Boston Scientific: le proposte della scienza biomedica per il mese della salute maschile e delle patologie urologiche

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Forse non tutti sanno che, nel mondo, il mese di giugno è dedicato alla salute maschile. L’obiettivo è quello di sensibilizzare il pubblico su tematiche che hanno a che fare con la salute degli uomini e di richiamare l’attenzione sulle insidie, le patologie, i rischi spesso correlati a stili di vita non appropriati. La parola d’ordine, in Italia e nel resto del mondo, è, sempre e comunque, “prevenzione”.
Un capitolo di grande importanza in questa “chiamata alle armi” è rappresentato dalle patologie urologiche che, in forme e momenti diversi, possono manifestarsi nella vita di un uomo. Partendo da un dato preoccupante: 9 milioni di uomini italiani nella propria vita non si recano mai dall’urologo; solo il 10-20% si sottopone a una visita preventiva ma, spesso, lo fa quando ha già sviluppato un problema; a fronte di disturbi legati alla sfera sessuale, gli uomini attendono più o meno 5-6 anni prima di rompere il tabù e rivolgersi a uno specialista.
Per contro, le statistiche Istat più recenti indicano che nel 2017, in Italia, quasi 7 milioni di pazienti hanno avuto una diagnosi di ipertrofia prostatica benigna, una patologia non tumorale che comporta l’ingrossamento anomalo della prostata, con una serie di disturbi correlati. Analoghe stime segnalano che l’incontinenza urinaria maschile riguarda circa il 12% della popolazione maschile italiana, può essere generata da molteplici cause e presentare vari livelli di gravità. Quale che ne sia l’origine, la patologia ha, sempre e comunque, impatti pesantissimi sulla vita di coppia, l’ambito lavorativo, le relazioni sociali.
Il carcinoma prostatico è il tumore più frequente nella popolazione maschile dei paesi occidentali; si stima che il 50% dei pazienti che abbiano subito un intervento chirurgico radicale a seguito di un tumore alla prostata, possano anche sviluppare problemi di Disfunzione Erettil, che nel 20% circa dei casi è resistente all’utilizzo dei farmaci.
Ipertrofia prostatica benigna, incontinenza urinaria e Disfunzione Erettile sono concrete aree di rischio per la salute maschile, ma rappresentano anche alcune sfide che la medicina moderna è impegnata a vincere, anche attraverso soluzioni terapeutiche innovative, tecnologicamente avanzate, minimamente invasive. Fra queste, alcune innovazioni biomedicali che la ricerca medica Boston Scientific rende oggi disponibili per medici e pazienti.
GreenLightLaser XPS è il raggio verde che cura l’ipertrofia prostatica benigna senza ricorrere alla chirurgia tradizionale. Le prime terapie contro l’ipertrofia prostatica benigna sono, in genere, farmacologiche: possono prevedere farmaci alfa-bloccanti, oppure inibitori della 5-alfa reduttasi o, in altri casi, anche trattamenti fitoterapici. Quando le terapie farmacologiche non sono efficaci, si rende necessario l’intervento chirurgico tradizionale, oppure soluzioni terapeutiche che impiegano il laser, come Greenlight, in grado di recidere, vaporizzare e coagulare tessuti duri e molli in modo preciso, trasformando il tessuto prostatico in bollicine di vapore.
Il laser verde può essere utilizzato senza sospendere i farmaci anticoagulanti, consentendo di trattare anche pazienti a rischio, con terapie su misura, adeguate alle caratteristiche della prostata e alle esigenze dei singoli pazienti. L’elevato potere emostatico, inoltre, favorisce una degenza postoperatoria molto veloce, una rimozione rapida del catetere post-intervento e una altresì rapida ripresa delle attività quotidiane. Per questo, la flessibilità, sicurezza e bassa invasività del trattamento registrano un elevato indice di “gradimento” da parte di medici e pazienti. Oggi il trattamento è disponibile in 50 centri specializzati, presenti sul territorio nazionale.
Lo Sfintere urologico artificiale, è invece la più avanzata frontiera biomedicale contro l’incontinenza urinaria grave. In Italia, 5 milioni di persone soffrono di incontinenza urinaria, un disturbo penoso e imbarazzante, che ha un impatto pesantissimo nella vita quotidiana. Il problema coinvolge 3 milioni di donne e 2 milioni di uomini, molti dei quali reduci da interventi di prostatectomia. Nonostante la diffusione del problema, è, però, solo una minoranza che, superando tabù di ogni genere, si rivolge ad un medico. La patologia, invece, come evidenziano i massimi esperti nel settore, può essere affrontata con trattamenti e terapie mirate, in funzione dei livelli di complessità e gravità.
Quando il problema è limitato, si può ricorrere a supporti esterni, a trattamenti di rieducazione perineale, terapie farmacologiche, infiltrazioni locali. Più complesso, invece, è ripristinare il pieno controllo vescicale dopo interventi chirurgici come, per i pazienti maschili, la prostatectomia. Per fortuna, la tecnologia medica ha fatto passi importanti e, oggi, per le situazioni più complesse ci si può avvalere di dispositivi minimamente invasivi, quali gli sfinteri urinari artificiali, sistemi biomedicali efficaci e risolutivi, soprattutto per pazienti oncologici che abbiano subito interventi di prostatectomia. Questi sistemi, realizzati in maniera da riprodurre integralmente gli organi naturali, vengono impiantati all’interno del corpo, consentendo di ripristinare appieno le funzioni vitali. La possibilità di essere occultati nell’organismo offre indiscussi vantaggi dal punto di vista funzionale e psicologico e ampiamente determina l’apprezzamento da parte dei pazienti.
Le Protesi peniene, rappresentano la tecnologia biomedicale per il ripristino dell’attività sessuale nei casi di Disfunzione Erettile. Le protesi peniene sono oggi un’opzione terapeutica fra le più avanzate, ma ancora poco conosciute dalla stessa classe medica. Eppure, studi clinici internazionali ne confermano l’efficacia per chi soffre di disfunzione erettile, una patologia che può avere origini diverse, ma che può colpire anche uomini giovani, con impatti devastanti sulla vita quotidiana. Definita clinicamente l’incapacità, ricorrente o costante, di raggiungere e/o mantenere un’erezione adeguata durante un rapporto sessuale, la DE insorge prevalentemente a seguito di una chirurgia radicale per tumore della prostata. Il carcinoma prostatico è il tumore più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali e la sua asportazione chirurgica è aggravata da disfunzione erettile nel 25-75% dei casi. Molto spesso, infatti, la risposta ad altre terapie, come i trattamenti farmacologici di tipo orale o iniettivi, può risultare inadeguata o addirittura inesistente. In questi casi, l’impianto di una protesi peniena consente la ripresa funzionale dell’organo specifico e, quindi, l’erezione. Tecnicamente, l’impianto prevede l’inserimento di due piccoli cilindri (protesi semirigide o idrauliche) nelle due camere di erezione del pene, i corpi cavernosi. Questo consente un’erezione virtualmente non difforme da quella naturale, con la medesima sensibilità e capacità di eiaculazione riscontrabili prima dell’intervento e con immutata funzione urinaria. Le protesi e il piccolo dispositivo di controllo vengono inseriti sotto la cute, perciò non risultano visibili, un aspetto di vitale importanza per la rassicurazione dei pazienti e la piena accettazione dell’impianto. Questi dispositivi sono indicati nelle Linee Guida europee, sia per chi non risponde ad altri trattamenti, sia per chi desideri una soluzione definitiva al problema della Disfunzione Erettile.
Va segnalato che, purtroppo, le due protesi menzionate non sono facilmente accessibili e disponibili, contrariamente a quanto si verifica, per esempio, per le protesi mammarie dopo una mastectomia. I Centri specializzati sono ancora relativamente pochi e il rimborso da parte delle Regioni risulta tuttora inadeguato a coprire il costo delle procedure, il che ne limita ulteriormente la diffusione, favorendo la mobilità interregionale. Tutto questo nonostante sia ampiamente assodato che queste soluzioni restituirebbero a migliaia di uomini la dignità di vita, nelle varie accezioni della vita relazionale, tra cui quella sessuale.

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