A Bolzano si parla di Salute 4.0

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Il congresso internazionale di due giorni dal titolo “Sanità 4.0”, che si è concluso oggi e che è stato organizzato dall’Azienda sanitaria dell’Alto Adige, era incentrato sulla futura assistenza sanitaria.
Peter Herrmann, esperto di e-health ed economista, ha analizzato la situazione della digitalizzazione della Sanità germanica. La sua affermazione: “Al momento in Germania sta accadendo molto per quanto riguarda questo settore, ma il tutto non è organizzato a livello centrale. Promotori sono soprattutto i/le pazienti che chiedono offerte di e-health.” Gli sviluppi futuri dovrebbero andare anche in questa direzione, afferma Herrmann: “Nel design delle offerte di software i bisogni dei/delle pazienti devono stare al centro.”
Andrea Kdolsky, Presidente della SAIM ed ex Ministro della Sanità austriaca, ha sottolineato che anche se in Austria si era pensato con un certo anticipo alla digitalizzazione nel settore sanitario, i relativi progetti – come la cartella clinica elettronica – sono rimasti fermi per parecchio tempo. “Per quanto riguarda l’implementazione molti paesi si trovano più o meno allo stesso punto.” L’Alto Adige ha ora una grande opportunità per imparare dagli errori commessi altrove e rendere la Salute 4.0 una realtà.
Nella sua relazione odierna il Direttore generale Thomas Schael non ha esitato a pronunciare la parola rivoluzione: “Questo vale tanto per i processi interni all’Azienda stessa quanto per le innovazioni tecnologiche che ci attendono”, ha affermato.
L’informatizzazione non è un valore in sé, ma dovrebbe generare un “plus-valore”, ciò significa un aumento dell’efficienza e dell’efficacia, un miglioramento dell’outcome clinico per minimizzare i rischi, un incremento della qualità di vita così come una riduzione dei costi. Tuttavia la semplice trasformazione dei processi clinici ed assistenziali analogici in una forma digitale, secondo Schael, non crea di per sé tali valori. A questo si arriva soltanto con updates tecnologici, con una estensione nonché modifica delle modalità di utilizzo e del comportamento degli utenti – come rispetto al mobile -, attraverso l’automazione o mediante la trasformazione digitale dei processi così come l’offerta di nuovi servizi. “Certo, i pazienti e le pazienti devono accettare le nuove offerte”, conclude Schael.
Che ciò stia accadendo lo ha dimostrato Nili Appleton, manager della salute presso il più grande fornitore di servizi sanitari israeliano, nella sua relazione. Il suo datore di lavoro gestisce tra il resto 14 ospedali, impiegando 10.000 medici per assistere circa 4,4 milioni di pazienti.
Le consulenze per gli ambiti specialistici di dermatologia e pediatria vengono offerte online ed in tempo reale, i risultati degli esami diagnostici e dei test possono essere consultati online dai/dalle pazienti. Tutto questo è possibile anche in versione mobile. “Abbiamo sviluppato diverse apps. I nostri clienti accedono e visualizzano i propri dati tramite un’app, con un’altra possono ottenere le consulenze digitali durante la gravidanza o consigli per il trattamento della loro malattia cronica. Sono incluse anche informazioni su quando assumere farmaci o acquistarne di nuovi.” L’accesso ai referti digitali viene utilizzato mensilmente da più di mezzo milione di pazienti. Appleton: “Il nostro credo è: lavoriamo noi per i nostri clienti e non i clienti per noi. I pazienti e le pazienti non vogliono l’ultimo gadget, ma vogliono che qualcuno risolva i loro problemi in modo veloce, facile ed efficiente. Stiamo cercando di raggiungere questo obiettivo sviluppando l’e-health.”

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