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Sono i dati a dircelo: solo 1 ultra 65enne su 2 e solo 1 malato cronico su 5 si vaccina contro l’influenza. Eppure a queste categorie di cittadini il vaccino è offerto gratuitamente dal nostro Servizio Sanitario Nazionale, sostanzialmente in linea con gli altri Paesi europei.
Anche i tassi di copertura confermano che gli obiettivi del Piano Nazionale di prevenzione vaccinale 2017-2019 – il 75%, come obiettivo minimo perseguibile e il 95%, come obiettivo ottimale negli ultra 65enni e nei gruppi a rischio inclusi nei LEA – sono ben lontani dall’essere raggiunti. A oggi si attestano al 52,7% nel segmento ultra 65enni ma con una grande variabilità da regione a regione. E non arrivano nemmeno al 16% nei soggetti cronici al di sotto dei 65 anni, ad esempio cardiopatici o diabetici che possono andare incontro a gravi complicanze in seguito ad influenza.
Ecco allora l’urgenza di un’alleanza tra tutti gli attori del sistema, come è avvenuto in Paesi come Gran Bretagna, Australia e Canada dove si registrano oggi i più elevati tassi di copertura vaccinale.
Decisori politici, clinici, società scientifiche e associazioni pazienti si danno appuntamento a Roma oggi in occasione della prima edizione del Flu Summit – Alleati contro l’influenza promosso da Sanofi Pasteur, divisione vaccini di Sanofi. Un’occasione importante per focalizzare l’attenzione su nuove evidenze cliniche che danno una lettura ampia del problema dell’influenza, della sua corretta gestione clinica, del ruolo chiave della vaccinazione influenzale e di campagne vaccinali ancora più efficienti. Migliorare la programmazione delle campagne antinfluenzali costituisce una priorità per aumentare le coperture e offrire un migliore servizio al cittadino.
È di circa 1 miliardo di casi la stima annuale dei contagi dell’influenza nel mondo, di cui 3-5 milioni gravi, con 290.000-650.000 decessi respiratori correlati. Solo in Italia ogni anno sono colpiti da sindrome influenzale da 5 a 8 milioni di persone con una stima di circa 8.000 morti.
Anche in questa ultima stagione 2018-2019, secondo i dati ad ora raccolti dal sistema di sorveglianza del Ministero della Salute, l’influenza ha colpito quasi 7 milioni di italiani.
Secondo l’OMS la vaccinazione antinfluenzale è il mezzo più efficace per prevenire la malattia e le sue complicanze, ridurre la mortalità prematura in gruppi ad aumentato rischio. Ha una duplice finalità di proteggere l’individuo e al tempo stesso la collettività.
Sempre i dati ci informano che, sebbene la maggiore mortalità per influenza si verifichi in soggetti di età superiore ai 65 anni, i casi gravi invece ricorrono molto frequentemente anche nella popolazione al di sotto dei 65 anni.
È importante proteggere anche i bambini, il principale vettore di contagio nelle famiglie, ecco perché ad esempio la Gran Bretagna ha avviato una campagna vaccinale estesa a tutti i bambini sani, con riduzione del 90% delle visite mediche nei bambini e benefici indiretti anche negli adulti.4
Anche le donne in gravidanza rischiano complicanze importanti in questo delicato periodo, per questo la vaccinazione è raccomandata anche a loro. Infatti attraverso la propria vaccinazione proteggono se stesse ma anche il futuro neonato nei suoi primi mesi di vita, tramite il passaggio anticorpale, da conseguenze anche gravi dell’influenza.
L’influenza rappresenta comunque un problema serio per tutti i soggetti indipendentemente dalla condizione di rischio. Come dimostrato da un recente studio, il rischio di ricovero per infarto acuto del miocardio aumenta di 6 volte in seguito ad un episodio influenzale.
Un altro concreto contributo della vaccinazione influenzale riguarda il suo positivo impatto nei confronti della lotta all’antimicrobico resistenza, una delle principali sfide della medicina dei nostri tempi. Infatti, i dati ci dimostrano come in un contesto di copertura vaccinale alta e con un’offerta universale della vaccinazione si sia osservata una riduzione del 64% della prescrizione inappropriata di antibiotici in seguito ad un episodio di influenza.
Insomma, il vaccino antinfluenzale ha dimostrato di poter avere un ruolo fondamentale di protezione in tutte le popolazioni a rischio – siano essi pazienti oncologici e immunodepressi, diabetici o pazienti cardiopatici – anche nei soggetti sani.
Tutte queste evidenze saranno presentate al Flu Summit da esperti, autorevoli rappresentanti delle istituzioni nazionali come il Ministero della Salute e l’Istituto superiore di Sanità, delle principali società scientifiche, delle federazioni sindacali e di alcune delle principali associazioni in rappresentanza di pazienti e della società civile.
L’influenza è la principale causa di assenza da scuola e dal lavoro (10% di tutte le assenze dal lavoro); l’assenteismo aumenta del 56% nel corso della stagione influenzale, provocando la perdita di 500.000 giornate lavorative durante il picco influenzale. La spesa per l’influenza e le sindromi simil-influenzali pesa sulla famiglia e sullo Stato ben 10,7 miliardi di euro, quasi quanto una manovra economica.
Il danno economico è destinato ad aumentare in futuro e diventare un grave tema di governance della spesa sanitaria a causa dell’invecchiamento della popolazione9 e dell’esponenziale aumento della cronicità.
Per questo, risulta quanto mai urgente migliorare la programmazione stessa della campagna antinfluenzale un fattore chiave di successo, un presupposto alla riuscita della stessa. Nonostante la campagna antinfluenzale sia un appuntamento fisso ogni anno, ad oggi quasi tutte le regioni effettuano l’approvvigionamento di vaccino tra luglio e settembre quando ormai è troppo tardi per le aziende produttrici dei vaccini poter aggiustare la produzione in base alle richieste. Programmare per tempo, anticipando ove possibile di qualche mese le fasi che vanno dall’approvvigionamento alla raccolta dei dati di copertura in tempo reale renderebbe il sistema più virtuoso, garantendo a tutti i cittadini la possibilità di proteggersi da una patologia che ogni hanno miete migliaia di vittime.

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