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Amgen ha annunciato i risultati di una nuova analisi dello studio FOURIER che valuta l’efficacia di evolocumab nei pazienti che hanno avuto un recente infarto del miocardio. L’analisi ha mostrato che i pazienti che hanno avuto un recente infarto miocardico sono a maggior rischio di incorrere in successivi eventi cardiovascolari rispetto ai pazienti che hanno avuto un infarto miocardico più di un anno prima.

Nel corso dell’analisi, nei pazienti trattati con evolocumab entro un anno dall’infarto, si è osservata una riduzione del rischio di un successivo evento cardiovascolare maggiore pari al 25%, rispetto al 15% nei pazienti trattati con evolocumab che hanno avuto un infarto più distante nel tempo. I risultati sono stati presentati in occasione delle Sessioni Scientifiche annuali dell’ American Heart Association, che si sono tenute lo scorso lunedì 18 novembre a Filadelfia.

“Questi risultati forniscono ulteriori evidenze dell’efficacia di evolocumab nel diminuire il rischio di insorgenza di futuri eventi cardiovascolari nei pazienti che hanno già avuto un infarto” – dichiara Giuseppe Musumeci, Direttore S.C. di Cardiologia dell’Azienda Ospedaliera Santa Croce e Carle di Cuneo – “Per questi pazienti il rischio di incorrere in un successivo evento è molto alto entro il primo anno dall’evento. Questi dati dimostrano quindi l’importanza di monitorare e gestire il più precocemente possibile i livelli di C-LDL e supportano le recenti raccomandazioni delle linee guida internazionali, che richiedono una riduzione più intensiva del colesterolo LDL mantenendolo a livelli estremamente bassi, al fine di minimizzare il rischio di futuri eventi CV nei pazienti ad alto rischio”.

In questa analisi degli esiti dello studio di riferimento FOURIER, 5711 pazienti, che hanno avuto un infarto miocardico entro un periodo da uno a 12 mesi dalla randomizzazione, sono stati confrontati con 16.609 pazienti che avevano avuto un evento più distante nel tempo, al fine di valutare l’efficacia di evolocumab sull’endpoint primario e sull’endpoint secondario chiave.

Un’ulteriore analisi dello studio FOURIER, presentata al congresso AHA, consolida la sicurezza e l’efficacia della riduzione intensiva del colesterolo LDL con evolocumab  nei pazienti con malattie cardiovascolari ad alto rischio. L’analisi ha valutato l’impatto della riduzione del colesterolo LDL con evolocumab sulla capacità cognitiva riferita dai pazienti con malattia cardiovascolare stabile, e ha dimostrato che l’aggiunta di evolocumab alla terapia con statine non ha avuto alcun impatto sulla funzione cognitiva riportata quotidianamente, anche nei pazienti con livelli di colesterolo LDL molto bassi .

FOURIER fa parte di PROFICIO, un programma di studi clinici di Amgen che esamina l’impatto di evolocumab sul colesterolo LDL e sull’incidenza di malattie cardiovascolari in diverse popolazioni ad alto rischio CV, ivi inclusi i soggetti gestiti con statine, i pazienti intolleranti alle statine, le persone con disturbi genetici e i pazienti con aterosclerosi. Ad oggi, il programma PROFICIO comprende 36 studi, condotti su oltre 38.000 pazienti in tutto il mondo.

FOURIER è uno studio di fase III randomizzato, multinazionale, in doppio cieco, controllato con placebo, disegnato per valutare se il trattamento con Repatha in combinazione con la terapia con statine rispetto al placebo più terapia con statine, riduce gli eventi cardiovascolari. L’endpoint primario era costituito dal tempo alla morte cardiovascolare, all’infarto miocardico, all’ictus, al ricovero per angina instabile o alla rivascolarizzazione coronarica. L’endpoint secondario chiave era il tempo alla morte cardiovascolare, all’infarto miocardico o all’ictus. 

Presso oltre 1.300 centri di studio in tutto il mondo, pazienti elegibili con colesterolo alto e malattia cardiovascolare aterosclerotica clinicamente evidente sono stati randomizzati a ricevere evolocumab 140 mg per via sottocutanea ogni due settimane o 420 mg al mese, più un dosaggio efficace di statine; oppure placebo per via sottocutanea ogni due settimane o una volta al mese più un dosaggio efficace di statine. La terapia ottimizzata con statine è stata definita come atorvastatina almeno 20 mg o equivalente una volta al giorno, con una raccomandazione per atorvastatina almeno 40 mg o equivalente una volta al giorno, dove approvato. Lo studio è stato del tipo event-driven ed è proseguito fino a quando almeno 1.630 pazienti hanno sperimentato un endpoint secondario chiave.

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