A Forlì un convegno sulla chirurgia robotica

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01Con 344 interventi effettuati da marzo 2007 a oggi, e ben cinque unità operative che utilizzano quotidianamente il robot Da Vinci (Chirurgia generale gastroenterologia e mini-invasiva, Chirurgia endocrina, Otorinolaringoiatria, Urologia, Chirurgia Toracica), l’ospedale “Morgagni-Pierantoni” è uno dei centri italiani all’avanguardia nella chirurgia robotica.

In virtù di tale esperienza, i tre Dipartimenti chirurgici dell’Ausl di Forlì hanno deciso di invitare in Romagna i principali professionisti italiani che si servono del robot, per ragionare insieme sulle prospettive future. Venerdì 5 e sabato 6 novembre andrà così in scena al Ceub di Bertinoro il convegno “L’Uomo e la macchina – La chirurgia del XXI° secolo: la chirurgia robotica futuro o chimera?”.

«Uno dei principali obiettivi di tale appuntamento è far conoscere ciò che facciamo a Forlì, visto che siamo uno dei centri italiani che fa più largo uso del robot, impiegandolo in diverse discipline chirurgiche, da ultima la ginecologia – illustra il prof. Domenico Garcea, direttore del Dipartimento di Chirurgia dell’Ausl di Forlì – inoltre, affronteremo con i maggiori esperti italiani i punti ancora da chiarire e i nodi riguardanti questa tecnica, in primis il rapporto tra costi e benefici».

L’U.O. di Chirurgia Generale Gastroenterologica, e mini-invasiva diretta dal dott. Garcea, è stata la prima a utilizzare il Da Vinci, donato nel 2007 all’Azienda dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì. A oggi, sono 141 gli interventi effettuati. «Abbiamo iniziato con gli interventi sul colon estendendo poi tale tecnica a pancreas, stomaco e retto – commenta il dott. Garcea – la nostra casistica del colon, con 103 pazienti sottoposti a intervento chirurgico robotico, è attualmente una delle più rappresentative al mondo ed è stata presentata sia al congresso nazionale della Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI) sia, di recente, a Chicago, al congresso della Clinical Robotic Surgery Association (CRSA)». La stessa unità è capofila del protocollo di ricerca sulla chirurgia robotica del colon previsto nell’ambito dei progetti del programma di ricerca Università-Regione Emilia-Romagna.

L’U.O. di Otorinolaringoiatria, diretta dal prof. Claudio Vicini, ha iniziato invece a servirsi del robot a fine 2008, unica in Italia oltre all’Istituto Oncologico Europeo di Milano, e vanta ora la leadership internazionale nella terapia chirurgica robotica delle apnee ostruttive. Dei 90 casi trattati complessivamente sin qui, ben 60 sono, infatti, di Osas, operati con la tecnica base-lingua, messa a punto dalla stessa equipe del prof. Vicini. «Sabato, al convegno, saranno presentate le due maggiori casistiche robotiche italiane – illustra il prof Vicini – la nostra, prevalentemente incentrata sulle Osas, e quella dello Ieo, con l’intervento del prof. Mohssen Ansarin, che pratica esclusivamente chirurgia neoplastica». L’esperienza dell’U.O. Orl forlivese travalica però ormai i confini nazionali: l’equipe del prof. Vicini, lo scorso anno, ha redatto un capitolo pubblicato sul volume di chirurgia robotica otorino “Transoral Robotic Surgery (Tors)”, oltre a 5 articoli per riviste del settore, mentre l’Intuitive di San Francisco, produttrice del Robot Da Vinci, ha affidato proprio all’unità forlivese, insieme ad altri centri Orl di Australia, Corea, Belgio e Cecoslovacchia, una ricerca volta a valutare affidabilità e sicurezza dell’applicazione del robot in otorinolaringoiatria. Inoltre, l’equipe partecipa a congressi in tutti il mondo, come quello della Robotic Surgery Association o dell’American Academy di Orl, e ospita colleghi stranieri per stage formativi.

Un’altra casistica importante è quella dell’U.O. di Chirurgia Toracica diretta dal dott. Davide Dell’Amore, che dal luglio 2008 a oggi ha all’attivo 36 interventi di chirurgia robotica fra lobectomie, timectomie, e patologie mediastiniche. L’equipe si è specializzata soprattutto sull’esofago, intervendo col robot per diverticoli, patologia neoplastica e funzionale. In tutta Italia, solo quattro centri utilizzano il robot in chirurgia toracica: oltre a Forlì, Padova, Pisa e Milano, allo Ieo. «Al convegno – illustra il dott. Dell’Amore – saranno rappresentati quasi tutti. Abbiamo invitato, infatti, la dott.ssa Franca Melfi, di Pisa, una fra le massime autorità internazionali in chirurgia robotica toracica, nonché presidente del Robotic Working Group dell’European Association of Cardio Toracic Surgery, di cui fa parte anche il dott. Marco Taurchini, della mia unità, e il prof. Federico Rea, di Padova, che vanta una delle maggiori casistiche al mondo in timectomia».

Infine, per quanto riguarda l’U.O. di Urologia, sono 77 gli interventi effettuati da novembre 2008. Dopo un periodo di formazione in Belgio, dal prof. Alexandre Mottrie, maggior esperto europeo nel campo della robotica, e ad Aosta dal prof. Paolo Pierini, attualmente l’equipe urologica dedicata a tale tecnica opera regolarmente nell’ambito della patologia prostatica maligna.

«L’ambito urologico – afferma la dott.ssa Roberta Gunelli, urologo dedicato allo sviluppo della chirurgia robotica – è a tutt’oggi considerato in campo internazionale uno di quelli che dalla robotica ha tratto i maggiori vantaggi, in particolare per i risultati funzionali dimostrati nel trattamento del carcinoma prostatico, ottenendo una più precoce continenza urinaria e dando buone possibilità di mantenimento della potenza sessuale». Nel corso del 2010, è stata presentata l’esperienza urologica forlivese in numerosi congressi, in particolare al Congresso nazionale dell’AuRO (Associazione Nazionale degli urologi ospedalieri), e l’unità ha ottenuto il privilegio di essere centro di training per tale metodica.

Quest’anno, l’ospedale “Morgagni-Pierantoni” ha poi aperto due nuove frontiere nell’ambito della chirurgia robotica, iniziando a utilizzare il Da Vinci anche sui pazienti obesi e per interventi mini-invasivi della tiroide. In quest’ultimo ambito, il robot consente d’intervenire sull’ascella, dove si può praticare un’apertura maggiore, e, quindi, come spiega il dott. Alberto Zaccaroni, direttore dell’U.O. di Chirurgia Endocrina «asportare volumi superiori, fino a 5 centimetri di diametro». «Inoltre, in questo modo si risparmia il collo da successive cicatrici, con sensibili vantaggi estetici». La possibilità di incidere l’ascella anziché il collo apre nuovi scenari pure per l’Otorinolaringoiatria. «Come otorini, ci preme sviluppare questa tecnica non solo per la tiroide ma anche per la linfodenectomia, cioè l’asportazione dei linfonodi del collo – spiega il prof. Vicini – quest’ultima, oggi, è particolarmente impattante, mentre col taglio ascellare si avrebbero risultati assai migliori».

Per quanto riguarda la chirurgia bariatrica, l’utilizzo del robot porta notevoli vantaggi. «Rispetto alla chirurgia laparoscopica sin qui praticata, diminuiscono in maniera considerevole le complicanze post-operatorie, in particolare le deiscenze delle anastomosi – dichiara il dott. Zaccaroni – inoltre, per il chirurgo è più facile lavorare, perché può effettuare movimenti a 360 gradi e ha a disposizione una visione a tre dimensioni»

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