale, come è stato fatto negli ultimi cinque anni. Una volta fatto questo, le priorità sono quattro: accesso all’innovazione, sia quella radicale sia quella incrementale; equivalenza terapeutica basata su documentate evidenze scientifiche; tutela del brevetto e della proprietà intellettuale; equità e accesso uniforme alle cure in tutte le aree del Paese». E sul payback pregresso, la soluzione sembra vicina, o almeno auspicabile. “Bisogna liberare tutti i soldi pagati – ha continuato Scaccabarozzi – e con il dialogo riusciremo a uscire dall’impasse. Per il 2013-15 sono stati pagati 900 milioni, metà dei quali oggetto di transazioni; quelli per il 2016 sono 600 milioni, sub iudice. Ma con transazioni si potrebbero liberare anche questi. Abbiamo pagato tutto quello che era corretto pagare. Preferiremmo un sistema più equo per il futuro ma intanto vorremmo le cifre corrette sul pregresso. E su questo ci sono anche i verdetti dei tribunali”.
Riassumendo le priorità per il comparto dei medicinali fuori brevetto in vista di una nuova governance della farmaceutica,  Stefano Collatina ha sottolineato: “Farmaci equivalenti e biosimilari sono indispensabili per la sostenibilità della spesa farmaceutica purché vi siano regole che consentano di continuare a svolgere il loro ruolo”. Collatina ha quindi proseguito nel corso dell’Healthcare summit organizzato da 24ORE Eventi con Il Sole 24 Ore con un elenco di priorità per una nuova governance farmaceutica: “Prevedere la compensazione trasversale tra tetti e fondi, mantenendo ogni avanzo e tutti i risparmi derivanti da equivalenti e biosimilari nel capitolo della farmaceutica; la revisione del meccanismo del pay back, introducendo criteri di equità ad esempio con il ripiano per quota di mercato; l’adozione di capitolati di gara che escludano la modalità del massimo ribasso, garantendo prevedibilità e sostenibilità delle forniture; la revisione e omogeneizzazione del prontuario farmaceutico ospedale-territorio a livello nazionale per eliminare storture e sprechi occulti e agevolare i pazienti, restituendo alla dispensazione in farmacia le classi di medicinali che ne sono state artificiosamente estromesse”.
Dalle aziende dei generici e biosimilari arriva però anche la richiesta “che il Governo – in occasione del Consiglio Ue per la competitività di fine novembre – si schieri al fianco delle Pmi sulla deroga ai brevetti in discussione in Europa”. Si tratta della deroga all’Spc, il certificato complementare di protezione che serve a recuperare il tempo intercorso tra il deposito del brevetto e l’ottenimento dell’Autorizzazione al commercio dei prodotti prolungando di altri 5 anni la tutela brevettuale, che di norma dura 20 anni. Durante tutto questo periodo le aziende produttrici di farmaci generici e biosimilari non possono produrre sul territorio europeo, neanche per esportare verso quei Paesi dove i diritti brevettuali sono già scaduti. “Nella proposta – ha concluso Collatina – sono stati introdotti paletti ingiustificati – frutto di pressioni esercitate da chi ha interessi acquisiti sui policymaker europei, che renderebbero inutilizzabile la deroga in particolare per le piccole e medie imprese. In tal caso l’Ue potrà prepararsi a perdere oltre un miliardo di euro di ulteriori entrate annuali derivanti dall’esportazione e decine di migliaia di nuovi posti di lavoro altamente qualificati”.
“Dalla manovra 2019 sono sparite o sono state depotenziate gran parte delle misure relative agli investimenti in innovazione che hanno dato uno slancio al nostro settore negli anni scorsi. In particolare il ridimensionamento di Industria 4.0 – che si inserisce nell’ambito degli obiettivi previsti dal Fiscal Compact per rendere l’industria Ue più competitiva nel mercato globale – toglie al Paese una chiave di ammodernamento del nostro sistema produttivo». Così Massimiliano Boggetti, presidente di Assobiomedica, nel corso del suo intervento all’Healthcare Summit organizzato da 24ORE Eventi con Il Sole 24Ore. Da qui la ricetta: “Una politica di incentivi agli investimenti in innovazione – ha spiegato Boggetti – sarebbe efficace se poggiasse su misure mirate, consistenti e soprattutto stabili nel tempo. Penso a incentivi dedicati agli ambiti di sviluppo delle specializzazioni intelligenti, che oggi risultano ancora frammentati e poco incisivi. La mancanza di investimenti strutturali e il depotenziamento di quelli esistenti generano un’incertezza nella programmazione delle imprese che, unita alla spada di Damocle del payback e ai conseguenti accantonamenti che ha prodotto, non fa che ridurre le possibilità di investimento nel nostro Paese con conseguenze inevitabili per l’occupazione, la produzione e la commercializzazione”. Infine, il riferimento alla mancanza di rapporti con i vertici del ministero della Salute: “È preoccupante che l’industria di un settore che svolge un ruolo fondamentale nel processo di erogazione della salute ai cittadini – ha affermato Boggetti durante l’Healthcare Summit – dopo quasi sei mesi d’insediamento non sia stato considerato parte integrante e interlocutore da coinvolgere. Purtroppo temo che troppo spesso siamo considerati dei meri fornitori, quando invece, proprio per la specificità e la complessità delle nostre tecnologie, siamo soprattutto partner. Infatti siamo impegnati nei progetti di ricerca e nelle indagini cliniche per affinare sempre di più le performance dei nostri prodotti e per formare gli operatori sanitari al corretto utilizzo delle tecnologie”.
Valentino Confalone, General Manager Gilead Italia, intervenendo nel corso della 7° edizione dell’Helathcare Summit ha sottolineato che “consentire l’accesso dei pazienti all’innovazione terapeutica e contemporaneamente favorire un contesto che deve continuare ad essere sostenibile sono oggi le priorità per l’industria farmaceutica e per il sistema. Da tempo tutto il comparto farmaceutico lavora insieme alle Istituzioni per garantire questi obiettivi. L’esperienza dei nuovi farmaci contro l’epatite C ci ha insegnato che negoziazione e programmazione ragionata possono aiutare il sistema ad erogare farmaci che da un lato possono fare la differenza per la sopravvivenza e qualità di vita delle persone e dall’altro, nel lungo termine, portano ad un risparmio per il sistema nel suo complesso, rappresentando quindi un efficace utilizzo delle risorse sanitarie”. “Ora la sfida – ha precisato Confalone – si amplia anche all’innovazione portata dalle nuove tecnologie in ambito oncologico. Nella valutazione corretta e appropriata di tutto questo è ancora una volta importante concentrarsi non sul costo industriale della tecnologia e sull’impatto di budget nel breve termine, ma sul valore che questi apportano ai pazienti, ai medici e al sistema sociale nel suo complesso: è per questo che ogni azienda cerca soluzioni concrete e innovative con Agenzia italiana del farmaco e ministero”.
I lavori dell’Healthcare Summit si sono conclusi con un focus sulla digital revolution negli ospedali, tema su cui sono intervenuti Tonino Aceti, Coordinatore Nazionale Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanzattiva, Nicola Calabrese, Vice Segretario Nazionale FIMMG, Marcello Garzia, Presidente Fasi, Ausilia M. Lucia Pulimeno, Vicepresidente Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche, e Francesco Ripa di Meana, Presidente Fiaso.

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