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Un “tubicino” dentro ad un altro “tubicino”, dentro il condotto che conduce la bile dal fegato all’intestino: all’Ospedale dell’Angelo i radiologi interventisti di Mestre hanno eseguito nei giorni scorsi un particolare intervento, innovativo quanto alla tecnica, e migliorativo quanto all’esito per il paziente che lo ha subìto.
“Da tempo gli specialisti di ‘radiologia interventistica’ – spiega il Primario di Radiologia Roberto Ragazzi – operano installando nelle vene che tendono ad occludersi degli ‘stent’, cioè dei ‘tubicini’ che, posizionati all’interno del condotto, lo mantengono aperto. Si arriva in posizione percorrendo il condotto con degli strumenti filiformi, detti ‘cateteri’, che aiutano a posizionare lo stent, per poi rilasciarlo là dove serviva. Si opera così anche per i condotti biliari, cioè quei canali che conducono la ‘bile’ dal fegato, che la produce, all’intestino, che la utilizza per la digestione: ma nei giorni scorsi i nostri specialisti hanno affrontato un caso particolare, risolvendolo con una tecnica particolare”.
A subire l’intervento, un paziente di quarant’anni, affetto da patologia delle vie biliari, appunto: nel suo caso, ad occludersi era proprio il punto in cui i due condotti biliari che escono dal fegato, i “dotti lobari”, si uniscono in un tratto comune. I due stent già posizionati in passato, con un precedente intervento, erano da sostituire: “Tolti i drenaggi precedenti, insieme al dottor Giuseppe Tropeano che ha effettuato l’intervento insieme a me – racconta il dottor Claudio Fittà – abbiamo deciso di collocare dentro questa ‘forcella’ un tipo di stent metallico, innovativo rispetto a quelli rilasciati fino ad oggi ad altri Pazienti con patologie simili”. L’équipe dell’Angelo ha introdotto nei due “dotti lobari” due tubicini costituiti da reti tubulari in nitinol; e la loro conformazione ha permesso agli specialisti di non doverli affiancare là dove i due condotti si uniscono in uno solo: “La componente innovativa di tale sistema – spiega il dottor Fittà – ci ha consentito di non appaiare più i due stent nel tratto comune della via biliare, ma di introdurre uno stent all’interno dell’altro, facendolo passare attraverso una delle maglie metalliche da 4 millimetri”.
L’utilizzo degli stent in rete metallica, e l’inserimento di uno stent dentro l’altro ha portato una serie di vantaggi: i due stent posizionati a forcella sono diventati un unico device; lo stent ora occupa e dilata correttamente il condotto anche là dove questo diventa unico; e qui la sovrapposizione delle maglie metalliche le rende più fitte, e questo si traduce in un ostacolo alla progressione della malattia all’interno del condotto biliare. “E ora il paziente, restituita la via naturale alla bile prodotta dal fegato – conclude il dottor Fittà – non necessita più di drenaggi che, fuoriuscendo dall’addome, conducano la bile in una sacca esterna di raccolta, con grande miglioramento della qualità di vita del paziente. 
“Questo intervento – commenta il dottor Enrico Cagliari, Direttore del Dipartimento di Diagnostica per Immagini – è un po’ la sintesi dei progressi compiuti nel campo della radiologia interventistica. Sempre più spesso, grazie alla professionalità e a elle tecnologie d’avanguardia, si interviene in modo mininvasivo, utilizzando i sottili cateteri per raggiungere la posizione in cui intervenire. Oltre ad evitare la drasticità di un intervento chirurgico, questa modalità di intervento è anche rapida: nel caso specifico l’équipe dell’Ospedale dell’Angelo ha lavorato sul paziente poco più di mezz’ora”.
L’équipe di Radiologia Interventistica dell’Angelo opera all’interno dell’Unità Operativa di Diagnostica per Immagini diretta dal dottor Ragazzi; per la professionalità e l’impegno, dimostrata anche con questo intervento, si propone come punto di riferimento non solo per l’area dell’Ulss 3 Serenissima, ma per il territorio vasto che vede nell’Ospedale dell’Angelo un sicuro punto di riferimento.

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